Consumi ai minimi storici, grido d’allarme dei costruttori

crisiI consumi sono scivolati ai minimi storici a fine 2012 e crolla il clima di fiducia delle famiglie: non e’ detto dunque che il peggio sia alle spalle. A certificarlo e’ la Confcommercio il cui indicatore dei consumi ha registrato a dicembre scorso una diminuzione del 2,7% in termini tendenziali e un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente. Anche se i dati congiunturali degli ultimi tre mesi del 2012 indicano, “una modesta attenuazione della dinamica fortemente riflessiva dei consumi che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi” sono tuttavia “ancora presenti, elementi di spiccata criticita’ che non permettono di stabilire se nei mesi finali del 2012 si sia toccata la fase piu’ negativa del ciclo”.

E questo spiega perche’ la percezione di una situazione economica “fortemente compromessa e’ diffusa tra le famiglie il cui clima di fiducia ha fatto registrare a gennaio 2013 un nuovo regresso portandosi sul livello piu’ basso dal 1996”. La dinamica tendenziale dell’indicatore di dicembre riflette una diminuzione del 3,1% della domanda relativa ai servizi e del 2,6% della spesa per i beni. Particolarmente difficile, sottolinea Confcommercio, risulta la situazione del mercato del lavoro. A dicembre si sono persi, rispetto a novembre, oltre 100mila posti di lavoro. Da luglio 2012 la riduzione supera le 270mila unita’. Il tasso di disoccupazione e’ ormai attestato stabilmente al di sopra dell’11%. La debolezza del quadro interno e le incertezze che caratterizzano l’evoluzione a breve-medio termine si leggono anche nell’andamento del clima di fiducia delle imprese che a gennaio rimane sui livelli minimi, con un indebolimento del sentiment delle imprese manifatturiere. Secondo l’indicatore Confcommercio, il 2012 si chiude quindi “con la peggiore contrazione reale da quando e’ calcolato l’indice (2000). La riduzione del 2,9% appare meno grave di quella che con tutta probabilita’ si osservera’ sui dati esaustivi dell’Istat (-4,1/-4,2%). Le prospettive a breve termine non sono ancora orientate a una ripresa dei consumi”.

Proprio l’istituto di statistica rileva che i redditi al Sud sono un quarto sotto la media. Il reddito disponibile per abitante si attesta a 20.800 euro sia nel nel Nord-ovest che nel Nord-est; e’ pari a 19.300 euro nel Centro, mentre scende a 13.400 nel Mezzogiorno (il 25,5% in meno della media nazionale). La graduatoria regionale vede al primo posto Bolzano, con oltre 22.800 euro, e all’ultimo la Campania, con poco piu’ di 12.500 euro. Nel 2011, il reddito disponibile delle famiglie (a prezzi correnti) registra la crescita piu’ marcata rispetto all’anno precedente nel Nord-est (+2,7%, contro il +2,1% a livello Italia), grazie ai risultati molto positivi di Emilia-Romagna (+3%) e Veneto (+2,8%). Nel Nord-ovest l’incremento e’ di poco inferiore (+2,5%), mentre nel Centro e nel Mezzogiorno la crescita del reddito disponibile si ferma sotto il valore medio nazionale (rispettivamente +1,5% e +1,6%).

Arriva intanto il grido d’allarme dei costruttori. Sono oltre 500.000 i posti di lavoro persi nell’edilizia dall’inizio della crisi e si registra un boom dei fallimenti delle imprese edili, ormai vicine alla cifra record di 10.000. E’ questo il bilancio fornito dall’Ance che ha avviato oggi con Silvio Berlusconi, gli incontri con i leader politici in vista delle prossime elezioni. In particolare il settore ha perso 360mila posti pari a 72 Ilva di Taranto, 450 Alcoa o 277 Termini. Se si considera l’indotto si arriva a 550mila unita’. L’Ance denuncia inoltre l’eccessivo peso delle tasse sulla casa che supera ormai i 44 miliardi di euro, di cui ben 23 derivano solo dall’Imu. Nel 2012 sono ben 9 le voci di tassazione sul possesso degli immobili, il 36,8% in piu’ rispetto al 2011, ovvero circa 12 miliardi di euro. I mutui per le famiglie si sono dimezzati e le compravendite di abitazioni sono crollate del 24%. I costruttori chiedono impegni alla politica per la prossima legislatura: piu’ investimenti, meno costo del lavoro e norme per salvaguardare le imprese che falliscono. Ma anche di eliminare l’Imu sull’invenduto e renderla piu’ equa, introdurre i ‘casa bond’, ossia obbligazioni a media lunga scadenza emesse dalle banche e acquistate da investitori istituzionali per finanziare i mutui delle famiglie, e attuare il piano citta’