Il Sassuolo è in serie A

SassuoloSerieA1Nessuno osava sognarlo fino a qualche anno fa. Fino ad una serata di Aprile del 202 quando ad Orlando, in Florida, al termine di una “serata Mapei” organizzata in occasione del Coverings, rispondendo ad una nostra domanda (suggerita da Rudy Baldelli già in pressing da tempo) un Giorgio Squinzi che aveva appena abbandonato il ciclismo rispose: “Il Sassuolo? Sono molto legato alla città e a Claudio Sassi, lui l’avrebbe voluto. Ci penserò”

Il Sassuolo è in serie A, il trionfo di una piccola realtà che piccola non ha mai voluto sentirsi.

Dopo l’abbandono del presidente Gibellini, con la cordata capitanata da Rudy Baldelli che faticava a mantenere alti gli investimenti di un gruppo di soci un po’ troppo eterogeneo, Giorgio Squinzi e la Mapei presero il timone: arrivarono Carlo Rossi e Nereo Bonato, arrivò la C1 e dopo poco la serie B e fu già un trionfo per chi, i neroverdi, era abituato a seguirli a Palazzolo, a vederli dalle tribune in terra battuta di Roteglia, a chi prendeva l’auto per la trasferta di Reggiolo.

Da l’Allegri campione d’Italia al Mandorlini Campione di Romania col Cluj, passando per quel Pioli che dopo il successo di Bologna mezza serie A vorrebbe per proseguire con Sansone, Poli, Andreolli: la truppa guidata da Bonato ha mandato in massima serie, alla ribalta mediatica del calcio che conta un’infinità di protagonisti, ma fino a oggi non era riuscita a portarci la squadra.

Ricordiamo tutti la delusione dei play off col Torino, tutti quanti l’amarezza dell’ingiustizia perpetrata lo scorso anno, contro la Sampdoria.

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Quest’anno Mapei voleva mollare, ha tagliato il sostanzioso budget dell’anno precedente addirittura del 75%. Ma il Sassuolo ce l’ha fatta, facendoci un po’ soffrire nel finale ma dalla porta principale.

Senza passare per la roulette russa dei play off, da oggi Sassuolo è la più piccola realtà (poco meno di 42000 abitanti) a calcare il palcoscenico della serie A.

In quel lontano 2002, appena preso in mano il timone neroverde, un Giorgio Squinzi che ancora non immaginava lo scranno più alto in Confindustria, già sognava la scala del calcio: “Vorrei giocare a San Siro – disse – e battere l’Inter in casa sua”.

Da oggi è possibile: l’appetito vien mangiando e tutti noi glielo auguriamo di cuore.

Grazie neroverdi, grazie Sassuolo.