Confesercenti, per Pmi spesa Imu 140% superiore a Ici

Il passaggio dall’Ici all’Imu ha penalizzato in misura particolare gli immobili destinati a negozi e botteghe, colpiti da un prelievo pari a 1,8 miliardi, ossia 1.050 milioni in più rispetto ai 700 milioni derivanti dalla vecchia Ici. In sostanza, sugli immobili strumentali all’attività imprenditoriale grava, a partire dal 2012, un prelievo immobiliare pari a 2,4 volte (+140%) quello dell’Ici, che si scarica in larghissima parte (oltre i 2/3) sulle Pmi. Un prelievo fiscale maggiorato che colpisce non solo le imprese che sono proprietarie dell’immobile in cui svolgono la propria attività, ma anche quelle che conducono l’immobile in locazione e che si vedranno aumentare il canone dal proprietario colpito dall’Imu. A rilevarlo è uno studio di Confesercenti, che, a una settimana dalla scadenza per pagare l’Imu, sottolinea come, rispetto ai 18 miliardi di gettito previsti, la nuova imposta introdotta dal ‘salva Italia’ darà un gettito di oltre 23 miliardi: quasi il doppio dei proventi assicurati dall’Ici.

L’Imu, ribadisce Confesercenti, ha penalizzato in misura particolare gli immobili destinati a negozi e botteghe. Si tratta di quasi due milioni di unità immobiliari, 1.941.458, secondo l’indagine 2012 sugli immobili in Italia, prodotta dal dipartimento Finanze e dall’Agenzia del Territorio, che al Catasto sono censiti come categoria C1 e che per l’80% sono di proprietà di persone fisiche, per metà utilizzati direttamente e per l’altra metà detenuti in locazione. Ad accrescere la tassazione Imu su negozi e botteghe, continua Confesercenti, hanno contribuito tre fattori.

Il primo riguarda l’aumento di base imponibile, il valore ‘convenzionale’ attribuito ai locali, per effetto del più elevato coefficiente (55 in luogo del 34 previsto per l’Ici, da applicare alla rendita catastale rivalutata). Da solo, tale ‘adeguamento’ spiega quasi il 62% dell’aumento rispetto a quanto pagato in precedenza a titolo di Ici. Il secondo fattore, spiega Confesercenti, riguarda l’aumento dell’aliquota standard fissata ai fini Imu (0,76% rispetto allo 0,664% dell’aliquota media Ici nazionale), che spiega un altro 14%. Infine, terzo fattore è quello relativo all’ulteriore aumento di aliquota deciso da ciascun Comune nell’ambito delle facoltà accordate dal legislatore, aumento o riduzione dell’aliquota ordinaria in misura pari allo 0,30%.

L’esame delle delibere adottate dai Comuni capoluogo di Provincia rivela che, nella gran parte delle realtà territoriali, sottolinea lo studio di Confesercenti, hanno prevalso gli aumenti e che ciò ha portato a una lievitazione dell’aliquota complessiva, dallo 0,76% standard allo 0,97% dell’aliquota effettiva media. In sostanza, sugli immobili strumentali, prosegue l’associazione delle imprese in Italia, all’attività imprenditoriale grava a partire dal 2012 un prelievo immobiliare pari a 2,4 volte (+140%) quello dell’Ici, che si scarica in larghissima parte (oltre i 2/3) sulle Pmi.

Il forte aumento dell’Imu, per Confesercenti, è anche la conseguenza di una scelta che caratterizza l’intero impianto dell’imposta: quella di riservare allo Stato una parte consistente del gettito, la metà di quanto ricavato dagli immobili diversi dall’abitazione principale, compresi locali, uffici, negozi, botteghe, sulla base dell’aliquota dello 0,76%. Una scelta che, come è stato ampiamente osservato, inquina la natura d’imposta locale dell’Imu e che, sottolinea l’associazione delle imprese, nella realtà, finisce per dirottare sull’Erario centrale un gettito consistente: oltre 9 dei 23 miliardi di gettito complessivo; circa 700 milioni, sui 1.800 pagati dalle Pmi. Questa particolarità, spiega Confesercenti, rende ‘asimmetrica’ la facoltà di variare l’aliquota accordata ai Comuni.

I Comuni, infatti, sono frenati dall’apportare riduzioni che, secondo la legge, si scaricherebbe solo sulla loro quota, essendo ‘intoccabile’ la quota dello Stato; sono invece incentivati a maggiorare l’aliquota dell’Imu, considerato che il maggior gettito va interamente al Comune stesso. Peraltro, rilvea ancora lo studio, non vanno sottovalutati i rischi di concorrenza fiscale dannosa fra Comuni derivanti da una diversità territoriale di aliquote sugli immobili destinati all’attività imprenditoriale. E’ essenziale, invece, afferma la Confesercenti, che Regioni ed enti locali si concentrino sulla riduzione di spesa come si chiede allo Stato.

L’esigenza di contenere un prelievo sulle attività produttive rivelatosi più pesante del previsto si combina, rileva ancora la Confesercenti, con l’opportunità di rivedere la distribuzione delle competenze Comuni-Stato nella tassazione degli immobili.

In particolare, per l’associazione delle imprese, si potrebbe nell’immediato ‘azzerare’ gli aumenti Imu su negozi, botteghe e locali destinati ad attività produttive deliberati per l’anno 2012 dai Comuni, rispetto all’aliquota standard dello 0,76% fissata dal legislatore. Si tratta di circa 400 milioni che gli operatori economici potranno defalcare da quanto dovuto in sede di versamento del saldo, il 17 dicembre, ovvero, visti i tempi ormai ristretti, recuperare in sede di versamento della prima rata 2013, utilizzando un apposito credito d’imposta.

Esigenze di equità imporrebbero, peraltro, conclude la Confesercenti, che l’imprevisto ‘tesoretto’ Imu accumulatosi nel 2012, circa 5 miliardi oltre le previsioni, sia in parte impiegato per intervenire sugli aumenti di aliquota deliberati dai Comuni a carico delle famiglie.