Emilia-Romagna a un anno dal terremoto, geologi: «Ora c’è l’emergenza frane da affrontare»

terremoto1Il 20 maggio 2012, alle 4 di notte, in Italia tremarono i sismografi e i cuori degli emiliani. Iniziò così la fase più drammatica delle sequenza di scosse telluriche che falcidiarono l’Emilia-Romagna, portando via con sé vite, lacrime e imprese, lasciandosi dietro migliaia di sfollati. A quasi un anno da quel drammatico maggio, proprio l’Emilia ospita oggi i vertici del Consiglio nazionale dei geologi, che si sono dati appuntamento sui luoghi del terremoto per confrontarsi sulla Prevenzione e riduzione del rischio sismico.

«Con le frane ed i terremoti si può convivere, ma non si può fingere: dimenticare l’aspetto geologico è un errore enorme! La Prevenzione dei rischi geologici si fa con la conoscenza», ha tenuto a precisare alla vigilia dell’importante conferenza Gabriele Cesari, nuovo presidente dell’ordine dei geologi della Regione. «Non è il terremoto ad uccidere, ma il crollo dei fabbricati . Già nel 1993 – ha aggiunto – proprio a Ferrara , i geologi posero l’attenzione sul rischio a cui il territorio è esposto. Il geologo ha due strumenti fondamentali: la memoria storica e l’osservazione del territorio. Meglio se la pianificazione ne tenga conto (non ci consola dire “l’avevamo detto”, come nel convegno di 20 anni fa) ed inoltre ha anche a cuore il bene comune: lo dimostra l’iniziativa adotta un monumento dei colleghi ferraresi che verrà premiata. Decine di colleghi si sono messi gratuitamente a disposizione della collettività nel tentativo di salvare anche beni culturali di estrema importanza».

Come per la maggioranza del territorio italiano, quello dell’Emilia-Romagna è tanto prezioso quanto a rischio. Affrontare l’emergenza non è sufficiente, occorre lavorare con costanza e precisione sul lato della prevenzione: come sottolineano i geologi, il rischio frane non passa mai. «Più di 800.000 persone – ha dichiarato Paride Antolini, consigliere nazionale dei geologi, snocciolando i dati del rapporto anno 2010 del Centro Studi del Cng in collaborazione con il Cresme – in zone ad elevata criticità idrogeologica. Il 37,4% degli edifici scolastici e il 36,1% degli edifici ospedalieri sono in zone potenzialmente ad elevato rischio sismico, 1.308.443 persone risiederebbe in zone potenzialmente ad elevato rischio sismico, gli edifici pubblici e privati, residenziali e non residenziali in zone potenzialmente ad elevato rischio sismico sarebbero 329.591».