Dall’Emilia un segnale per la ripresa

«La decisione di organizzare il vostro incontro qui a Mirandola è stato un forte segnale per tutti noi: per la nostra gente e per le nostre imprese», sono parole di grande riconoscenza quelle espresse da Maino Benatti, sindaco di Mirandola all’apertura del 26° meeting di Cortina per l’Emilia organizzato dei giovani imprenditori di Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige che eccezionalmente quest’anno si è spostato nell’epicentro della zona colpita dal sisma dello scorso maggio.

Un segnale forte, di coraggio quello che i giovani imprenditori hanno voluto esprimere per sottolineare la vicinanza a una terra che, come l’ha definita Gian Carlo Muzzarelli, assessore regionale all’attività produttive «trema, ma non molla; una terra che ha saputo rialzarsi in fretta e che vuole correre più di prima per se stessa e per l’intero Paese. Un territorio dove il patto tra imprese e lavoratori è stato forte e dove il diritto a ricostruire è stato garantito in tempi veloci e rapidi».

«Perché proprio qui, nel cuore dell’Emilia, c’è stato un vero gioco di squadra e grande senso di responsabilità», ha continuato Maurizio Marchesini, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, «sebbene non possiamo nascondere che ci sono ancora tante difficoltà da affrontare come l’elevata complessità delle procedure per la richiesta dei fondi per la ricostruzione, la delicata questione della white list, per non parlare del problema del credito che ha portato molte aziende al collasso per mancanza di liquidità, una difficile situazione che affligge a livello nazionale tutte le nostre imprese. Perché ormai, possiamo dirlo, ci troviamo in una fase di “terremoto economico nazionale”, e l’unico modo per uscirne è andare nella stessa direzione».

meetinggiovaniconfindustriaDi questo ne è convinto anche Innocenzo Cipoletta, presidente di Aifi (Associazione italiana del private equity e venture capital) intervenuto alla tavola rotonda “Start me up! Riaccendiamo le imprese, riaccendiamo il Paese” organizzata durante il convegno. «L’Italia è un Paese ad alto rischio dal punto di vista del debito, la domanda interna dei consumi è crollata, il problema oggi non è solo quello di far ripartire le imprese, ma l’economia in generale, bisogna rimettere i soldi in tasca agli italiani. L’unico motore di crescita per il nostro Paese è l’innovazione e la ricerca, solo se investiremo in questi settori potremo uscire da questo periodo di profondo stallo».

Ed è proprio il momento di forte ingovernabilità e instabilità del Paese a preoccupare maggiormente Luca Cordero di Montezemlo. Il presidente di Italia Futura, intervistato durante il meeting ha sottolineato che «il nostro Paese, pur avendo settori di eccellenza riconosciuti a livello mondiale, non cresce da troppo tempo: povertà e disoccupazione hanno toccato livelli preoccupanti e l’imposizione fiscale e l’eccessiva burocrazia sono diventati ormai problemi insormontabili da affrontare per le singole imprese. Quello che ci serve ora e subito è un maggiore senso dello Stato e di responsabilità da parte della classe politica che deve impegnarsi con coraggio ad affrontare poche grandi priorità: riforma elettorale, taglio del numero e dei privilegi dei parlamentari, sblocco dei 70 miliardi di debiti della pubblica amministrazione verso le nostre aziende e attuazione di un reale piano di liberalizzazioni».

Forse guardando proprio l’esempio e il coraggio delle imprese colpite dal terremoto che con tenacia sono ripartite, lo Stato dovrebbe rimboccarsi le maniche e dare una svolta concreta al Paese. Di questo ne è convinto Brunello Cucinelli, presidente e amministratore delegato della Brunello Cucinelli Spa, «perché dobbiamo cominciare a reagire a questa crisi economica, dobbiamo toglierci dalla testa quella paura di fare che crea solo immobilismo e non porta nulla. Dobbiamo cominciare a vedere la crisi come un’occasione di possibile rinascita. In Europa siamo secondi solo alla Germania, abbiamo dunque tutte le intelligenze tecniche e professionali per risalire la china. Dobbiamo solo trovare una nuova collocazione per il nostro Paese e da qui ripartire con ottimismo».

Quello stesso ottimismo e quelle voglia di fare che hanno dimostrato le aziende emiliane, come racconta Giuliana Gavioli, direttore risorse umane e relazioni esterne della B.Braun Avitum Italy, azienda del biomedicale duramente colpita dal sisma «questo è un territorio che non molla. Noi, grazie all’aiuto di tutti i nostri dipendenti, delle istituzioni locali e della casa madre, che nel momento di difficoltà ha creduto in noi, non ci siamo mai fermati e qualche settimana fa abbiamo inaugurato il nuovo stabilimento».

E la voglia di fare e di reagire dei giovani industriali c’è e si percepisce dalle parole del presidente Jacopo Morelli a conclusione del convegno. «Noi ci siamo, e siamo pronti a riaccendere il Paese, ma serve una svolta reale della politica. Il Paese ha bisogno di soluzioni concrete su poche, ma grandi emergenze: prima, fra tutte il lavoro».

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