4,5 mln di famiglie non arrivano a fine mese e la pressione fiscale aumenterà ulteriormente

La Confcommercio suona l’allarme. L’organizzazione ha rivisto al ribasso le stime sul pil dell’Italia sia nel 2012 sia nel 2013. Quest’anno la contrazione del prodotto toccherà il 2,3%, mentre i consumi caleranno del 3,3% e gli investimenti del 9,2%. Il prossimo anno, invece, il prodotto interno lordo scenderà dello 0,8%, i consumi dello 0,9% e gli investimenti del 3,5%. Terranno, al contrario, le esportazioni. Nel 2012 caleranno di mezzo punto percentuale e nel 2013 cresceranno del 2,6%.

Rispetto allo scorso anno i consumi sono calati del 3,7%, con una perdita di 603 euro per ogni italiano. “Il capitombolo peggiore della storia repubblicana”, ha commentato il direttore del centro studi di Confcommercio, Mariano Bella. Nel periodo 2012-2013 il calo sarà del 5%, 806 euro pro capite.

E il corto circuito tra recessione e aumento dell’Iva “può far spegnere ogni possibilità di crescita nel 2013. Altro che luce in fondo al tunnel”, ha aggiunto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, secondo il quale l’aumento dell’Iva va archiviato perché pone una gravissima ipoteca alla crescita della domanda interna. Per Sangalli il problema reale del nostro Paese è la debolezza strutturale della domanda interna che vale circa l’80% del pil. Quindi deve essere aiutata non continuamente mortificata e depressa.

Quanto alla disoccupazione, secondo Confcommercio, si attesterà quest’anno al 10,5% per poi salire all’11,4% nel 2013. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione salirà al 2,8% quest’anno mentre nel 2013 calerà al 2,2%. “Entriamo nel 2013”, ha continuato Bella, “peggio di quanto ci aspettavamo”.

Anche perché nel 2013 la pressione fiscale in Italia toccherà un “record mondiale”: tolto il sommerso, arriverà a un livello reale del 55,2% dal 45,5% calcolato dal governo. D’altra parte in cinque anni (2008-2013) le imposte sono aumentate di 50 miliardi. Dunque si pagano 50 miliardi netti di imposte di più.

L’indagine del Censis e di Confcommercio sull’outlook dei consumi degli italiani nella seconda parte dell’anno mette anche in evidenza che negli ultimi 6 mesi il 18% delle famiglie non è riuscito a pagare per intero le spese con il proprio reddito. Si tratta di 4,5 milioni di famiglie la cui maggioranza ricorre ai risparmi in banca (56%), mentre il 21% si indebita o posticipa i pagamenti.

La capacità di risparmio, prosegue l’analisi, si deteriora e aumenta il numero delle famiglie insolventi, che restano una stretta minoranza rispetto al panorama complessivo ma che sono il segnale di un quadro che da troppo tempo non migliora. Il 65% delle famiglie va sostanzialmente in pari tra entrate e uscite, il che significa però che non riesce a mettere da parte nulla, mentre appena il 17% degli intervistati ha dichiarato di essere riuscito a risparmiare parte del reddito dopo aver coperto tutte le spese.

Anche tra le famiglie con un mutuo immobiliare (il 15% del campione) aumentano le situazioni in cui la restituzione della rata diventa più difficile: a settembre 2012, infatti, è aumentata sia la quota di chi ha dichiarato notevoli difficoltà (14,7% contro l’8,3% di giugno 2011) sia la quota di chi non è riuscito a rispettare le scadenze (4,7% contro il 2,2%).

Complice la crisi, inoltre, le famiglie italiane sono sempre più a caccia di offerte speciali e cercano di tagliare il più possibile le spese superflue ma anche di risparmiare sul carburante. Oltre il 94% delle famiglie elimina gli sprechi, l’83% cerca cibi meno costosi e più del 65% cerca di ridurre gli spostamenti con auto o moto per risparmiare sul carburante. Negli ultimi sei mesi, poi, il 42,1% ha rinunciato a un viaggio, quasi il 40% ad articoli di abbigliamento e calzature, il 38,7% a pranzi e cene fuori casa.

Il risultato che è l’indice sul clima di fiducia delle famiglie in Italia, dato dalla differenza tra ottimisti (37,3%) e pessimisti (46,8%), è negativo di quasi 10 punti e solo in leggero aumento rispetto a sei mesi fa. Mostra il prevalere di un sentiment negativo circa il futuro anche se più di un terzo delle famiglie ancora crede in una ripresa.