L’Imu spazzatura: arriva Tares la nuova “piaga” fiscale

taresOdore d’ingiustizia. Puzza di fregatura. L’ultimo saccheggio, nelle tasche degli italiani, si chiama come oramai purtroppo sappiamo Tares, la nuova tassa che andrà a sostituire la vecchie imposte sui rifiuti (Tarsu e Tia) e che, come hanno già giustamente strillato nei giorni scorsi Adusbef e Federconsumatori, si tradurrà in un aumento del 25 per cento per le famiglie e toccherà rincari anche del 300 per cento per gli esercizi commerciali.

Una stangata che sarebbe, forse, appena appena tollerabile se il governo dei tecnici e le varie autorità locali avessero scritto la parola fine ad una delle più croniche emergenze italiane, che asfissia molte città del Sud e non risparmia anche Roma. Ma così non è. Se a Napoli, in Campania (dove non sono bastati ben 13 miliardi di euro spesi del tristemente famoso commissariamento extra-long) e a Palermo infatti l’emergenza spazzatura è un fatto quotidiano, il nuovo epicentro della crisi si è spostato tra Puglia e Calabria con disagi pesantissimi a Foggia, dove, alle difficoltà di sempre nella gestione o nello smaltimento dei rifiuti solidi si sono aggiunte, a complicare le cose, anche le minacce della criminalità organizzata che gioca l’alternativa delle discariche abusive e vuol mettere le mani su un business che non conosce crisi. Situazione molto pesante anche a Catanzaro e Lamezia Terme dato che, nei giorni scorsi, le strade sono state sommerse dall’immondizia perché le vecchie discariche di Alli, Pianopoli e della stessa Lamezia Terme sono oramai sature.

Emergenza con risvolti penali poi a Reggio Calabria, dove il Comune è commissariato per mafia e i dipendenti delle società che si occupano della raccolta sono da tempo senza stipendio, con il risultato che la città, dove già la raccolta differenziata non esiste, è sommersa di rifiuti. Sul limite di esplodere, la gestione dei rifiuti a Roma.

Nella Capitale oramai da parecchio tempo si va avanti a colpi di deroghe, dopo che la gara per «esportare» l’immondizia capitolina all’estero è andata deserta. L’ultima proroga per continuare a stipare la discarica di Malagrotta è stata concessa dal commissario giovedì scorso, contestualmente all’individuazione della località di Monti Dell’Ortaccio quale sede del nuovo impianto di raccolta. Una scelta, che ha scatenato puntualmente la protesta non solo gli abitanti delle due zona (Malagrotta come Monti dell’Ortaccio) che subito scesi in strada per respingere al mittente le proposte, ma anche del sindaco Alemanno e degli ambientalisti.

E se vogliamo continuare ad invelenirci, parlando di conti, costi e stangate per noi contribuenti, basti pensare che già la progenitrice della Tares, la Tarsu, in alcuni Comuni negli ultimi 15 anni era cresciuta addirittura del 470 per cento, a parità di superfici e rifiuti prodotti (dai 43 euro del 1996 ai 207 euro del 2011). Mentre secondo un rapporto della Uil-Politiche territoriali: in tre anni, dal 2008 e il 2010 il rincaro medio nelle venti città capoluogo di Regione è stato del 7,6 per cento.

Ciò significa che una famiglia media, di quattro componenti, che vive in una appartamento medio di 80 metri quadrati e che ha un reddito imponibile Irpef di 36mila euro, mentre nel 2008 si vedeva recapitare una bolletta di 194 euro, già nel 2010 ha dovuto sborsare 209 euro, circa 15 euro in più mentre nel 2012 per le famiglie italiane la stangata per questa tassa è stata di 225 euro medi, con un aumento del 2,4 per cento rispetto al 2011 e del 14,3 per cento, rispetto agli ultimi cinque anni, sempre stando ai dati emersi dal monitoraggio svolto dall’Osservatorio periodico sulla fiscalità locale della Uil. Il caso più clamoroso pensate dove si è verificato? A Napoli dove in tre anni la Tarsu è cresciuta del 48 per cento e il cittadino medio, sommerso dai rifiuti e dalle rivolte, già paga 336,80 euro all’anno, la cifra più alta tra i capoluoghi. E adesso largo alla Tares e ai suoi prossimi sconquassi nelle nostre bollette. Ci sarà un motivo se l’hanno già soprannominata «l’Imu della spazzatura».

Una stangata “drammatica” sul tessuto sociale locale, alla quale, però, non ci si potrà sottrarre, e che si aggiungerà ai rincari dei biglietti del trasporto pubblico, dell’Iva, dell’Rc auto e alle ricadute dell’Imu. «La situazione è sempre più difficile ma il Comune non può fare altro che adeguarsi – spiega l’assessore ai tributi di Reggio Filomena De Sciscio – La Tares è stata proposta dal governo Berlusconi e rivista poi nel decreto Salva Italia. Prevede un aumento della tariffa di 0,30 centesimi per ogni metro quadro della superficie occupata dall’abitazione o dall’attività. Il Comune non quindi ha discrezionalità a riguardo. Per quanto mi riguarda, credo sia una mazzata che, sinceramente, ci saremo potuti risparmiare. Anche l’associazione dei sindaci ha cercato di far cambiare idea al governo senza però riuscirci. Si tratta peraltro di un aumento che andrà allo Stato, che ci usa come esattori mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini». Poche le concessioni fatte dall’esecutivo, che ha deciso di far slittare la prima rata slittato ad aprile del 2013. «Non poteva essere altrimenti – spiega De Sciscio – ci avevano dato appena un mese di tempo per adeguare il regolamento comunale. Tempistica impossibile per riscrivere questa materia. Sono convinta, però, che il conto più salato andrà in capo alle imprese. Essendo una tassa, infatti, la Tares non potrà essere scaricata, a differenza di quanto era concesso prima. Quindi le aziende, oltre a dover pagare sostanzialmente di più dato che la tariffazione è legata alla superficie, non potranno scaricarsi il 10% dell’Iva. Vista con gli occhi di chi, e sono tanti, sono già in crisi, non può che far storcere il naso. Quello delle tasse si sta trasformando in un gioco al massacro, per tutti».

L’altra grana in capo ai comuni riguarda l’obbligo di emettere un bando per assegnare la gestione del servizio rifiuti, oggi in mano a Iren, alla quale è stata concessa una proroga fino al 2014. «Anche qui i tempi assegnati per il bando erano troppo stretti – dice l’assessore – nel merito si devono esprimere anche gli Ato e la Regione Emilia-Romagna. Per questo ci hanno concesso tempo fino al prossimo anno».

Per dare una mano alle aziende si potrebbe passare dalla Tares alla tariffazione puntuale, opzione che permette di conteggiare l’effettiva quantità di rifiuti prodotti, slegando la bolletta dal solo criterio della superficie occupata, permettendo inoltre alle imprese di scaricare l’Iva. Una soluzione ampiamente caldeggiata nei giorni scorsi dal vice presidente degli Industriali Reggiani Savino Gazza, che aveva chiesto investimenti ai comuni reggiani in tal senso, visto che «continuare ad aumentare la leva fiscale non potrà che portare l’imprenditoria al collasso». «Ci siamo informati su come poter applicare questo sistema ma i costi sono troppo alti – frena De Sciscio – Bisognerebbe infatti misurare i bidoni, applicare dei microchip e adottare un sistema molto complesso per implementare il quale ci vorrebbe molto tempo. In generale, quindi, l’investimento farebbe lievitare a dismisura il costo del gestore, che si ripercuoterebbe anche sulle bollette delle singole famiglie».