Rossi: riforma del mercato del lavoro “La situazione rischia di peggiorare”

Il testo del disegno di legge sullariforma del mercato del lavoro, così com’è, rischia di trasformarsi in un boomerang per l’occupazione.

Le zone ad alta industrializzazione come Modena e la sua provincia, stanno scontando questa crisi soprattutto con perdita di posti di lavoro, ma molte forme di contratto che la riforma vuole eliminare oggi garantiscono anche sul nostro territorio posti di lavoro che, se non intervengono adeguate modifiche in Parlamento, sarebbero compromessi”.

Così Carlo Alberto Rossi, Segretario di Lapam Confartigianato, sottolinea “le difficoltà che si verificherebbero se fosse approvato il disegno di legge in questa versione”.

Il testo è peggiorato soprattutto per quello che riguarda il mondo della piccola impresa: non possiamo tacere queste difficoltà, perché vanno nella direzione contraria alla crescita, una crescita che sul nostro territorio è indispensabile, come del resto in tutto il Paese, per evitare un vero e proprio tracollo.

Quello che tutti devono capire – ammonisce Lapam – è che le imprese si trovano di fronte a un bivio: o parte la fase della crescita o chiudono”.

Rossi poi, entra di più nel merito e cita i dati di Confartigianato regionale: “A Modena tra il 2007 e il 2011 la disoccupazione è aumentata, dal 3% al 5,1% mentre il tasso di occupazione cala dal 71 al 68,1%, tutto questo in buona parte a causa del mancato ingresso dei giovani che hanno raddoppiato il tasso di disoccupazione (in regione i senza lavoro tra quelli che lo cercano tra i 15 e i 24 anni è arrivato al 21,9%).

Riprendo le parole del nostro Segretario nazionale Cesare Fumagalli, quando afferma che è facilissimo trasformare la lotta alle false partite Iva in lotta alle partite Iva ‘tout court’.

Il rischio concreto è che ci sia una forte riduzione del lavoro contrattualizzato a vantaggio del nero.

Tutto serve, naturalmente, a questo Paese tranne che tornare ad alimentare il sommerso”. Le forme di lavoro autonomo e parasubordinato, sono tutte forme di lavoro che tendono ad identificare una competenza ed una prestazione specialistica determinata nel tempo o finalizzata al risultato.

Questi elementi caratterizzano sempre più il mondo del lavoro che oggi si presenta discontinuo, stagionale, spesso non programmabile sia nel manifatturiero che nei servizi.

“Temiamo che tutto ciò venga messo in discussione dall’attuale impianto della proposta di legge, dove troviamo aspetti di valutazione “automatici” sulla natura contrattuale più o meno subordinata del rapporto di lavoro, sicuramente forieri di incertezza e di contenzioso tra le parti contraenti – continua il Segretario- imporre, inoltre, per legge una percentuale di stabilizzazione dei lavoratori a termine, così come gli apprendisti, è una forma di rigidità che sarebbe meglio lasciare alla contrattazione tra le parti sociali”.

È necessario, infine, sottolineare che la riforma non coglie quanto realizzato nel tempo, nei comparti dell’artigianato e del commercio, attraverso la bilateralità, con particolare riferimento alle prestazioni a sostegno di lavoratori ed imprese.

Vi sono storie positive di relazioni sindacali sviluppate all’interno degli enti bilaterali, in tema di sicurezza sul lavoro, di sostegno al reddito in caso di sospensione lavorativa, di sanità integrativa, che si intende portare in capo all’Inps nel tentativo di rendere le prestazioni ed i costi ad esse connessi, uguali per tutti.

È chiaro a tutti che la realtà delle micro e piccole imprese è strutturalmente diversa dalle realtà industriali e non è un caso che la storia delle relazioni sindacali sia sempre stata parallela e distinta, fondata sulla sostenibilità e funzionalità degli strumenti a sostegno di imprese e lavoratori.