Crisi: Rapporto Unipolis, fa paura all’80% degli italiani

crisiLa crisi economica fa aumentare la sensazione di insicurezza percepita in Italia. I dati che emergono dal ”Rapporto sugli italiani e la sicurezza”, realizzato da Fondazione Unipolis, Demos&Pi e Osservatorio di Pavia e presentato oggi a Milano, non lasciano spazio a intepretazioni: 8 italiani su 10 si dicono insicuri sotto il profilo economico, 9 su 10 affermano che l’Italia e’ ormai diventato ”Paese diviso, spezzato in due, dal punto di vista del reddito e delle condizione sociale” e che ”le distanze fra chi ha troppo e chi troppo poco sono aumentate negli ultimi dieci anni”. Aumenta cosi’ il numero di chi si colloca nella parte bassa della stratificazione sociale: se nel 2006 solo il 28% si considerava in una posizione sociale bassa o medio-bassa, oggi e’ il 53%, la maggioranza. Come dire: addio ceto medio.

”Nel 2012 gli italiani – sottolinea il prof. Ilvo Diamanti – appaiono insicuri senza se e senza ma”. Un fattore che dipende dalla crisi economica che nel 2012 si e’ ulteriormente aggravata. Se disoccupazione, cassa integrazione, precarieta’, impossibilita’ di trovare un lavoro, perdita di reddito e di potere d’acquisto costituiscono le paure e le preoccupazioni predominanti, emergono altri fattori ad alimentare incertezza e perdita di fiducia. E’ il caso della politica. ”Una dimensione dell’insicurezza accanto alle altre che contribuisce a moltiplicare il senso di precarieta”’. Cosi’, si guarda alle elezioni con timore, perche’ la maggioranza non le considera capaci di risolvere i problemi sul tavolo. ”Tuttavia – scrive Diamanti – quasi otto cittadini su dieci considerano la democrazia il sistema migliore, per il nostro Paese.

Nonostante la sfiducia espressa dai cittadini nei confronti dei partiti, dei politici”.

Cambia anche il ruolo dell’informazione e dei telegiornali. Se nel corso degli anni, come le precedenti edizioni del Rapporto hanno evidenziato, i notiziari TV hanno enfatizzato, fino ad alimentarla, l’insicurezza dovuta ai fenomeni criminali, nell’ultimo anno il peso delle notizie ansiogene e’ andato calando in modo significativo: dal 49% del 2011 al 19% dello scorso anno. L’informazione su episodi e storie criminose continua ad avere uno spazio significativo, specie se confrontato con i TG europei, ma questa ‘anomalia’ tutta italiana appare oggi ridimensionata, anche se non scompare. E sono soprattutto le degerazioni della politica ad aver preso il posto, nell’informazione televisiva, degli altri fattori di insicurezza. ”La corruzione politica e l’antipolitica – spiega ancora Diamanti – vengono trattate dai media come un genere a se’. Associate e affiancate all’incertezza politica, alimentata dalla crisi economica. E, infine, alla crisi politica che ha anticipato la scadenza elettorale. La politica diventa, dunque, una categoria specifica e quasi autonoma dell’insicurezza, che non mostra grande relazione con le altre dimensioni. Ma contribuisce a oscurarle, sui media. Perche’ il legame fra media e politica, in Italia, e’ sempre stato stretto. Visto che la politica ha ‘occupato’ i media, e in particolare la Tv. Trasformandola, nel corso del tempo, da ‘canale’ controllato dai partiti a spazio di comunicazione politica privilegiato e quasi esclusivo”.