Liberati i tecnici italiani ostaggio alla ceramica Cleopatra di Suez. Stanno bene e sono in viaggio per Milano

Sono stati liberati alle 4.30 del mattino, 3.30 ora italiana, dopo lunghi ed estenuanti negoziati condotti dal console Ana Cecilia Bonilla Taviani. Gli otto italiani e i due spagnoli ostaggio dei 4.500 operai egiziani della Ceramica Cleopatra di Ana Sokha, nel distretto di Suez, stanno bene. Fonti dell’Ambasciata italiana riferiscono che la squadra di tecnici è già stata trasferita al Cairo e tra qualche ora potranno tornare in Italia.

La liberazione nel cuore della notte Alcuni spiragli per la trattativa si erano registrati già nella prima serata di ieri quando le autorità diplomatiche al Cairo, su indicazione della Farnesina, hanno avviato una serie di contatti con i più alti dirigenti del Consiglio Supremo delle forze armate e con il ministero degli Esteri egiziano. Poco dopo la mezzanotte i rappresentanti sindacali degli operai egiziani hanno ceduto e alle 4.30 del mattino, 3.30 ora italiana, gli otto italiani e i due spagnoli sono usciti dalla fabbrica di Ana Sokha, Suez.

«Stanno bene e sono tranquilli» I dieci consulenti tecnici, dopo controlli medici e sanitari, sono stati accompagnati dalle autorità diplomatiche italiane nella capitale egiziana. «Stanno bene, sono tranquilli e ringraziano l’Ambasciata per il lavoro svolto», questo riferiscono all’Ansa alcune fonti della Farnesina. Ma durante il sequestro la paura, specie per i familiari in Italia con cui tuttavia gli ostaggi sono sempre rimasti in contatto, è stata grande. In particolare, giovedì gli otto italiani, tenuti sotto sequestro all’interno della sala conferenze della fabbrica egiziana, apparivano particolarmente stanchi e provati.

Le rivendicazioni degli operai egiziani I lavoratori della Ceramica Cleopatra erano in protesta da sabato, ma solo lunedì, al momento della partenza della squadra di consulenti italiani e spagnoli, è scattato il sequestro. I dieci tecnici sono stati accompagnati nella sala conferenza e, salvo per il primo giorno, hanno sempre ricevuto un trattamento discreto. I 4.500 operai egiziani hanno organizzato la protesta, sfociata poi in un sequestro, per tornare a chiedere, come già fatto un paio di mesi fa, il riconoscimento di due giornale di riposo settimanali, l’aumento dell’indennità di rischio e il pagamento di indennizzi per gli anni passati.

“Nel dna del nostro territorio c’è la volontà di viaggiare, anche nei paesi a rischio, pur di portare in tutto il mondo la qualità dei nostri prodotti e della nostra tecnologia: tutto questo non può che riempire d’orgoglio Sassuolo e l’intero distretto ceramico”.

E’ con viva soddisfazione che il Sindaco di Sassuolo Luca Caselli commenta in questo modo la liberazione, avvenuta nella notte, degli otto tecnici italiani, la maggior parte dei quali provenienti dal Distretto Ceramico, per giorni rimasti ostaggio dei lavoratori alla Ceramica Cleopatra di Suez.

“La soddisfazione è grande – prosegue Caselli – tanto quanto l’orgoglio di poter annoverare tra i nostri concittadini persone che non si fanno problemi nel raggiungere paesi non proprio sicuri ed a rischiare, come già avvenuto in passato, situazioni di questo tipo. Il coraggio, l’intraprendenza, la ferrea volontà sono parte integrante del dna della nostra gente, valori che hanno trasformato la nostra terra rendendola capitale mondiale della ceramica”.