Liberalizzazioni: inizia la fase 2 del Governo Monti. Si parte con la benzina

La fase due del governo potrebbe cominciare già in settimana. Venerdì, per la precisione. È quello il giorno in cui si dovrebbe tenere il primo Consiglio dei ministri della ripresa dopo le vacanze natalizie. La riunione del governo del 13 gennaio affronterà sicuramente il dossier crescita. E in linea teorica potrebbe anche prendere qualche decisione concreta, varare un decreto. In pratica è ben difficile che si proceda in questo modo perché l’attuale governo si è dato un metodo di lavoro completamente diverso da quello precedente.

Mentre Berlusconi era solito decidere tutto, o almeno le parti più delicate, sempre all’ultimo momento, Monti vuole procedere in tre tempi: prima si presentano i provvedimenti, poi si dà il tempo a tutti i ministri di studiare i fascicoli, quindi si decide. Pertanto è facile immaginare che tra cinque giorni il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, porti in Consiglio dei ministri le prime bozze dei decreti che intende far approvare per varare i primi provvedimenti nella successiva riunione del 20 gennaio. Allo stesso tempo bisogna considerare che Monti si muove e lavora con un continuo riferimento europeo e quindi intende arrivare all’Eurogruppo (il meeting dei ministri economici europei), del 23 già con qualcosa di stabilito. Anche perché proprio il 20 riceverà a Roma Merkel e Sarkozy in vista poi del Consiglio europeo di fine mese che a questo punto diventa decisivo. L’Ue deve dare una risposta alla crisi. E deve essere una risposta immediata e incisiva. Non a caso proprio la cancelliera tedesca ha preteso di anticipare la riunione a fine mese visto che era prevista per inizio marzo. E veniamo ai provvedimenti.

Il primo capitolo dovrebbe essere quello dei carburanti. Non a caso visto che l’aumento delle accise sulla benzina deciso dall’esecutivo nella manovra di inizio dicembre ha pesantemente condizionato le vacanze degli italiani. L’idea sarebbe quello eliminare l’esclusiva, che però sembra non convincere nessuno, nè i gestori e nemmeno i petrolieri. Ogni stazione di servizio potrebbe decidere di vendere carburante di diverse compagnie, in modo che le stesse società petrolifere sarebbero costrette a ribassare i prezzi per accaparrarsi più clienti. Dovrebbero anche essere ripresi i capitoli lasciati in sospeso come le farmacie.

L’apertura delle parafarmacie, infatti, fu uno degli elementi più forti delle “lenzuolate Bersani”: l’Antitrust, a inizio di anno, ha suggerito di andare oltre, con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C e l’aumento del numero delle farmacie. Andrebbe inoltre ampliata la possibilità della multi-titolarità in capo a un unico titolare, aumentando il numero massimo da 4 a 8. Decisioni all’orizzonte anche per i taxi. L’autorità garante del mercato e della concorrenza aveva chiesto di procedere con licenze “compensative”, dando la possibilità agli attuali titolari delle licenze di vedersene assegnata un’altra gratuitamente: i tassisti sono già sul piede di guerra. Quello in arrivo, tuttavia, sarà solo un inizio.

Proprio Passera, in un’intervista al Corriere della Sera, afferma: «Abbiamo già cominciato, rafforzando l’Antitrust e aprendo ulteriormente il settore del commercio. Andremo avanti. Ogni mese». E spiega che non si risolverà tutto con un decreto bensì «anche più di uno, non solo sulle liberalizzazioni ma su tutti i temi della crescita. Apertura dei mercati, lotta ai blocchi e alle rendite di posizione, aumento della concorrenza – continua Passera -. A parole sono tutti d’accordo, tranne quando viene toccato il proprio settore. Per questo procederemo in ogni campo: gas, energia, commercio, trasporti, professioni. Ogni cosa fa parte del progetto per creare crescita sostenibile.

Tutti dovranno fare la loro parte». Il Pdl mette le mani avanti. Maurizio Gasparri, capogruppo del partito al Senato, annuncerà che saranno avanzate «proposte che intendono favorire la concorrenza e la crescita e in particolar modo, in attuazione delle leggi varate dal centrodestra, mettere in discussione i potentati dei servizi pubblici locali. Ovviamente nel rispetto di competenze e categorie che, come le forze politiche, devono partecipare a un confronto preliminare essenziale prima di definire le norme». L’ex ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, insiste: «Non solo negozi e taxi, ma anche ordini professionali, banche, servizi pubblici locali». Spingono anche i consumatori.

«Finalmente il governo sembra determinato a percorrere la strada delle liberalizzazioni, assolutamente necessarie per modernizzare il Paese al fine di dotarlo di migliori e più efficienti servizi ed a prezzi e tariffe che non detengano sempre i tristi e negativi primati europei come avviene adesso ed a carico dei cittadini e dell’intera collettività», scrivono Adusbef e Federconsumatori in una nota. E suggeriscono: «Liberare il mercato da privilegi e da rendite monopolistiche di interi settori della nostra economia che spaziano dai trasporti ai carburanti, dai farmaci sino alle professioni». Insomma, la materia c’è.