Meno Irpef, ma scure sulle detrazioni si salvano solo le spese mediche

Le detrazioni per le spese mediche “non verranno toccate a nessun livello di reddito”. Lo ha assicurato il ministro dell’Economia Vittorio Grilli rispondendo ad una precisa domanda a Tokyo a margine dei lavori dell’Fmi. “Tutte le altre – ha invece aggiunto – sono toccate per i redditi superiori ai 15 mila euro”. Si presume dunque che, oltre a non subire la franchigia da 250 euro, come il ministro aveva detto nella conferenza stampa successiva al consiglio dei ministri, le spese mediche siano fuori anche dal tetto dei 3.000 euro complessivi annui.

Nonostante il tentativo di gettare acqua sul fuoco tuttavia l’operazione meno Irpef ma anche meno detrazioni-deduzioni e più Iva continua a sollevare dubbi e critiche. Tanto più che il testo del disegno di legge varato nella notte tra martedì e mercoledì ancora non è disponibile e, secondo numerose fonti, è soggetto in queste ore a modifiche e numerosi rimaneggiamenti. Comunque Grilli si è già detto disponibile a ridiscutere il testo, un disegno di legge e non un decreto, in Parlamento (dove ieri è stata votata la fiducia alla delega fiscale). “Stia tranquillo la cambieremo”, ha replicato Michele Ventura vicepresidente dei deputati Pd. I maggiori dubbi cominciano a focalizzarsi sull’intervento che impone una sorta di taglio orizzontale, all’articolo 12 della legge di Stabilità, alle detrazioni e deduzioni

fiscali introducendo una franchigia di 250 euro (ovvero una riduzione della somma su cui applicare lo sconto del 19 per cento) per chi guadagna più di 15 mila euro. Mugugni anche sulla misura, contenuta nello stesso articolo, in base alla quale il monte detrazioni non può superare i 3.000 euro annui.

Entrambi gli interventi rischiano di erodere i vantaggi del taglio delle aliquote. L’effetto andrà valutato caso per caso ma, scorrendo la lista delle detrazioni sottoposte a franchigia, cioè ad un taglio del beneficio, emergono sorprese spiacevoli. Ad esempio, come calcola l’ufficio studi della Cisl, cadranno sotto la tagliola le spese per gli asili nido: oggi la detrazione è del 19 per cento su un limite massimo dei 632 euro, da domani questa somma andrà diminuita di 250 euro e di conseguenza scenderà a 382, pertanto lo sconto massimo d’imposta scenderà a 72,58 euro con la perdita di 47,50 euro. La stessa somma, cioè 47,50 euro, si perderà per le detrazioni sul mutuo, le spese per la badante, le erogazioni liberali. Scompare di fatto lo sconto palestra: già si potevano portare in detrazione il 19 per cento di 210 euro, con l’introduzione della franchigia di 250 euro per beneficiare bisogna almeno avere due figli. Anche per le spese per il “dottore” di cani e gatti il beneficio che consente la detrazione scende da 49,06 a 26 euro.

Complessivamente per la Cisl, con la legge di Stabilità, una famiglia con un solo reddito superiore a 28 mila euro e un figlio a carico vedrà scendere il beneficio di 280 euro, dovuto al taglio delle aliquote, a quota 162 a causa della riduzione degli sconti fiscali (tasse scolastiche, mutui e spese sanitarie). Il Forum delle famiglie ha definito ieri uno “scandalo” il tetto di 3.000 euro, nel quale l’esecutivo dovrà chiarire se entrano anche i carichi familiari e le deduzioni da lavoro dipendente: “Il risultato che per i redditi attorno ai 23-25 mila euro, avere moglie e figli a carico, significa non poter detrarre più nulla per spese mediche, istruzione e assicurazioni”.

Fonte: Repubblica