Tasso fisso o variabile? Chi ha investito a Novembre in Btp ha fatto enormi guadagni, Ora che scegliere?

C’era una volta il BTP day. Correva il 28 novembre 2011 quando i rendimenti dei BTP viaggiavano intorno all’8%, sommando l’importo della cedola fissa e la componente variabile data dalla differenza tra prezzo di mercato (sprofondato per effetto della crisi dei debiti sovrani) e prezzo di rimborso a scadenza (100).

A guardare quello che sta accadendo adesso, quello scenario disegnato dai mercati nemmeno tre mesi fa, sembra lontanissimo. Perché nel frattempo lo spread (differenziale di rendimento) tra Bund e BTP a 10 anni (considerato il termometro della crisi) si è ridotto da 575 punti a circa 350 punti e il rendimento dei BTP a 10 anni è sceso intorno al 5,5%.

Questo, non tanto perché sono improvvisamente aumentate le vendite di Bund ma soprattutto perché sono aumentati gli acquisti di BTP. Basta vedere l’andamento dei prezzi, che dà anche la dimensione del guadagno secco maturato da chi ha creduto nel Paese Italia nel momento più difficile degli ultimi anni investendo in titoli di Stato quando in molti paventavano uno sfaldamento dell’euro. O, nella migliore delle ipotesi, un’uscita dell’Italia dall’euro.

Allora, guardiamo come si sono mossi i prezzi. Da inizio dicembre – prendiamo questa data come riferimento dato che coincide con il periodo più critico culminato con il BTp day del 28 novembre e il BoT day del 12 dicembre quando è stato possibile acquistare titoli di Stato senza pgare commissioni – i BTp con scadenza 12 dicembre 2022 quotavano 86,8. Quotazioni che oggi viaggiano a 97,24, corrispondenti a un guadagno secco del 12%.

Scendendo lungo l’orizzonte temporale, scopriamo che il BTp a 5 anni (scadenza 15 settembre 2016) valeva 92,65 contro i 102,13 di oggi (+10,2%). Il BTp a 2 anni (scadenza 1 novembre 2013) vale 93,9 e oggi vale il 98,88 (+5,3%).

Guadagni secchi ancor maggiori sulla lunghissima distanza dato che il BTp scadenza 1 settembre 2040 veniva scambiato a 77,41 contro l’88,92 di oggi (+14,8%).

Il vero vincitore è però il BTp indicizzato all’inflazione. La scadenza a 10 anni (15 settembre 2012) veniva scambiata 72,5 contro 84,2 di oggi (+16,13%).

È andata bene anche a chi ha puntato sui CcT (titolo a tasso variabile). La scadenza 1 settembre 2015 valeva 87 tondi contro i 93,36 di oggi (+7,3%). I CcTeu (indicizzati all’Euribor) scadenza 15 dicembre 2012 valevano 83,2 oggi contro 93,05 (+11,8%).

E adesso che fare? Ok, chi ha puntato sull’Italia nel momento più difficile, vendendo oggi quegli stessi titoli, otterrebbe un forte guadagno secco. Ma adesso? Le quotazioni attuali consentono ancora margini favorevoli per un acquisto?

«Sono convinto che ci siano ancora spazi di risalita. Lo spread è destinato a scendere a quota 300 punti, un livello in questo momento, considerate le mutate condizioni del mercato, che può soddisfare i mercati – spiega Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz -. Certo sarà difficile tornare ai livelli pre-crisi con uno spread BTp-Bund a quota 120, ma una nuova discesa verso 300 è fortemente credibile».

Tra titoli a tasso fisso e variabile quali sono da preferire in questo momento? «Meglio i titoli a tasso fisso – conclude – dato che i variabili hanno pochi margini visto che i tassi sono destinati a restare bassi ancora per un po’».

Fonte Il Sole 24 Ore