Squinzi: il Paese rischia di tornare indietro di 50 anni

squinziL’aveva invocato l’anno scorso, alla sua prima relazione da presidente: fateci lavorare in un paese normale.

Dopo un anno Giorgio Squinzi, è costretto a prendere atto che questa condizione di normalità purtroppo ancora non c’è. Che i problemi sono tanti e insoluti. Tra ripresa che non arriva, fisco che opprime, credito che manca, lavoro che svanisce, infrastrutture al palo, burocrazia che strozza, addirittura si sono aggravati. E anche la parte trainante del paese, il Nord che produce, vacilla. Peggio: «É sull’orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro paese indietro di mezzo secolo». Un quadro inquietante, che potrebbe portare allo sconforto, alla rassegnazione. Ma non è così. Anzi. Ora più di allora, il numero uno di Confindustria è convinto: «Una nuova Italia è possibile». Ci vuole «coraggio e volontà», ma è possibile. Perché noi italiani «siamo straordinari, capaci di eccezionali scatti di orgoglio e reattività». «Dateci stabilità politica, una convinta adesione all’Europa, una serie di riforme per uno Stato amico – esorta – e saremo un grande moltiplicatore della nostra creatività e capacità di fare industria».

In sala ad ascoltarlo, oltre al gotha dell’economia, ai leader sindacali, a esponenti politici di destra, di centro, di sinistra e persino del Movimento 5 Stelle, c’è anche mezzo governo, a partire dal premier. Erano due assemblee – l’ultima della Marcegaglia (Berlusconi) e la prima di Squinzi (Monti) – che il presidente del Consiglio non partecipava all’assise degli industriali. Enrico Letta, invece, non ha voluto mancare e di fatto con il suo saluto ha aperto i lavori.

Un segnale di attenzione che gli industriali hanno gradito e interpretato come l’inizio di quella «stagione di cambiamento» che Squinzi invoca dal palco. Chiedendo di mettere l’industria e la politica industriale «al primo posto dell’agenda delle scelte» in modo da favorire la ripresa. E promettendo: «Se questo sarà il governo della crescita e del lavoro noi lo sosterremo con tutte le nostre forze».

L’obiettivo “deve essere ora uno solo: tornare a crescere”. Domanda e competitivita’ sono le due leve su cui agire per ritrovare la strada della crescita”, ha spiegato. “Serve una netta discontinuita’ con le logiche di breve respiro che hanno ispirato molte politiche del passato”.

E le imprese sono a fianco del governo: “Sono pronte a supportare l’azione del governo con investimenti e occupazione”. Se questo “sara’ il governo della crescita noi lo sosterremo con tutte le nostre forze”.

 

A causa “della forte instabilita’ istituzionale e politica” e della “costante emorragia di posti di lavoro”, il Paese si “e’ trovato soffocato in una duplice stretta” e “la tenuta del tessuto sociale e’ messa a dura prova”. Bisogna, ha avvertito Squinzi, risolvere la questione della mancanza del lavoro, che “e’ la madre di ogni male sociale”. Nella sua relazione all’assemblea annuale, Squinzi ha sottolineato che la questione “va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo sul costo, sulla produttivita’ e sulle regole”.

Il mercato del lavoro secondo gli industriali va corretto: “E’ troppo vischioso e inefficiente. Occorre garantire piu’ flessibilita’ in ingresso e nell’eta’ del pensionamento, per favorire il ricambio generazionale. Su questi temi gli aggiustamenti sono inutili, in qualche caso dannosi”.

C’e’ sintonia tra le parole di Squinzi e quelle del premier Gianni Letta, che ha parlato alla platea di Confindustria: “Nel 2020 il 20% del Pil dovra’ essere prodotto dalle industrie”, ha auspicato Letta agli imprenditori. “La sfida e’ ridare slancio all’industria” e che questa sia “piu’ attenta al capitale umano, al territorio, all’internalizzazione”.

“La sfida dell’Italia e dell’Europa – ha aggiunto Letta – e’ poi quella del lavoro. Ieri ne abbiamo parlato al Consiglio europeo che ha fissato l’obiettivo ben preciso della lotta alla disoccupazione”.