Giorgio Squinzi: «Se chiudono le imprese muore il Paese»

CONFINDUSTRIA_464x238L’Italia è a pezzi e l’impresa sta morendo di asfissia. I dati presentati alla biennale della Piccola Industria di Confindustria dal direttore del Centro Studi Confindustria Luca Paolazzi sono crudi nella loro durezza: dal 2007 ad oggi il Pil è sceso dell’8 per cento. Nell’ultimo quadriennio hanno chiuso oltre 45 mila imprese manifatturiere. 34 al giorno solo nel 2012.

«L’industria impiega più di 8 milioni di persone», ha sottolineato Giorgio Squinzi. «Stiamo dunque giocando con 8 milioni di famiglie. Non vogliamo farci sopraffare dallo sconforto e dalla rabbia ma deve essere molto chiara una cosa: la priorità del Paese si chiama crescita».

«Serve un patto tra produttori per salvare l’Italia» ha detto Vincenzo Boccia, che si è rivolto anche ai sindacati per ritrovare «lo spirito del dopoguerra. Finiamola con la lunga stagione degli strappi».

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, seppur non presente, ha voluto inviato un messaggio alla platea degli imprenditori riunita a Torino. «Le grandi risorse di competenza tecnica e di capacità imprenditoriale che si esprimono nella produzione manifatturiera costituiscono un potenziale di sviluppo dell’economia e di crescita dell’occupazione che deve essere ulteriormente valorizzato».

«In 50 giorni abbiamo buttato l’1 per cento del Pil e ottenuto la vittoria del non-governo», ha concluso Squinzi. «Le imprese o si indebitano o chiudono. Se chiudono le imprese il Paese muore».