Bankitalia: la recessione terminerà nel 2013 ma per allora avremo oltre 11% di disoccupati

Il tasso di disoccupazione in Italia salira’ oltre l’11% nel 2013 e i piu’ colpiti continueranno a essere giovani e donne. E’ quanto si legge nel Bollettino economico della Banca d’Italia. Secondo l’istituto di Via Nazionale, “l’occupazione scenderebbe di poco piu’ dell’1% quest’anno”, mentre “resterebbe stazionaria il prossimo”.

Nel primo trimestre dell’anno, spiega Bankitalia, “l’aumento del tasso di attivita’ per la fascia 15-64 anni (al 63,6 dal 62,2%) e’ stato piu’ sostenuto per le donne, nel Mezzogiorno e tra i segmenti della popolazione piu’ giovane e piu’ anziana. Di riflesso, il tasso di disoccupazione (riferito alla popolazione fino a 74 anni) e’ cresciuto in misura maggiore tra le donne (2,6 punti percentuali), nel Mezzogiorno (3,7 punti) e nella classe di eta’ 25-34 anni (3,3 punti), mentre per i lavoratori piu’ anziani l’aumento dell’offerta e’ stato per oltre la meta’ assorbito dal mercato”.

L’occupazione, ricorda l’istituto, “e’ diminuita dello 0,4% rispetto a un anno prima (81.000 persone); il tasso di disoccupazione e’ salito dall’8,6 al 10,9%, sospinto anche dal significativo aumento dell’offerta di lavoro (2,3%, pari a 565.000 persone), cui ha contribuito un aumento della partecipazione tra i soggetti in precedenza piu’ distanti dal mercato del lavoro”. Le ore autorizzate di Cig, rileva la Banca d’Italia, “sono tornate a crescere sensibilmente e le aspettative delle imprese desunte dalle inchieste congiunturali segnalano un ulteriore peggioramento dei livelli occupazionali nei prossimi mesi.

Le retribuzioni sono diminuite in termini reali”. “Il numero di persone che non cercano un’occupazione e non sono disponibili a lavorare si e’ contratto di 749.000 unita’ (6,3%)”, secondo la Banca d’Italia, “mentre quello di chi non cerca lavoro pur essendo disponibile a lavorare e’ cresciuto (139.000 unita’, 10,3%). La riduzione dell’area di inattivita’ e’ ascrivibile al minor numero di inattivi per ragioni di eta’ o in quanto percettori di pensione (9,3%, 420.000 unita’) – osserva l’istituto di Via Nazionale – nonche’ alla contrazione di quanti adducono motivi di studio o di formazione professionale (2,9%, 124.000 unita’)”.

La diminuzione dell’occupazione registrata nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2011 “e’ stata lievemente piu’ marcata nel Centro (-0,7%, contro -0,3 nel Nord e -0,2 nel Mezzogiorno). La riduzione riflette sia il protrarsi, ancorche’ su ritmi meno marcati che nei trimestri precedenti, del calo degli occupati nel comparto edile (-4,5%) sia le contrazioni registrate nell’industria in senso stretto (-0,7%) e nei servizi privati (-0,4%, al netto di istruzione e sanita’) dopo, rispettivamente, quattro e cinque trimestri di crescita”. Il calo dell’occupazione ha interessato “esclusivamente la componente autonoma (2%), gia’ in diminuzione nei trimestri precedenti.

La crescita dell’occupazione alle dipendenze (0,2%) ha continuato a orientarsi verso forme contrattuali con orario ridotto (9,4%) e a tempo determinato (4,7%); la quota degli occupati con contratto di lavoro permanente a tempo pieno sul totale dell’occupazione alle dipendenze e’ scesa al 72,9%, dal 74,6 di un anno prima. Le ore di lavoro interinale sono rimaste sostanzialmente invariate”.