Appello di Confartigianato al governo

parlamento“Governate! Fate il vostro dovere!”. E’ la richiesta, ferma, che il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, rivolge al governo. “Gli imprenditori, le famiglie, i cittadini, i giovani non ne possono più di promesse non mantenute, di impegni non rispettati, di norme fatte e disfatte, di troppe leggi che non producono effetti o che addirittura danno risultati opposti a quelli auspicati”, premette, per poi aggiungere: “oggi deve tornare il tempo della responsabilità, la responsabilità di chi ha il compito di guidare il Paese, in modo consapevole e rispettoso del mandato assunto nei confronti degli italiani”.

Le nostre imprese, rivendica Merletti, “hanno fatto e stanno facendo tutto il possibile per non cedere sotto i colpi della recessione. Noi la nostra responsabilità ce l’assumiamo tutta, ogni giorno, nel compiere il nostro dovere di imprenditori, nell’impegnarci per contribuire a quella ripresa che sappiamo arriverà”.

Le imprese, in sostanza, si sforzano di “trovare in questa crisi un’opportunità di cambiamento, di miglioramento e di innovazione del nostro modo di produrre, di vendere, di esportare”. Ma adesso, insiste il presidente di Confartigianato, “tocca a voi, tocca al Governo, tocca al Parlamento, tocca alla politica”.

Quindi Merletti, torna a puntualizzare: “quando diciamo ‘Adesso tocca a voi’, non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità di imprenditori e di parti sociali. E’ proprio il contrario: chiediamo alla politica di costruire e di indicare finalmente un progetto di futuro per il Paese intorno al quale coinvolgere gli sforzi e l’impegno di tutti”.

Il presidente di Confartigianato guarda poi all’azione del governo. “Noi apprezziamo molte delle cose che sono state inserite nel programma di governo. Ma le apprezzeremo ancora di più se saranno realizzate. Un passo importante, in questo senso, è stato compiuto con il decreto legge sulle ristrutturazioni che dà slancio alle imprese della filiera dell’edilizia, dell’installazione di impianti e dell’arredo: tra le più colpite dalla crisi”.

Merletti lancia poi l’allarme sul fisco. Le nostre aziende “non ce la fanno più a sopportare una pressione fiscale che nel 2013 toccherà il 44,6% del Pil, vale a dire 2,4 punti in più sopra la media dell’Eurozona”, sottolinea. In pratica, sintetizza, “paghiamo 38 miliardi di maggiori imposte rispetto ai partner europei, 639 euro in più per abitante. Tra il 2005 e il 2013 l’incremento delle entrate fiscali è stato di 132 miliardi: pari pari ai 132 miliardi di incremento del Pil. Così non si esce dal tunnel della crisi”.

Aumento della pressione al quale ha contribuito, nell’ultimo anno, la tassazione locale con l’Imu. “Al riguardo faccio solo una considerazione. Non è giusto che gli immobili produttivi siano trattati alla stregua delle seconde case: i nostri laboratori vanno esentati dall’Imu perché sono la nostra prima casa”, chiede Merletti. Sulle imprese “cade anche un incessante diluvio di leggi su ‘come’ pagare le tasse. Dall’inizio della scorsa legislatura ad oggi, il Parlamento ha approvato 491 norme a contenuto fiscale, 100 all’anno, con l’immancabile corredo di decreti attuativi e circolari esplicative”.

Sul lavoro il presidente di Confartigianato osserva come la riforma Fornero “ha aumentato costi e complicazioni a carico delle imprese, senza far crescere l’occupazione: tra luglio 2012 e aprile 2013 abbiamo perso milleduecento occupati al giorno. E, così, adesso bisogna rimettere mano alle leggi sul lavoro”.

L’anno scorso, ricorda Merletti, “abbiamo assistito all’ennesimo paradosso: mentre il ministro del Lavoro indicava l’apprendistato come la via maestra per formare i giovani, al tempo stesso lo caricava di nuovi costi e complicazioni. E imponeva barriere al mercato del lavoro, in ingresso e in uscita”. Il presidente di Confartigianato non ha dubbi. “Questi errori si pagano cari. Basta leggere le cifre della disoccupazione giovanile: dal 2008 a inizio 2013, ogni giorno, abbiamo perso 680 occupati sotto i trentacinque anni”.

E allora, anche qui, “servono buon senso, concretezza e un progetto di ampio respiro. Eliminate costi e vincoli che imprigionano il mercato del lavoro, riducete e semplificate le leggi sull’occupazione, valorizzate il ruolo della contrattazione collettiva”. Come possiamo essere competitivi con una tassazione sul lavoro che ha superato il 42%?, si chiede il presidente di Confartigianato.

“La strada prima da imboccare, per noi, non è quella di eliminare il costo del lavoro dalla base imponibile Irap, bensì quella di prevedere sgravi contributivi per le nuove assunzioni. Liberate l’apprendistato dai maggiori oneri introdotti dalla riforma Fornero”.

Nei 600 giorni da novembre 2011 a oggi, continua, sono state perse 60mila imprese, la disoccupazione giovanile è cresciuta di oltre 8 punti, il Pil è calato del 3,4%, la pressione fiscale è aumentata di quasi 2 punti e il credito alle imprese è diminuito di 65 miliardi.