Terremoto, le imprese si raccontano alla stampa estera

La realtà modenese colpita sei mesi fa dal terremoto e che dal 29 maggio non ha mai smesso di lavorare per far tornare il territorio quello di prima si è presentata ai giornalisti stranieri.

Ieri pomeriggio si è tenuto un incontro a Roma presso l’Associazione della stampa estera. Ospiti di Tobias Piller, corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung e presidente dell’associazione, Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Modena, Marco Arletti, vicepresidente dei Giovani industriali di Confindustria Modena, Giuliana Gavioli, manager della B. Braun Avitum Italia e responsabile della Sezione Biomedicale di Confindustria Modena, Gian Carlo Muzzarelli, assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, e Maino Benatti, sindaco di Mirandola.

A sei mesi dal drammatico evento sismico che ha colpito la provincia di Modena, l’incontro con i corrispondenti delle numerose testate europee e internazionali è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione del territorio e sulla condizione delle imprese e la loro capacità produttiva.

Pietro Ferrari ha messo in evidenza la peculiarità del terremoto che a maggio ha devastato l’Emilia e in particolare l’Area Nord di Modena. «Si tratta del primo disastro in Italia che abbia toccato un’area a forte vocazione industriale, mettendo in ginocchio un tessuto produttivo che incide in modo considerevole sul Pil nazionale e che ha una quota export tra le prime della nazione. Purtroppo, è anche avvenuto in un momento in cui l’Italia non ha sufficienti risorse e ha vincoli restrittivi da parte della Ue che consentono solo in parte di rispondere ai bisogni legittimi del territorio. Ma certamente lo sforzo messo in atto dagli emiliani è stato straordinario e credo che la nostra capacità di reazione possa essere presa come modello. Ognuno ha dato il massimo per rispondere a questa situazione di lutto e difficoltà. Sono tante le testimonianze degli imprenditori, e lo raccontano anche i numeri della ricerca che abbiamo commissionato all’istituto Ispo di Renato Mannaheimer: le aziende hanno ripreso immediatamente a funzionare. Subito dopo il disastro, infatti, le imprese hanno perso oltre il 40 per cento della capacità produttiva; oggi, a sei mesi di distanza, siamo tornati a oltre il 90 per cento rispetto alla produttività pre sisma. L’obiettivo di tutti è stato non perdere mercato e clienti, perché solo così la ricostruzione avrà le radici per proseguire. È un messaggio che è importante trasmettere al mondo, perché Modena è una delle prime dieci province italiane per prodotti esportati e perché qui operano importanti multinazionali. Vogliamo rassicurare tutti che gli investimenti fatti in questa zona non sono in pericolo».

Giuliana Gavioli si è soffermata in particolar modo sul settore biomedicale, uno dei fiori all’occhiello dell’Area Nord di Modena. «Le aziende del biomedicale sono un centinaio, in alcuni casi fanno parte di gruppi multinazionali (sei), e realizzano prodotti di altissima qualità con caratteristiche innovative molto particolari. Il distretto fattura 900 milioni di euro l’anno, ha una quota export del 40 per cento e quasi 5.000 dipendenti. D’altro canto, i pazienti dializzati in Italia sono quasi 50.000 e di questi 40.000 utilizzano i prodotti fabbricati a Mirandola. Posso raccontare la nostra esperienza: proprio per l’estrema specificità dei nostri prodotti, sapevamo che non ci si poteva fermare neanche un giorno, e non l’abbiamo fatto. Siamo riusciti a non fermare mai il flusso delle forniture, e in 15 giorni abbiamo ripreso la produzione, cosa non semplice perché abbiamo dovuto allestire camere bianche in tempi record. E mi preme ricordare che la multinazionale B. Braun Avitum ha deciso di non delocalizzare e ricostruire tutto nell’area, facendo ricorso alle proprie forze. Ma non possiamo non pensare alla miriade di aziende medio piccole, altrettanto importanti per il distretto biomedicale, che si trovano in gravissime difficoltà ad affrontare il post sisma».

Gian Carlo Muzzarelli ha illustrato il lavoro della Regione Emilia-Romagna in un questi difficili mesi. «Il primo messaggio che abbiamo voluto dare come istituzione è stato di difendere il lavoro, perché è essenziale a far ripartire il territorio. Al contempo ci siamo immediatamente attivati per la popolazione civile allestendo 38 campi profughi, e di garantire il regolare svolgimento dell’anno scolastico per gli studenti. Ora il nostro obiettivo sarà di riportare “a casa” tutti i cittadini e di permettere alle imprese l’accesso alle risorse per ridare fiato all’attività. Le risorse a disposizione sono di circa nove miliardi, di cui sei derivanti dalla Cassa depositi e prestiti che serviranno per gli interventi sulle case e sulle imprese danneggiate. Il punto è che prima riparte quest’area prima riparte il Paese».

Maino Benatti, sindaco di Mirandola, dopo avere fatto il quadro di quanto avvenuto nella principale città dell’Area Nord, che è risultata la più colpita dal sisma del 20 e 29 maggio, ha voluto rimarcare l’impegno di tutti a ricostruire. «La parte più antica del nostro centro storico è medievale e rinascimentale. E con questo intendo che tutti i palazzi all’interno delle vecchie mura diventate ora una circonvallazione sono “storici”, con tutti i problemi di recupero e ristrutturazione che ne consegue. Ma nessuno ha mai pensato di fare una “new town”, c’è la volontà e l’impegno generale a far rivivere la nostra città esattamente dov’era. Certamente siamo anche consapevoli che vi sono parti del centro che hanno bisogno di innovazione. Perché dobbiamo affrontare quella che chiamo la “capacità del nostro tempo di fare cultura” attraverso l’architettura e l’urbanistica. Il segno del nostro tempo non può essere solo quello industriale, assolutamente indispensabile, ma dobbiamo poter lasciare spazi e luoghi significativi a chi verrà dopo di noi. È un compito impegnativo e che non può essere lasciato a ogni singolo comune, per questo abbiamo chiesto alla Regione una legge che indirizzi questo lavoro».