Il ‘salva-aziende’ già nel mirino

montiA poche ore dalla partenza operativa, il decreto sui pagamenti arretrati della pubblica amministrazione è già un cantiere aperto. Il provvedimento non piace al tessuto produttivo; sia Rete imprese sia Confindustria hanno esplicitato le loro perplessità. E il Pdl, ieri, ha cavalcato questi dubbi e ha attaccato a testa bassa la norma. Secondo via dell’Umiltà, andrà rivista con «una profonda azione emendativa» nel suo passaggio in Parlamento. Il tempo stringe: oggi il Consiglio dei ministri approverà il Def, confermando le stime per il Pil italiano. Nel 2013 ci sarà un calo dell’1,3 per cento mentre il debito potrebbe toccare quota 130 per cento.

La linea del Pdl è stata decisa ieri dopo un incontro con i rappresentanti di Rete imprese (riunisce Confartigianato, Confcommercio, Cna, Casartigiani e Confesercenti). Il testo, che approderà alla Camera il 29 aprile e sarà discusso dalla commissione speciale, dicono, va sottoposto a una «vera e propria riscrittura». Secondo il partito di Berlusconi, le maggiori criticità «riguardano il rischio di esclusione delle piccole imprese, le persistenti complicazioni burocratiche, l’entità insufficiente delle risorse in campo». Parla di «profonde modifiche» anche Rete imprese, perché «le misure previste non consentono di rispondere con efficacia e tempestività alla situazione di emergenza in cui si trovano le imprese dell’artigianato e del terziario di mercato». Non piace il fatto che le imprese restino «passive», né la complessità della procedura. Ma, soprattutto, lascia dubbi la lentezza con la quale le risorse arriveranno a destinazione: sarebbe meglio mettere in circolo subito tutti i 40 miliardi e prevedere soluzioni anche per il resto del debito, pari ad almeno altri 50 miliardi. Mentre anche la Cgia di Mestre contesta il fatto che lo Stato metterà di tasca propria solo «500 milioni».

DUBBI tanto più pesanti, perché anche le grandi imprese li condividono. Il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, pur riconoscendo l’importanza del provvedimento, ieri ha sottolineato l’eccessiva lunghezza e complessità delle procedure, chiedendo esplicitamente che «il Parlamento accolga le necessarie correzioni». E anche dal Pd arrivano ipotesi di modifiche, anche se Pierpaolo Baretta spiega che «il nostro obiettivo è migliorare il decreto, non fermarlo come invece vuole fare il Pdl che intende riscriverlo». Insomma, così com’è il provvedimento non piace a nessuno

Fonte: Quotidiano.net