Confindustria Emilia Romagna: “Adesso basta”. Pronti i decreti ingiuntivi per lo Stato

PieroFerrariLa situazione peggiora ogni giorno di più in Italia, la politica non ascolta i problemi dei lavoratori e delle imprese e ormai il livello di esasperazione è troppo alto. Tutti gli industriali emiliano-romagnoli, sotto la regia di Confindustria Emilia-Romagna, sono pronti a scendere in piazza anche con i sindacati e avvertono: “Quando i pilastri cedono il palazzo viene giù”.

Durante un’insolita conferenza stampa a Bologna, tutti i nove presidenti provinciali di Confindustria, assieme ai presidenti di Confindustria ceramica e Ance, hanno lanciato un ultimatum alla politica: “Solo affrontando e risolvendo la questione economica, la politica potrà recuperare credibilità” ha spiegato il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Maurizio Marchesini.

“Il nostro è un grido di allarme, oggi le imprese stanno veramente soffrendo” gli ha fatto eco Stefano Landi, presidente dell’associazione di Reggio Emilia. Franco Manfredini, il leader del settore della ceramica – che ha a Sassuolo il distretto – si è detto “deluso e preoccupato per l’atteggiamento delle forze politiche che sembrano preoccuparsi solo dei loro equilibri politici e non dei problemi del paese”.

L’avvertimento fatto prima delle elezioni diventa ora una minaccia neanche troppo velata: “Non escludiamo iniziative ancora più eclatanti anche con i sindacati con i quali il dialogo è costante e quotidiano – ha spiegato Marchesini -, ma anche con le associazioni, gli artigiani e tutti quelli che sono coinvolti nel mondo del lavoro”. “La nostra protesta sarà molto forte e determinata” perché “l’esasperazione è cresciuta” e dentro il sistema confindustriale nazionale, ha ammesso il presidente dell’Emilia-Romagna, “l’intenzione di far crescere il livello di protesta è molto diffuso”.

Per una volta imprenditori e sindacati potrebbero trovarsi dalla stessa parte della barricata, contro un governo che non esiste ancora e contro una classe politica che non ha compreso l’urgenza della crisi economica in Italia. Per questo il 9% del pil nazionale e il 12,7% dell’export – l’Emilia-Romagna – ha deciso di ribellarsi all’impasse che si è creato dopo le elezioni. “Per scendere insieme in piazza bisogna essere tutti d’accordo” ha precisato Marchesini che non ha comunque escluso un’iniziativa con anche le tre sigle sindacali. “Tutto il mondo del lavoro deve coalizzarsi per portare la protesta a un livello ancora più alto”.

Gli industriali vogliono “un governo stabile, un governo di emergenza” entro pochi giorni, ed escludono elezioni immediate: “Se dalle prossime elezioni si ripresenta una situazione di ingovernabilità, come paese possiamo portare in tribunale i libri perché il rischio è molto alto”. Cinque sono le priorità a cui si dovrà dare una risposta nei prossimi giorni: sblocco integrale dei 40 miliardi di crediti della pubblica amministrazione alle imprese; investimenti produttivi in ricerca, innovazione e internazionalizzazione; rilancio del settore delle costruzione con una “terapia d’urto”; abbassamento del cuneo fiscale; un intervento straordinario di “decontribuzione per le nuove assunzioni”.

GESTO ECLATANTE

Se entro la prossima settimana non sarà autorizzata agli enti locali la spesa di 7,8 miliardi per pagare le aziende creditrici del comparto edile, l’Ance Emilia-Romagna proporrà alle imprese aderenti di “attivare dei decreti ingiuntivi”. “Il gioco al rimbalzo sul patto di stabilità è una scelleratezza – ha detto il presidente Gabriele Buia nella sede di Confindustria Emilia-Romagna a Bologna -. Il mondo delle costruzioni non può più aspettare”.

“E’ ora di smettere di pensare a tutt’altro che al bene del paese – ha spiegato Buia – Il comparto delle costruzioni sta soffrendo moltissimo” e il tentennamento del governo sullo sblocco del patto di stabilità “è indecente e intollerabile”. Agire con decreti ingiuntivi verso le pubbliche amministrazioni per costringerle a sforare il patto di stabilità “è una soluzione drastica, ma non possiamo più aspettare”.