Sui conti delle famiglie pesa l’Iva

Il ministro del Tesoro Vittorio Grilli è stato chiaro: con la legge di Stabilità nell’attuale asetto, e per quel che riguarda solamente il combinato disposto tra le detrazioni e le nuove aliquote Irpef – escludendo quindi l’aumento dell’Iva di un punto percentuale che scatterà da luglio – il beneficio medio per oltre 30 milioni di contribuenti dovrebbe attestarsi attorno ai 160 euro a testa.

Ad esempio nelle tabelle depositate te ieri da Grilli in Commissione Bilancio , il beneficio per chi ha un reddito lordo tra 20 mila e 25 mila euro annui, il beneficio si attesterebbe in media a 178 euro; per chi ne guadagna tra i 30 e i 35 mila si arriverebbe a 212. Ma per capire davvero dove pende la bilancia è necessario fare i conti mettendo insieme entrambe le voci che rientrano nei calcoli dei nuovi interventi, vale a dire l’Irpef e l’Iva. In pratica, va analizzato l’effetto congiunto che si vedrà sul reddito di ciascuna famiglia da una parte e il peso delle imposte sui consumi medi dall’altra. E’ un gioco delle parti in cui i segni si invertono a seconda della fascia di reddito. A pagare di più, va subito detto, sono quelle famiglie che guadagnano meno in assoluto. Quei redditi, in buona sostanza, che appartengono alle fasce più povere della popolazione.

Le famiglie più povere

«Se si considera congiuntamente la manovra sia sull’Irpef sia sull’Iva emerge un aumento della tassazione sul primo decile di reddito, quello basso basso» (fino a 25 mila euro) dice Alberto Zanardi, Docente di scienza delle finanze all’Università di Bologna, che poi spiega: «Per i più deboli la pressione fiscale aumenterà dato che sentiranno di più l’effetto dell’Iva che è regressiva rispetto al reddito. Mentre non sentiranno lo sconto sull’Irpef che già non pagano, dato che hanno un reddito molto basso».

Non bisogna poi dimentichare che su questo fronte l’abbassamento delle prime due aliquote è inefficace sui poveri. «Mentre ha effetto sui livelli intermedi – continua Zanardi – e sugli alti redditi perché anche i primi pezzettini del loro reddito pagheranno meno imposte».

Sul conto di chi guadagna di meno va a pesare poi, in negativo, anche l’effetto del taglio di deduzioni e detrazioni che è l’altra faccia dell’intervento sull’Irpef appena deciso. In pratica quelli che guadagnano di meno ci perderanno perché i farmaci e le visite specialistiche il mutuo e l’asilo, tanto per fare qualche esempio, non finiranno più come prima tra gli sconti sulle tasse da pagare.

Le famiglie più ricche

E i ricchi, chi guadagna dai 50 mila euro in su? «Per loro vediamo una sostanziale risultato di indifferenza, un nulla di nuovo. Mentre le fasce di mezzo vedranno una riduzione della pressione fiscale complessiva» dice Zanardi. «La riduzione dell’Irpef non sarà però a costo zero per il contribuente» avverte Enrico Zanetti, commercialista e direttore del centro studi tributari Eutekne.info che spiega: «L’abbassamento di un punto percentuale delle prime due aliquote Irpef sarà pagato, dall’altra parte, con la rinuncia alla sterilizzazione, come era stato promesso dal governo, dell’aumento dell’Iva. Un passaggio che doveva arrivare grazie alla spending review e che invece finirà con un incremento di un punto, anziché di due, dell’imposta sul valore aggiunto». Cosa cambia, nel complesso, per il portafoglio delle famiglie? Fatta una simulazione emerge che l’aumento, su base annua, dei nuclei familiari c’è una maggiore disponibilità di reddito che è di poche decine di euro. Varia dagli 84 euro annui di una famiglia di quattro persone con un solo reddito (1.200 euro al mese), ai 131 euro di un nucleo composto da quattro persone e una sola entrata mensile di fascia alta (2.200), ai 175 euro della famiglia (sempre quattro persone) con due redditi (2.000) fino ai 304 di una famiglia con due stipendi alti (4mila). Va da se che le famiglie con alto reddito hanno un guadagno nettamente maggiore.

Il confronto Irpef-Iva

Il vantaggio è per le casse dello Stato. «Ritengo che con questo tipo di decisione il governo ha puntato a ottenere un risultato con un ritorno mediatico maggiore di quello che avrebbe ottenuto azzerando l’Iva che era quello che tutti si aspettavano. Ma allo stesso tempo, nel fare questo, ha deciso per una soluzione che allo Stato costa di meno. Perché la riduzione delle prime due aliquote Irpef di un punto, tenuto conto anche di deduzioni e detrazioni, costa meno e però dà anche meno ai cittadini di quanto sarebbe derivato dall’azzeramento dell’Iva», dice Enrico Zanetti.

Fonte: La Stampa