Imu, dagli estimi alle rate: così si pagherà l’imposta

A un mese dalla scadenza della prima rata dell’Imu il Dipartimento delle Finanze ha diffuso la circolare con tutte le indicazioni pratiche. Indicazioni che dovrebbero sciogliere gli ultimi dubbi, masoprattutto permettere ai contribuenti di affrontare con più serenità tutta la procedura.

Il testo conferma naturalmente l’impostazione contenuta nel decreto salva-Italia e nel successivo provvedimento di semplificazione tributaria. Dunque il primo passo per calcolare l’imposta è reperire – ad esempio dall’atto di acquisto – la rendita catastale dell’immobile. Questo importo andrà rivalutato del 5 per cento e poi moltiplicato per 160, il parametro introdotto nella manovra dello scorso dicembre. Di fatto quindi per ottenere la base imponibile la rendita andrà moltiplicata per 168 (=1,05 X 160). Al risultato si applicherà l’aliquota che è del 4 per mille per l’abitazione principale e del 7,6 negli altri casi, salvo la possibilità dei Comuni di decidere diversamente: ma gli effetti dei cambiamenti si vedranno solo con il saldo a dicembre. Nel caso dell’abitazione principale l’imposta verrà ridotta di 200 euro, più 50 per ciascun figlio che risiede nella stessa casa, di età inferiore ai 26 anni. L’importo massimo della detrazione è 600 euro, che equivalgono a otto figli.

Per la prima casa possibili anche tre pagamenti. Nel caso degli immobili diversi dall’abitazione principale, l’Imu deve essere pagata in due rate, la prima entro il 18 giugno la seconda entro il 17 dicembre. A giugno si versa il 50 per cento di quanto dovuto applicando l’aliquota standard del 7,6 per mille, a dicembre l’imposta complessiva verrà ricalcolata con l’aliquota decisa dal Comune e si verserà la differenza. Procedura simile per l’abitazione principale, salvo la possibilità per i contribuenti di optare per il pagamento in tre rate. In questo caso a giugno sarà dovuto un terzo (invece che la metà) dell’importo calcolato con l’applicazione dell’aliquota del 4 per mille, e lo stesso varrà per la rata del 17 settembre, mentre a dicembre sarà fatto il calcolo definitivo. A giugno e a settembre bisognerà pagare con il modello F24 bancario, a dicembre si potrà usare anche il bollettino postale.

È abitazione principale solo un’unità immobiliare. I criteri per la determinazione dell’abitazione principale sono più rigidi di quelli dell’Ici. Si richiede che il contribuente abbia la residenza nell’immobile in questione, e in più vi risieda abitualmente: non è possibile separare questi concetti. Inoltre può essere abitazione principale una sola unità immobiliare accatastata, anche se la casa ha altre parti accatastate separatamente: in tal caso bisognerà pagare anche su queste. Norme più stingenti anche sulle pertinenze, che dovranno appartenere ad una delle categorie C2 (magazzini, cantine e soffitti) C6 (autorimesse) C7 (tettoie). Potranno essere considerate pertinenze al massimo tre unità immobiliare, una per ciascuna di queste categorie. Stesso limite di tre anche nel caso una o più pertinenze siano accatastate con l’abitazione.

Detrazione sempre divisa a metà tra i coniugi. I comproprietari di un immobile adibito ad abitazione principale, ad esempio i coniugi, dividono la detrazione di 200 euro a metà a prescindere dalla quota di proprietà. La maggiorazione della detrazione spetta, nella misura di 50 euro ciascuno, per i figli di età fino a 26 anni, che hanno la residenza nello stesso immobile e vi dimorano abitualmente, indipendentemente dal fatto che siano fiscalmente a carico. La detrazione è proporzionale ai mesi in cui si verificala condizione; in particolare in caso di nascita spetta, per il mese, se questa è avvenuta da almeno 15 giorni. Riguardo invece al compimento dei 26 anni, la detrazione si applica se nel mese il compleanno è avvenuto dal quindicesimo giorno in poi. Infine in caso di separazione, l’ex coniuge affidatario della casa coniugale sarà considerato titolare di diritto di abitazione e quindi soggetto al pagamento.

Se il tributo va diviso tra Stato e Comune. Il gettito dell’Imu viene diviso tra Stato e Comune, salvo nel caso dell’abitazione principale; e questo ha qualche conseguenza anche sui contribuenti. Al momento di pagare per immobili diversi dalla prima casa occorrerà indicare separatamente nel modello F24 le due quote. In pratica dunque su una riga andrà scritta la metà destinata allo Stato con il relativo codice tributo, su una riga separata l’altra metà destinata invece al Comune, con un diverso codice tributo. Per tutti versamenti gli importi vanno arrotondati all’unità di euro successiva dai 50 centesimi in poi: ad esempio 100,49 diventa 100 e 100,50 diventa 101. In base alla regola generale che si applica per gli altri tributi, il versamento non è dovuto se l’imposta complessiva è inferiore a 12 euro.