Bologna, città metropolitana, che cosa è e come funziona

Primo gennaio 2014, una data importante, la Provincia di Bologna si trasformerà in città metropolitana , un nuovo istituto creato per affrontare e risolvere i problemi delle grandi aree urbane.

Il D.L. 95/2012, convertito in legge 7/08/2012 n. 135, ha aperto una nuova fase legata al riordino territoriale ed istituzionale del Paese, che prevede la soppressione e la razionalizzazione delle Province (art. 17) e l’istituzione delle Città Metropolitane (art. 18).

Il riassetto istituzionale avviene durante un contesto socio-economico grave. La crisi economica internazionale ha di fatto accelerato l’iter legislativo fissando in tempi stretti le modalità di un riordino che punta anche e soprattutto alla razionalizzazione della spesa pubblica, indispensabile per fare fronte agli impegni assunti a livello europeo dal Governo Monti. La Provincia di Bologna, dal primo gennaio 2014, si trasformerà pertanto in città metropolitana.

L’istituzione delle città metropolitane in Italia era stata prevista circa una ventina di anni fa, con la legge n. 142/1990 di riforma dell’ordinamento degli enti locali, ma non aveva mai avuto concreta attuazione.

Il legislatore statale aveva introdotto questo nuovo ente territoriale per creare un istituto in grado di affrontare e risolvere i problemi delle grandi aree urbane, zone vaste e densamente popolate che erano divenute comuni con l’avvento della società industriale. Il tratto identificativo delle Città metropolitane è infatti la presenza di un vasto territorio urbanizzato e integrato dove i Comuni sono strutturalmente connessi sul piano delle infrastrutture, delle dinamiche sociali ed economiche, e della identità culturale. In queste aree, si può sempre distinguere una “città centrale” detta anche “città madre”, che durante il suo processo di espansione ha assorbito, indipendentemente dai confini amministrativi, il territorio immediatamente circostante. La città centrale esercita quindi un’influenza tendenzialmente egemonica nei confronti dei centri urbani vicini con cui intesse quotidiani rapporti di natura economica e sociale. In questa area, i caratteri urbani tendono a prevalere su quelli rurali, le attività economiche e gli stili di vita sono sempre più simili a quelli della città centrale, con un’elevata densità sociale caratterizzata da frequenti scambi e rapporti con persone e gruppi. La città centrale e i centri urbani più piccoli tendono quindi a costituire un sistema urbano unico.

Il D.L.95/2012, assieme a Bologna, ha identificato altre nove città metropolitane: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.

La fase di transizione: la Conferenza Metropolitana

Il traghettamento verso la Città metropolitana è affidato alla Conferenza Metropolitana, organo provvisorio, formato da tutti i sindaci del territorio della Provincia destinata a trasformarsi in Città metropolitana e dal Presidente della Provincia.

La Conferenza Metropolitana avrà il compito di elaborare lo Statuto provvisorio della Città Metropolitana e cesserà di esistere alla data di approvazione dello stesso, o in mancanza il 1° novembre 2013.

La Conferenza Metropolitana dovrà ora elaborare lo Statuto provvisorio, la cui adozione deve avvenire entro il novantesimo giorno antecedente alla scadenza del mandato del presidente della provincia, se anteriore al 1 gennaio 2014, oppure entro il 31 ottobre 2013, in caso di scadenza del mandato del presidente successiva al 1gennaio 2014. Poiché la scadenza del mandato del Presidente della Provincia di Bologna è successiva al 1° gennaio 2014, la Conferenza Metropolitana dovrà elaborare lo statuto provvisorio della Città metropolitana di Bologna entro il 31 ottobre 2013.

Lo Statuto definitivo verrà invece adottato a maggioranza assoluta dal Consiglio Metropolitano, uno degli organi di governo della città, entro sei mesi dalla prima convocazione, previo parere dei Comuni da esprimersi entro tre mesi dalla proposta di Statuto definitivo.

Lo Statuto, sia esso provvisorio o definitivo, dovrà disciplinare

– l’organizzazione interna dell’ente città metropolitana, regolando le modalità di funzionamento degli organi e l’assunzione delle decisioni;

– le forme di indirizzo e coordinamento dell’azione di governo del territorio metropolitano;

– i rapporti fra i Comuni che faranno parte del territorio metropolitano;

– le modalità di esercizio delle funzioni della Città metropolitana e come queste possono essere trasferite ai Comuni o loro forme associative che fanno parte del territorio metropolitano;

– le modalità con le quali per converso i Comuni e le loro forme associative possono conferire proprie funzioni alla stessa Città metropolitana;

– le modalità in base alle quali i comuni non compresi nell’area metropolitana possono istituire accordi con la Città metropolitana

La città metropolitana è quindi un ente fortemente innovativo dotato di una propria autonomia, proprie risorse, competenze specifiche e propri organi.

Per quanto riguarda le funzioni, alla città metropolitana sono attribuite le funzioni fondamentali delle Province, nonché ulteriori funzioni fondamentali, come promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, mobilità e viabilità, organizzazione dei servizi pubblici di ambito metropolitano, pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali.

Gli organi della Città Metropolitana

Il nuovo ente sarà guidato dal Consiglio metropolitano e dal Sindaco metropolitano, niente giunta.

Lo Statuto della città metropolitana può stabilire che il sindaco metropolitano:

– sia di diritto il sindaco del comune capoluogo, oppure

– sia eletto secondo le modalità stabilite per l’elezione del presidente della provincia, o

– qualora ricorrano determinate condizioni (ossia nel caso in cui lo statuto contenga la previsione di cui al comma 2 bis dell’art. 18 del D.L.95/2012) sia eletto a suffragio universale e diretto

Il consiglio metropolitano è composto da:

– sedici consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 3.000.000 di abitanti;

– dodici consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 e inferiore o pari a 3.000.000 di abitanti;

– dieci consiglieri nelle altre città metropolitane.

I componenti del consiglio metropolitano sono eletti, tra i sindaci dei Comuni ricompresi nel territorio della città metropolitana, da un collegio formato da questi ultimi e dai consiglieri dei medesimi comuni.

La creazione di un unico centro decisionale appare quindi la soluzione migliore per governare le grandi concentrazioni urbane, quelle che i sociologi hanno definito, “città diffuse o esplose”, in quanto si estendono al di là dei propri confini, intersecandosi con altre realtà e diventando luogo al tempo stesso di incontro e frammentazione di svariate realtà economiche, sociali e culturali.