In Emilia-Romagna una recessione senza tregua

receL’economia dell’Emilia-Romagna è in grossa difficoltà. Nel quarto trimestre del 2012 la fase recessiva è diventata ancora più marcata. La produzione delle piccole e medie imprese è diminuita del 5,5 per cento rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, consolidando il trend negativo iniziato a fine 2011.

Non si intravvedono ancora segnali di ripresa. È quanto emerge dall’indagine congiunturale che riguarda la chiusura 2012 e le previsioni per il 2013 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.Il dato regionale del 2012 risente pesantemente degli effetti del sisma del mese di maggio, che ha colpito un’area ad alta vocazione manifatturiera e con spiccata propensione all’export. Nel corso del 2012 la contrazione del Pil è di conseguenza, seppur di poco, superiore a quella del Paese, -2,2 per cento, invertendo una tendenza consolidata nel tempo. Produzione, vendite e ordini sono peggiorati di trimestre in trimestre nel corso del 2012.

Complessivamente, l’anno si è chiuso con un calo della produzione e del fatturato del 4,3 per cento. Più elevata la diminuzione degli ordini, a sottolineare come i prossimi mesi si preannuncino difficili, specie sul fronte dell’occupazione. A subire i cali più pronunciati sono il sistema moda ed i comparti del legno e della ceramica, che scontano anche la perdurante crisi dell’edilizia.

Tutte le classi dimensionali segnano variazioni negative: peggio vanno le cose per le imprese piccole rispetto alle grandi, differenza giustificata dalla maggior propensione delle seconde verso l’export, ancora una volta l’unico fattore di spinta alla crescita, in una fase in cui la domanda interna non accenna a riprendersi. Tuttavia, a causa di una congiuntura internazionale non favorevole, il traino del commercio con l’estero ha attenuato la sua forza propulsiva: nel 2010 le esportazioni regionali erano aumentate di oltre il 16 per cento e nel 2011 del 13 per cento, ma nel 2012 la crescita si è fermata al 3,1 per cento, risentendo anche dei contraccolpi del terremoto su filiere particolarmente orientate all’export (biomedicale e ceramica in primis).

Quasi due terzi delle esportazioni restano ancora destinati al mercato europeo, un’area su cui è sempre più difficile competere, sia per la debolissima dinamica congiunturale della domanda, sia per l’aumento della concorrenza. Continua, con andamenti altalenanti nei diversi Paesi, lo sforzo di riorientare le esportazioni verso i mercati emergenti, più lontani e impegnativi per le Pmi.

«Il quadro di difficoltà per l’economia regionale», ha ricordato il presidente Maurizio Marchesini, «si rafforza e rischia di intaccare i fattori portanti della struttura produttiva». Si acuisce la caduta della domanda interna: i consumi inseguono, e provocano, la discesa del reddito delle famiglie; gli investimenti restano sospesi in attesa che migliorino le prospettive e il clima di fiducia. Su entrambi si stringe la morsa della riduzione del credito.

Le prospettive sino a giugno 2013 – rilevate da Confindustria Emilia-Romagna con la propria Indagine semestrale su 740 imprese con 76.600 addetti e 26 miliardi di euro di fatturato – rispetto al primo semestre dell’anno scorso, sono le seguenti: un imprenditore su quattro si aspetta un aumento della produzione, il 52,7 per cento si aspetta una stazionarietà e il 22,3 per cento una riduzione dei livelli di produzione. Per quanto riguarda l’andamento della domanda totale, il 25,7 per cento delle imprese si attende un aumento degli ordini, il 48,1 per cento una stazionarietà. Più ottimistiche le aspettative sulla domanda estera, per la quale il 31,2 per cento degli imprenditori si attende un aumento.

Permangono i segnali di preoccupazione per quanto riguarda il mercato del lavoro, con quasi 3 imprenditori su 4 che si attendono che l’occupazione rimarrà stazionaria e un saldo ottimisti-pessimisti pari a -5,5 punti.

Il credito in Emilia-Romagna, secondo l’analisi del Servizio Studi di Intesa Sanpaolo, è rimasto debole sul finire del 2012 e ha aperto il 2013 ancora in calo, in linea con la tendenza nazionale, risentendo del crollo dei fattori di domanda. Il complesso dei prestiti a famiglie e imprese ha segnato un calo del 2,8 per cento nell’ultimo trimestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011 e ha iniziato il 2013 in flessione del 3,2 per cento.

L’andamento è determinato dall’indebolimento dei prestiti alle imprese che nel quarto trimestre 2012 hanno registrato un calo del 3,8 per cento, confermatosi a gennaio 2013 (-4,2 per cento). L’evoluzione dei prestiti alle imprese della Regione non si discosta dalla tendenza nazionale: -2,1 per cento medio nel 2012 in Emilia Romagna, -2,2 per cento per il sistema Italia. I dati più recenti confermano andamenti allineati: -4,2 per cento a gennaio in Emilia Romagna, -3,9 per cento nella media Italia.

L’indebolimento dei prestiti alle imprese trascina in calo tutte le province dell’Emilia Romagna. Ferrara e Ravenna si distinguono per variazioni molto contenute (-0,5 per cento nei prestiti alle imprese a gennaio). Tre province contengono il calo tra -2 e -3 per cento circa: Bologna (-2,3 per cento), Forlì-Cesena (-2,8 per cento) e Modena (-3,1 per cento). Prestiti alle imprese in evidente contrazione si sono registrati a Rimini (addirittura -9,3 per cento), Reggio Emilia (-7,7 per cento), Parma (-6,5 per cento), Piacenza (-5,3 per cento).