Oggi Lutto Nazionale in ricordo delle vittime del terremoto nella bassa

Non è semplice scrivere anche poche righe in un giorno come questo: Lutto Nazionale per una tragedia che ha colpito il nostro territorio, che ha mietuto vittime, distrutto case e monumenti, messo in ginocchio una delle economie più floride e all’avanguardia del mondo intero.

Ci pare giusto ricordare le diciassette vittime, cadute sotto il peso delle macerie in pochi istanti che hanno sgretolato le certezze ed i risparmi di un’intera popolazione.

Mauro Mantovani morto a Mirandola; Iva Contini, Daniela Salvioli ed Enzo Borghi a Cavezzo; Sergio Cobellini a Concordia; Gianni Bignardi, Kuman Pawan e Muhamed Arzak a San Felice; Paolo Siclari, Giordano Visconti, Biagio Santucci e Matteo Serra a Medolla; Li Hongli Zhou, Enea Grilli, Eddy Borghi e Vincenzo Iacono a Mirandola; Don Ivan Martini a Rovereto di Novi.

 

A tutti loro vanno aggiunte le sette persone decedute nove giorni prima, nel terremoto che ha colpito la stessa zona alle quattro di mattina del 20 maggio.

Allo stesso tempo, però, non è nemmeno possibile per noi, che il territorio lo viviamo, che del territorio vi raccontiamo da oltre dieci anni, tutte le settimane per dieci mesi all’anno, far finta che nulla sia successo; chiudere gli occhi sperando passi inosservato un silenzio che griderebbe più forte di un boato.

E’ impossibile chiudere gli occhi su quella catena di solidarietà che si è letteralmente scatenata sin dai primissimi minuti seguenti la prima scossa delle nove di mattina.

Le telefonate che offrivano aiuto, viveri, lavoro provenienti da tutta Italia, i furgoni carichi di uomini della protezione civile che hanno speso giusto il tempo d’indossare la divisa prima di rimboccarsi le maniche per offrire una mano.

Impossibile chiudere gli occhi davanti ad edifici crollati, monumenti, templi, palazzo cinquecenteschi, certo, ma anche magazzini più recenti, stabilimenti produttivi tra i più all’avanguardia.

Sin da piccoli, a Sassuolo, ti insegnavano un detto: se crolla la Marazzi chiude Sassuolo.

Quanto è accaduto in quella che è definibile, visto quanto è amplia, l’area nord della nostra provincia dimostra che non è assolutamente vero.

Purtroppo di fabbriche ne sono crollate tante, purtroppo tante persone hanno perso la vita, purtroppo tantissime persone hanno perso un lavoro, altrettante rischiano di perdere la casa.

Ma, come dicevamo, nessuno ha chiuso gli occhi: tutta la provincia, l’intera regione si è rimboccata le maniche per attivare una catena di soccorsi che ha stretto in un abbraccio un’intera popolazione.

Questo, al di là delle beghe di partito, al di là del calcio scommesse, al di la di una crisi da lacrime e sangue, ti fa sentire orgoglioso di appartenere a questa terra.

Come sempre accade, come sempre accadrà in un’Italia dai due volti in antitesi, però, nemmeno il tempo di diradarsi la polvere in una giornata calda ed afosa, che sono nate le prime polemiche, fatte di accuse e di difese d’ufficio alle fabbriche di “carta velina”, dimenticando, però, che sino al 2003 quella zona non era nemmeno presente sulle mappe sismiche italiane.

A prescindere da chi ha ragione e chi ha torto, c’è un’inchiesta in corso che avrà il compito di chiarirlo, è il tempismo che lascia sgomenti.

Di fronte a tante vittime, di fronte a più di dodicimila persone sfollate e costrette a dormire in auto o in una tenda, di fronte ad un’economia letteralmente in ginocchio, la polemica tra sostenitori dei lavoratori e sostenitori dei padroni tanto cara a Guareschi pare, più che mai, di pessimo gusto. Anche Peppone e Don Camillo, di fronte all’alluvione, si rimboccarono le maniche aiutandosi l’un latro, senza perder tempo a cercare colpevoli.

In questa terra si costruiscono reni artificiali che mantengono in vita migliaia di persone in tutto il mondo, in questa terra si costruiscono cuori artificiali, in questa terra si fabbricano piastrelle, in questa terra vivono persone, persone in carne ed ossa.

Sin dalle prime ore il Presidente del Consiglio Monti ha garantito l’intervento dello stato, puntuale ed efficiente ha detto: quel che tutti noi ci auguriamo è che dalle parole si passi velocemente ai fatti perché essere tecnici non significa necessariamente essere freddi.

A noi che restiamo, il compito di andare avanti, fieri come il popolo della bassa modenese a cui va tutto il nostro sostegno e l’abbraccio più caloroso