Nuovo condono in vista: abbonata l’Imu alla Chiesta dal 2006 ad oggi

Gli enti non profit che svolgono attivita’ commerciale non dovranno pagare quanto dovuto di Imu dal 2006 ad oggi. Ô l’interpretazione rivelata a MF da autorevoli ambienti governativi a proposito della nuova versione del decreto sull’ esenzione dell’imposta municipale sugli immobili che e’ stato ieri approvato con riserva dal consiglio di stato.

Mentre si dibatte da tempo, scrive MF, sui possibili favori che il governo Monti vorrebbe fare agli enti ecclesiastici, dalla lettura del testo messo a punto dal ministero dell’ economia (sette articoli in cui vengono definite tutte le attivita’ della Chiesa e del non profit) emerge una clamorosa novita’: al di la’ di chi dovra’ effettivamente pagare l’Imu per l’uso “economico” di alcune porzioni di immobili soggetti invece all’ esenzione, e’ sicuro che cio’ avverra’ solo dal 2013. Nessuna richiesta, quindi, come invece vuole la commissione europea che si presume sul punto avra’ ancora da eccepire, per il periodo che va dal 2006 a oggi.

L’articolo 2 del decreto del tesoro, che ora ha ottenuto l’ ok con richiesta di modifiche dalla magistratura amministrativa, e’ infatti molto chiaro in proposito: “Le disposizioni del presente regolamento sono dirette a stabilire ai sensi della legge 24 marzo 2012 n. 27, le modalita’ e le procedure per l’applicazione proporzionale, a decorrere dal primo gennaio 2013 dell’ esenzione Imu per le unita’ immobiliari destinate a un’ utilizzazione mista, nei casi non sia possibile procedere all’ individuazione degli immobili o delle porzioni di immobili adibiti esclusivamente allo svolgimento delle attivita’ istituzionali con modalita’ non commerciali”. nsomma, per gli anni precedenti non ci sono rimandi al recupero delle somme eventualmente evase e quindi dovute, che potrebbero anche essere ingenti.

Il decreto del Tesoro, che ha ripreso in mano il provvedimento dopo un primo stop del consiglio di stato e una revisione dei poteri legislativi del governo inserita nel decreto sugli enti locali, stabilisce caso per caso, dalla lettera d alla q tutte le attivita’, previdenziali, assistenziali, sanitarie, didattiche, culturali, ricreative e sportive, i cui requisiti generali possono ricadere nell’ accezione di “modalita’ non commerciali” e quindi esenti da Imu. Ora bisognera’ vedere che ne pensa Bruxelles.