Tares, slitta ad aprile la nuova tassa sui rifiuti

Un po’ di soldi in più a Comuni e Province, che però non bastano a placare la protesta dei sindaci. E il rinvio ad aprile della prima rata della Tares, la nuova tassa su rifiuti e servizi che debutteràil prossimo anno ma non a gennaio come in precedenza era previsto.

La finanza locale è stato il tema caldo dell’ultima lunga giornata della legge di stabilità in commissione Bilancio del Senato: tanto che in tarda sera le votazioni sono state interrotte per verificare con l’esecutivo la possibilità di un ulteriore passo verso le richieste degli enti territoriali. Su questo provvedimento si concentravano più che mai attese e pressioni, visto che si tratta sostanzialmente dell’ultima legge che sarà approvata prima dello scioglimento delle Camera: dopo il via libera in commissione il testo passerà all’esame dell’aula e poi tornerà a Montecitorio, dove avrà una rapidissima terza lettura finale.

La nuova tassa sui rifiuti sarà in realtà, almeno per il 2013, una riproposizione delle attuali tariffe, mentre le modifiche al meccanismo se ci saranno arriveranno solo gli anni successivi. Ma si arricchirà di una sorta di addizionale, una componente legata ai servizi indivisibili forniti dai Comuni, fissata in 30 centesimi a metro quadrato. Il maggiore incasso, un miliardo di euro, andrà però tutto allo Stato che ha provveduto a ridurre per un importo analogo i trasferimenti agli enti locali. I quali poi potranno aumentare il contributo fino a 40 centesimi. Era previsto che il pagamento avvenisse in quattro rate annuali (gennaio, aprile, luglio, ottobre). Ma ieri con una modifica dell’ultimo momento il governo ha permesso ai sindaci di variare il numero e la scadenza delle rate, inclusa anche la possibilità di versamento in un’unica soluzione a giugno: nel 2013 la prima rata è comunque spostata d’ufficio ad aprile. Quando forse i Comuni saranno un po’ più pronti a gestirla, e quando sarà già passata la data delle elezioni.

La tassa è stata introdotta dal decreto Salva Italia e serve ai Comuni per coprire i costi dello smaltimento rifiuti e le spese dei «servizi indivisibili», dall’illuminazione pubblica alla manutenzione strade. Tutti gli immobili sono soggetti alla Tares per l’80 per cento della superficie catastale. Gli importi saranno determinati dalle amministrazioni locali: in mancanza del regolamento attuativo nazionale, che non è stato adottato entro il termine previsto del 31 ottobre, gli enti faranno riferimento al Dpr 158/99, cioè al metodo cosiddetto “normalizzato” per remunerare la gestione del ciclo dei rifiuti: ci sarà una quota fissa determinata sulla base della superficie occupata, corretta con coefficienti per ognuna delle categorie individuate, e una porzione variabile calcolata sulla base del nucleo per le utenze domestiche e sulla base della superficie corretta con coefficienti di produttività per le utenze non domestiche. Insomma: una componente punta a coprire i costi degli investimenti nelle opere, e i relativi ammortamenti; l’altra risulta commisurata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione. Il nuovo prelievo sarà integrato da una quota di 0,30 euro al metro quadrato di superficie tassata, che il Comune può elevare a 0,40 euro a copertura degli altri servizi, anche graduando l’incremento in ragione della tipologia dell’immobile e della zona dove è ubicato. La cadenza è annuale: a ogni anno solare corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria. Deve essere il Consiglio comunale a deliberare la disciplina per l’applicazione del tributo e ad approvare le tariffe del tributo entro il termine fissato dalle norme statali per l’approvazione del bilancio di previsione.

Soggetti passivi

È tenuto a pagare chiunque possiede, occupa o detiene a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso siano adibiti, che producono rifiuti urbani: sono escluse dall’imposizione fiscale le aree scoperte accessorie o di pertinenza della abitazioni e le aree comuni condominiali non detenute o occupate in via esclusiva. Risultano legati da un vincolo di solidarietà i componenti del nucleo familiare così come coloro che usano in comune l’immobile: ciascuno di loro, dunque, può essere chiamato a pagare. In caso di utilizzi temporanei, entro i sei mesi dello stesso anno solare, il soggetto passivo è il possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e superficie. Il pagamento dovrà essere effettuato in favore del Comune dove si trova l’immobile tramite il modello F24: il codice tributo sarà reso noto al momento opportuno.

I Comuni potranno prevedere riduzioni fino al 30 per cento del prelievo ordinario nei seguenti casi: abitazioni con un solo occupante; abitazioni a disposizione o a utilizzo ridotto; locali delle utenze non domestiche adibiti ad uso stagionale o non continuativo, ma ricorrente; abitazioni occupate da soggetti che dimorano all’estero per oltre sei mesi l’anno; fabbricati rurali ad uso abitativo. Gli amministratori locali possono deliberare sconti o addirittura esenzioni per motivazioni di carattere sociale, ad esempio per i meno abbienti, ma la perdita di gettito va a carico del bilancio comunale.