Fallimenti record nel primo semestre

Nel secondo trimestre dell’anno in Italia sono state aperte circa 3.300 procedure fallimentari, il 3,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2011. Lo affermano dati Cerved analizzati dall’Ansa, secondo i quali nell’intero primo semestre i default rimangono però in aumento rispetto al 2011, anno record per fallimenti in Italia. Nell’intero semestre pesano soprattutto i fallimenti delle costruzioni (+4,8%) mentre continua la discesa delle procedure nell’industria, in calo dell’8,6%.

Il trend dei fallimenti del primo semestre si differenzia molto a livello territoriale: se nel Nord Ovest (+5,5%) e nel Centro (+7,1%) i default continuano a crescere, nel Nord Est e nel Sud diminuiscono, rispettivamente del 9,8% e dell’1,7%.

Sull’aumento del fenomeno nel Nord Ovest – l’area tra l’altro con la maggiore diffusione con 13,8 fallimenti su 10mila imprese operative – pesa particolarmente il dato della Lombardia, che accusa un aumento del 6,2%. Il dato del Nord Est invece, che torna ai livelli di due anni fa, beneficia soprattutto dei miglioramenti registrati in Veneto (-13,2%) e in Emilia Romagna (-10,2%).

“L’alto numero di fallimenti della prima metà dell’anno riflette il momento critico del nostro sistema produttivo – spiega Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group, gruppo di analisi delle imprese e della valutazione del rischio di credito – con una recessione iniziata nella seconda metà del 2011 che sta investendo un sistema di imprese già indebolito dalla prima fase della

crisi, seguita da una ripresa troppo debole e breve”.

L’incremento dei default – solo calmierato nel secondo trimestre – è stato accompagnato da una nuova “fiammata” dei concordati preventivi, la procedura con cui l’imprenditore può tentare di trovare un’intesa con i suoi creditori per evitare il fallimento e superare il momento di crisi. Di fatto, nella prima metà dell’anno le domande di concordato sono tornate a crescere a ritmi preoccupanti: tra marzo e giugno si contano 312 concordati, +17% rispetto al secondo trimestre 2011, che portano così a 575 il totale delle procedure aperte nei primi sei mesi dell’anno, contro le 518 dell’anno scorso (+11,6%).

“I concordati preventivi, pur coinvolgendo un numero meno significativo di imprese rispetto ai fallimenti, sono un termometro importante dello stato di difficoltà delle aziende: da un lato perché coinvolgono imprese mediamente più grandi e quindi con effetti più negativi su occupazione e indotto, dall’altro perché, reagendo prima alla congiuntura possono anticipare un ulteriore peggioramento sul fronte dei fallimenti”, conclude De Bernardis.

Fonte: Repubblica