Secondo FMI c’è un rischio recessione globale

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) lancia un nuovo allarme. L’economia mondiale nel suo complesso è destinata a crescere del 3,3% quest’anno e del 3,6% il prossimo anno, il che non è poi così male, se non fosse che questi dati mostrano un netto calo rispetto alle previsioni della primavera scorsa .

L’ FMI ha infatti rivisto al ribasso le proprie stime, sia per il 2012 che il 2013: il tasso di crescita dei paesi sviluppati è stato ridotto dal 2% all’1,5% mentre per le economie dei mercati emergenti, l’aumento del PIL del 5,6% (invece del 6%), è decisamente lontano dal 7,4% del 2010. Anche in Cina, per la prima volta dall’inizio del millennio, la crescita dovrebbe subire una battuta d’arresto, portandosi al di sotto dell’8% nel 2012.

L’origine di questo rallentamento va ricercata fondamentalmente in Europa e negli Stati Uniti. La zona euro manifesta chiaramente uno condizione di estrema debolezza. La recessione dello 0,4% del PIL nel 2012 lascerà il posto a una ripresa molto debole nel 2013, pari solo allo 0,2%. Spagna e Italia subiranno un nuovo calo della produzione per l’intero anno 2013 (rispettivamente dell’1,3% e dello 0,7%).

Agli Stati Uniti sembra, almeno apparentemente, andare un po’ meglio, con un PIL al di sopra del 2%. Qualecapo economista del FMI, Olivier Blanchard non fa alcuna reale distinzione tra le economie avanzate che tutte, indistintamente, devono affrontare un “aggiustamento fiscale e un sistema finanziario ancora fragile”. Il Fondo evidenzia inoltre come il rallentamento si stia diffondendo verso i mercati emergenti, come avvenne durante la recessione del 2008 – 2009, attraverso i canali del commercio e della finanza.

Queste cifre costituiscono uno scenario complessivo, ma il rischio di una grave recessione globale è oggi a livelli allarmanti. La probabilità che la crescita globale crolli al di sotto del 2% nel 2013 è ora del 17% invece che al 4%, come stimato nel mese di aprile.

I timori derivano dall’eventualità che la crisi della zona euro possa aggravarsi e che gli interventi promessi dalla BCE non basteranno a rassicurare i mercati circa la sostenibilità dell’euro. Già in difficoltà, le economie periferiche dell’unione monetaria tra cui l’Italia, la Spagna e il Portogallo, potrebbero subire una flessione del 6% entro un anno. E questo si tradurrebbe in una riduzione dell’1,75% delle proiezioni del FMI per la zona euro, e in una crescita inferiore delle economie non europee.

L’unico modo per evitare questo scenario è che l’Europa sappia rendere effettivi gli impegni recentemente assunti relativamente al Meccanismo di stabilità finanziaria (ESM), alla creazione di una unione bancaria e ad una maggiore integrazione fiscale.

Questo solenne appello del Fondo monetario internazionale lanciato ai responsabili politici della zona euro, è altresì rivolto agli americani, per i quali è invece prioritario trovare una immdiata soluzione al “fiscal cliff”: senza un accordo del Congresso in merito ad una strategia di consolidamento fiscale, aumenterebbe la tassazione e si ridurrebbe la spesa pubblica. Gli Stati Uniti potrebbero quindi accusare una perdita del PIL di circa il 3% e di oltre il 4% nel 2013, con una crescita economica di fatto stagnante.