Uscire da Equitalia si può: il Giornale

Equitalia è la società pubblica incaricata della riscossione nazionale dei tributi. Un vero e proprio incubo per molti cittadini e imprenditori che si sono visti recapitare delle cartelle esattoriali con cifre esorbitanti da pagare. Qualcuno finisce sul lastrico non sapendo come fare a onorare i debiti.

Altri, esasperati, si tolgono la vita. Le polemiche vanno avanti da mesi. Nessuno contesta il fatto che i tributi vadano pagati, il problema, però, è che arrivare a dover corrispondere il doppio di quanto inizialmente dovuto (tra sanzioni e interessi) e magari vedersi pignorare la casa sembra solo un’ingiusta vessazione. Il movimento dei Tea Party dice basta: ma non si tratta di uno sciopero fiscale. L’intenzione, infatti, è perfettamente legale e si basa sull’immediata applicazione di una norma che affida ai Comuni la facoltà di riscuotere i tributi.

La legge, voluta da Tremonti nel 2005, fino ad ora non è stata applicata per motivi di opportunità: i sindaci, infatti, non hanno voglia di indossare i panni degli esattori. Con la recente legge n. 106/2011 è stato ribadito l’obbligo di provvedere in proprio alla riscossione, a partire dal 1° gennaio 2012. L’Anci, però, è riuscita a ottenere l’ennesima proroga. Se ne riparlerà dal 1° gennaio 2013. Ma passerà altro tempo, perché i Comuni dovranno indire delle apposite gare per gestire il servizio riscossione. I Tea Party italiani, da tempo impegnati nella lotta contro l’eccesso di tasse e burocrazia, hanno organizzato una mobilitazione per convincere le amministrazioni comunali a mettere in atto una sorta di secessione da Equitalia. Abbiamo parlato di questa iniziativa dei Tea Party con Alessandro Santin, coordinatore Tea Party del Friuli Venezia Giulia. Da imprenditore (settore turistico) ogni giorno tocca con mano le problematiche che sta attraversando il nostro Paese, tra gli eccessi della burocrazia e la pressione fiscale sempre più asfissiante.

A peggiorare la situazione già tutt’altro che rosea ci si mettono anche le cartelle esattoriali, che in alcuni casi finiscono col mettere sul lastrico famiglie e imprese. “Ci sono casi di cartelle esattoriali aumentate in modo enorme, con interessi quasi da usura. Per questo abbiamo deciso di studiare e verificare la fattibilità, su larga scala, di quanto messo in atto, per primo, dal sindaco di Calalzo di Cadore (Belluno), Luca de Carlo, che ha affidato alla Comunità montana il compito di riscuotere i tributi, risparmiando in un anno 13mila euro”.

Possono sembrare spiccioli ma non lo sono per un Comune di 2.250 abitanti. E il fronte di chi si ribella a Equitalia potrebbe molto presto allargarsi…. La riscossione diretta non è un sistema magari valido nelle piccole realtà ma difficile da applicare in quelle più grandi? Il Comune di Bologna ha deciso di seguire questa strada. Il discorso è avviato anche a Lecce. Non stiamo parlando di metropoli ma neanche di piccoli paesi. Tra l’altro non c’è un aumento dei costi per i Comuni, che già devono preparare le cartelle esattoriale, che poi vengono girate a Equitalia.

Anche Beppe Grillo ha preso di mira Equitalia… Sì, alcune cose che dice sono condivisibili. Ma si ferma, come fanno molti altri politici, alla denuncia di un problema. Non aggiunge altro. Noi invece abbiamo una proposta costruttiva. La differenza non è poca. Com’è nata l’idea dei Tea Party? Il sindaco De Carlo, vicino al nostro coordinatore del Veneto, Carlo Sandrin, aveva ricevuto alcune circolari relative allo slittamento dei termini per l’obbligo di riscossione da parte dei Comuni. Ha capito che la legge gli dava la possibilità di liberarsi dall’esattore, facendo in proprio e risparmiando un po’ di soldi. Come Tea Party abbiamo approfondito l’argomento, sviluppandolo e verificandone la fattibilità dal punto di vista tecnico giuridico. Come pensate di fare per convincere i Comuni a seguire questo esempio? Chiediamo ai consiglieri comunali di presentare delle mozioni da discutere.

C’è una situazione di urgenza da fronteggiare e non vorremmo più vedere i sindaci piangere ai funerali di chi, per qualche cartella esattoriale, si è tolto la vita. Ci proponiamo di rendere più trasparente il sistema di riscossione dei tributi, non abbandonando i cittadini a Equitalia. Qual è la posizione dell’Anci? I Comuni non hanno una posizione unitaria e, per giunta, sono un po’ ambigui. Anche se non lo dicono chiaramente pensano che quella della riscossione dei tributi sia solo una grana che non porta consensi ma, anzi, li fa perdere. Eppure ci possono essere dei risparmi considerevoli. Se ci limitiamo solo al costo fisso del servizio, calcoliamo 5-6 euro per cartella, un Comune di 50mila abitanti può risparmiare 300mila euro. Poi c’è un ulteriore risparmio legato alla percentuale su quanto effettivamente riscosso. E i vantaggi arrivano soprattutto ai cittadini. Equitalia o no resta il fatto che i cittadini comunque devono pagare… Sì, ma i Comuni possono scegliere quale sanzione applicare, evitando di usare la mano troppo pesante e valutando caso per caso. Il sindaco Calalzo di Cadore, ad esempio, riceve i debitori discute con loro un piano di pagamento personalizzato. Un fisco decisamente più a misura d’uomo, gestito in modo efficace dalla parte del cittadino-contribuente.

Sul sito internet dei Tea Party (www.teapartyitalia.it) è possibile scaricare la lettera-appello da indirizzare al sindaco o ai consiglieri comunali per cercare di convincerli a partecipare alla lotta contro l’eccesso di tasse e burocrazia.

Fonte: il Giornale