Considerazioni di Confindustria Ceramica sullo studio “Sentieri”

Alla fine degli anni ’70 su tutte le emissioni ceramiche in atmosfera (calde e fredde) sono stati installati gli impianti di abbattimento con tecnologie (filtri a tessuto) che oggi vengono prescritte ad imprese di altri settori.

Nello stesso periodo furono installati impianti di depurazione delle acque di processo, con successivo riutilizzo delle acque depurare nel ciclo produttivo. In molti casi è oggi attuata una completa chiusura del ciclo idrico (nessuno scarico di processo e conseguente riduzione del prelievo idrico necessario per il fabbisogno produttivo).

Contemporaneamente metanizzazione integrale del comparto produttivo (con abbandono di altri combustibili più inquinanti). E’ cresciuta progressivamente anche l’attenzione all’efficienza energetica (es. cogenerazione).

L’attenzione delle Amministrazioni e degli organi di controllo del territorio è stata semre costante. Le emissioni già regolate ricevono tutte una nuova autorizzazioni rilasciata con il DPR 203/88 e relativi limiti poi integralmente sostituite, entro ottobre 2007, con le AIA (autorizzazioni previste dalla disciplina europea). Quindi tutte le ceramiche del distretto sono regolate da un’autorizzazione che fa riferimento alle “super bat” regionali.

Oggi si stanno facendo i rinnovi di queste autorizzazioni dopo 5 anni di gestione nei quali sono state effettuate in ogni sito almeno due ispezioni programmate che si sommano a numerosissimi autocontrolli (con periodicità trimestrale o semestrale) su tutti i principali parametri emissivi. Sono realtà diffuse e consolidate il riutilizzo completo delle acque e dei rifiuti nel ciclo produttivo; la autorizzazioni richiedono alle aziende la verifica di precisi indicatori di prestazione, anche per il consumo energetico. Ogni parametro del comparto è oggetto di indicatore prestazionale, inoltre le imprese sono tenute a presentare un report annuale sui tutti i parametri oggetto di controllo.

Il territorio è stato oggetto di due Protocolli di Intesa per regolare tutti gli interventi di ristrutturazione produttiva secondo un principio di non incremento del carico inquinante complessivo (anche in presenza del significativo incremento dei livelli produttivi che si è registrato negli anni ‘90).

Alla fine degli anni 90 è stato pubblicato il Bilancio Ambientale d’Area, mentre nel 2004 è stato rilasciato al Distretto ceramico il primo attestato nazionale EMAS d’area. Questo territorio è stato spesso valutato negli anni anche dal rapporto periodico Ecodistretti (Legambiente – Rete Cartesio) classificandosi sempre nelle prime posizioni.

L’insieme delle tecnologie e gli impianti adottati in questo distretto non sono presenti in nessun altro paese per impianti ceramici. Il distretto rappresenta sotto questo aspetto il top di riferimento.

Anche l’associazione suggerita dallo studio Sentieri tra occupazione professionale ceramica e malattie dell’apparato respiratorio ed asma è astrattamente corretta, ma sembra prescindere da una reale conoscenza delle condizioni di lavoro nelle aziende del distretto. In queste il livello di esposizione alle polveri degli addetti è costantemente monitorato e alle buone pratiche applicate in virtù del Dialogo Sociale Europeo si aggiungono le ulteriori previsioni con concordate nel Protocollo regionale tra AUSL, Sindacati ed Associazioni imprenditoriali.

Infine a sostegno dell’affermazione secondo la quale il rischio di silicosi sarebbe “aumentato nella produzione delle ceramiche” viene portato uno studio del 2006 relativo a un coorte di 14.929 soggetti residenti i Toscana che sono stati compensati per silicosi dal 1946 al 1979. Ricordiamo per inciso che, in base ai dati disponibili presso l’AUSL di Modena, nel 2099 e nel 2010 non sono stati denunciati casi di malattie professionali all’appartato respiratorio da parte di lavoratori del settore ceramico.