Bruxelles promuove l’Italia Nel 2013 deficit giù ma disoccupazione record

euroI dati tanto attesi della Commissione europea sono arrivati. L’Italia è più vicina alla meta che è l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Nelle stime di primavera Bruxelles promuove l’Italia per il percorso virtuoso di riduzione del deficit ma con molto riserve e soprattutto conferma la raccomandazione a non allentare la presa del rigore. Le emergenze continuano ad essere l’alto debito pubblico e la disoccupazione. Per questo la Commissione, tra le righe, sconsiglia di andare avanti con l’ipotesi di abolire l’Imu, mentre sollecita la riduzione del costo del lavoro che è vista come l’unica in grado di ridare fiato alle imprese e quindi di liberare risorse da convogliare ad aumenti salariali.

Veniamo ai dati. Nelle stime di primavera sono confermate le previsioni per il 2013 del governo di un calo del deficit in rapporto al pil, sotto la soglia «invalicabile» del 3%, ossia al 2,9% nel 2013 e al 2,5% nel 2014 (la stima del governo è rispettivamente 2,9% e 1,8%). E questo apre la strada per la chiusura della procedura comunitaria europea. Un traguardo che nel triennio 2013-2015 potrebbe garantire 12 miliardi di liquidità in più per investimenti. Lo stesso commissario europeo, Olli Rehn, ha riconosciuto che il deficit sotto il 3% «facilita l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo». Ma la decisione, attesa per il prossimo 29 maggio, verrà presa a condizione che «continui l’impegno per finanze pubbliche solide». Per questo Bruxelles, ha ribadito Rehn, attende «con impazienza» i dettagli del piano di stabilità e del programma di riforme. Lo stesso Rehn è in contatto con il ministro dell’Economia Saccomanni.

In una nota il ministero dell’Economia esprime soddisfazione per i dati della Commissione che, dice, «certificano un importante aggiustamento dei conti e che il Paese può contare oggi e per i prossimi anni su un quadro di finanze pubbliche sane». Poi viene ribadito che il ministero, «proseguirà il dialogo con Bruxelles per illustrare le misure che saranno prese per sostenere la crescita e l’occupazione, pur restando su un sentiero di finanza pubblica sostenibile». Uscire dalla procedura di deficit eccessivo consentirebbe all’Italia di «beneficiare nuovi spazi di flessibilità per politiche di sviluppo». Inoltre ha un valore segnaletico importante, soprattutto perchè c’è un nuovo governo sottoposto a forti tensioni interne proprio sulla gestione dei conti pubblici (vedi la questione dell’Imu), può servire a ridurre gli spread (nel rapporto di previsione si segnala come l’anno scorso la spesa per interessi sul debito è aumentata dello 0,5% arrivando al 5,5% del pil).

Ma l’aggiustamento dei conti pubblici è costato caro al Paese in termini di posti di lavoro e di crescita. Non a caso la disoccupazione, secondo le previsioni dell’Unione Europea, aggiungerà quota 11,8% nel 2013 e sfonderà la soglia del 12%, arrivando al 12,2% nel 2014, contro rispettivamente l’11,6% e il 12% stimati a febbraio. Secondo Bruxelles, però, è attesa una «stabilizzazione» il prossimo anno. Così mentre nell’Eurozona resta invariata rispetto alle vecchie stime, rispettivamente al 12,2% e 12,1%, in Italia «la ripresa dell’attività economica è troppo lenta per ridurre la disoccupazione». Secondo la Ue «senza riforme, l’alta disoccupazione potrebbe mettere a rischio la coesione sociale».

L’austerità ha compresso anche la crescita. Sempre secondo le stime Ue nel 2013 il Pil italiano scenderà dell’1,3%, per poi risalire dello 0,7% l’anno prossimo. Male anche le previsioni sul debito che aumenta, in seguito alla decisione di sbloccare i debiti della pubblica amministrazione: nel 2013 sarà a quota 131,4% del Pil, per salire ulteriormente al 132,2% nel 2014. Il peso del pagamento dei debiti arretrati è pari a circa il 2,5% nel periodo 2013-2014, stima Bruxelles. Proprio perchè il debito pubblico è molto elevato, ha spiegato Rehn, è importante «proseguire la rotta del consolidamento delle finanze» e che l’Italia lavori per «il ritorno della competitività e la capacità di tornare a crescere e creare posti di lavoro».

Intanto ieri la Ue ha concesso due anni di tempo ala Francia per raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit sotto la soglia del 3%.