Al Festival Green Economy si parla dei nuovi modelli insediativi al workshop “Abitare dopo il terremoto”

La giornata di inaugurazione del 2° Festival Green Economy di Distretto si è chiusa con un workshop incentrato sui nuovi modelli insediativi nelle zone colpite dal terremoto. Presso l’auditorium di Confindustria Ceramica hanno relazionato Tommaso Trombetti dell’Università di Bologna, la Sovrintendente dei Beni Culturali dell’Emilia-Romagna Carla Di Francesco, Alfonsina Di Fusco di ANDIL e Alessandro Boldrini dello studio Shigeru Ban Architects, moderati da Matteo Agnolotto.

Sono intervenuti gli amministratori locali di alcuni dei Comuni modenesi colpiti dal recente sisma: Luisa Turci sindaco di Novi, Stefano Draghetti sindaco di Cavezzo e Giuseppe Schena sindaco di Soliera hanno illustrato le principali problematiche esistenti oggi, dal bisogno di riappropriarsi dei luoghi di incontro alla conservazione dei centri storici; dalla ricostruzione condivisa coi cittadini al coinvolgimento dei giovani, degli studenti e delle università. E’ emersa la necessità di non avere fretta, oltre al problema dell’adeguamento sismico, senza perdersi in inutili cavilli burocratici.

“Gli edifici sono costruiti per sopportare le onde verticali dei terremoto – ha illustrato il prof. Tommaso Trombetti – ma non sono progettati, se non su specifica richiesta, per reggere ai movimenti orizzontali. L’ingegneria sismica nasce a metà degli anni Cinquanta ma le vere norme risalgono a circa trent’anni fa, dopo il terremoto dell’Irpinia. Gli standard scientifici minimi sono gli stessi in Italia, Giappone e California ma cambia l’età degli edifici e forse è necessario riflettere se, per resistere alle oscillazioni orizzontali, dobbiamo continuare a costruire “a telaio” con tamponamenti in laterizio, piuttosto che in altri metodi, come ad esempio “a scatole”, che è lo stesso criterio con cui si costruiscono i grattacieli”.

“L’architettura di Shigeru Ban è fatta di materiali tipici della tradizione locale del luogo dove si costruisce – ha raccontato Alessandro Boldrini dello studio di architettura Shigeru Ban Architects – in particolare rivolta agli edifici delle zone calamitate. Non sono i terremoti a causare danni e vittime, ma le responsabilità dei progettisti. E’ necessario il confronto con le istituzioni locali per capire le necessità e le aspettative, evitando di progettare imponendo soluzioni non condivise”.

Ha poi preso la parola la Sovrintendente Carla Di Francesco, che ha illustrato le principali tipologie di danni riscontrati nelle chiese, nei campanili e negli edifici storici dei territori colpiti dal sisma. “Quello che è distrutto va comunque conservato – ha sottolineato Carla Di Francesco – ma non sempre si tratta di semplice restauro perchè a volte siamo di fronte a crolli gravi e dobbiamo orientarci verso scelte diverse, magari coprendo le lacune con nuovi materiali e nuove soluzioni architettoniche re-intepretando l’edificio storico. I beni vanno sempre valutati nella loro interazione con il contesto urbano e culturale per il significato che la comunità attribuisce loro oltre che per la qualità intrinseca sotto il profilo storico-artistico. Il “com’era dov’era” è uno slogan che non serve, è solo illusorio e poco realistico”.

Ha concluso il workshop Alfonsina Di Fusco di ANDIL, la quale ha ricordato l’impegno dell’associazione nazionale dei laterizi nella ricognizione post sismica degli edifici in laterizio. “Abbiamo analizzato oltre 40 edifici i quali sono risultati in perfette condizioni – ha detto Alfonsina Di Fusco – sebbene abbiano subito sollecitazioni sismiche più elevate di quanto stabiliscono le norme tecniche. Solo nel caso di abitazioni in cemento armato con tamponamenti, essi hanno rilevato danni evidenti, i quali però non sono da imputare al prodotto laterizio in sè, bensì alla cattiva messa in opera o alla non corretta esecuzione dei lavori di costruzione”.