Assemblea Generale Confindustria: la centralità dell’impresa

assemblea confindustriaImprenditori, rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile hanno partecipato all’assemblea di Confindustria Modena. Ecco una sintesi dei temi toccati dal presidente degli industriali modenesi Pietro Ferrari.

I risultati dell’economia modenese sono tra le ragioni per le quali dobbiamo ribadire con forza la centralità dell’impresa e il valore che essa porta con sé. Valore economico, ma anche valore sociale e comunitario, come non ci stanchiamo di sottolineare. Anzi, un valore che diventa determinante in una lunga congiuntura come quella in cui ci troviamo immersi. Questi anni di finanziarizzazione e smaterializzazione selvaggia dell’economia hanno dimostrato che solo l’impresa sa garantire la creazione di valore sostenibile e duraturo nel tempo, perché solo le imprese oggi in Italia possono creare lavoro.

I provvedimenti per la crescita

Noi riteniamo che crescere sia ancora possibile, anche se dovremo farlo con stili e modalità certamente non prevedibili solo qualche anno fa. Confindustria ha proposto al governo una serie di misure concrete per l’aumento rapido del tasso di crescita e dell’occupazione.

Un punto mi sembra particolarmente significativo: l’alleggerimento del carico fiscale sul doppio fronte delle imprese e dei salari dei lavoratori, che al momento rappresenta un’urgenza assoluta. Nel 2012 il cuneo fiscale ha raggiunto oltre il 53 per cento del costo del lavoro: più della metà di quello che le imprese pagano ai lavoratori va nelle casse dello Stato. Sarebbe un’idea così folle pensare a un piano che in cinque anni porti ad abbattere questo cuneo? Basterebbe decidere di eliminare il costo del lavoro dalla base imponibile Irap e tagliare di almeno 11 punti gli oneri sociali che gravano sulle imprese manifatturiere. Solo in questo modo, infatti, risulterebbe possibile introdurre stimoli nel circuito domanda-offerta, rianimando i settori della nostra economia e della nostra produzione. Non dimentichiamo che se vogliamo fare ripartire i consumi dobbiamo fare in modo che le buste paga dei nostri dipendenti diventino più pesanti.

Sarebbe infatti un modo efficace per ridare fiato al mercato interno, oggi totalmente abbandonato alle sue difficoltà da chi, invece, dovrebbe preoccuparsi di sostenerlo e allargarlo. E legato a questo, un altro ulteriore quesito: sarebbe così insensato, nei prossimi tre anni, provare a rendere più elastici i meccanismi di entrata e uscita dal mondo del lavoro? Mi rendo conto che la materia è delicata ma, nella situazione di emergenza in cui ci troviamo, ritengo che una condizione di lavoro a tempo sia pur sempre migliore della mancata occupazione.

Relazioni industriali

Sul fronte delle relazioni industriali abbiamo da poco raggiunto un traguardo importantissimo. Il 31 maggio scorso Confindustria e i sindacati confederali hanno firmato un accordo che non è esagerato definire storico. Un accordo che metterà definitivamente la parola fine alla firma di contratti separati o, peggio, alla mancata firma da parte di sigle importanti. Sono finalmente stati fissati i principi per misurare la rappresentatività sindacale e le condizioni per avere contratti collettivi nazionali di lavoro pienamente esigibili. E sul piano locale c’è un aspetto che mi preme sottolineare: nel nostro territorio, in questi anni di crisi, l’atteggiamento di tutti i sindacati è stato sostanzialmente responsabile e collaborativo. Abbiamo fatto bene a non interrompere mai il dialogo con tutte le sigle. Anche in presenza di eccessi e contraddizioni. Anche quando è stata scelta la via giudiziale per risolvere controversie che avrebbero dovuto attenere alle normali relazioni industriali.

Una politica che sappia decidere

L’Italia è in ginocchio perché veniamo da quarant’anni di mancate scelte. E la responsabilità politica è di tutti.Il Paese ha disperatamente bidogno di riforme per il rilancio occorre riaccendere e favorire le dinamiche di crescita e sviluppo. Tutte le misure vitali per la ripresa elencate fin qui hanno bisogno di essere supportate da un’azione politica coraggiosa. Questo è un compito essenziale dell’esecutivo di larghe intese, che su questi punti dovrebbe agire in maniera davvero concorde e unanime. A partire da un’accelerazione autentica dei pagamenti dei debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni con i fornitori privati.

Lo scalo merci di Marzaglia

Modena è incontestabilmente un luogo di eccellenza manifatturiera e di specializzazione delle sue produzioni, particolarmente richieste all’estero.

Devo dire che è davvero singolare, se non paradossale, che una realtà industriale così fortemente proiettata sui mercati stranieri non possa ancora contare, come meriterebbe, su una infrastruttura intermodale all’avanguardia per fare partire le proprie merci.

Sto parlando dello Scalo merci di Marzaglia, purtroppo ancora fermo al palo. E qui devo esprimere tutta la mia delusione e il mio sconforto. Perché cinque anni fa, all’inizio del mio mandato, avevo posto questa infrastruttura come uno degli obiettivi principali da raggiungere. E la situazione a oggi è che siamo ancora in una fase di stallo. Siamo alle prese con un intreccio perverso di interessi contrapposti davvero difficile da sormontare. Certo la cosa non mi spaventa né mi fa desistere dal raggiungimento dell’obiettivo. Tuttavia non posso fare a meno dal continuare a domandarmi come sia possibile che una struttura indispensabile per la competitività del territorio, a cinque anni dalla progettazione e con gli investitori pronti a mettere risorse, sia ancora sulla carta. Dobbiamo purtroppo fare i conti, a tutti i livelli, con una tale vischiosità dei sistemi decisionali che alla fine produce solo paralisi. Abbiamo perso la capacità di risolvere i problemi e di conseguenza ci scappano di mano gli obiettivi. Tutto questo a scapito del territorio.

La situazione locale

Modena l’anno prossimo dovrà affrontare le elezioni amministrative. Noi imprenditori ci permettiamo di avanzare una modesta proposta alla classe politica locale: il nostro territorio ha bisogno urgente di nuovo slancio. Abbiamo bisogno di politici che oltre all’appartenenza possano vantare le competenze necessarie per affrontare la complessità odierna e abbiano una chiara visione del mondo che ci circonda. Chi avrà il compito di amministrare questa città colga l’opportunità di fare tesoro delle conoscenze e delle relazioni internazionali di tanti nostri imprenditori che abituati a confrontarsi con realtà di paesi lontani in forte crescita potranno dare nuova linfa alla Modena del futuro. Un altro terreno su cui si giocano le sorti del nostro sistema industriale è quello della ricerca e dell’innovazione. Le nostre eccellenze produttive testimoniano che anche su questo fronte sappiamo destreggiarci bene. Ma quello che abbiamo realizzato fino a oggi non basta più. Dobbiamo andare oltre. Per questo ritengo determinante un ulteriore salto di qualità nel rapporto università-impresa. L’ultimo anno del mio mandato sarà dedicato prevalentemente a questi aspetti. Pochi giorni fa è stato designato il nuovo rettore, il professor Angelo Andrisano. Gli pongo subito una questione urgente. I dottorati di ricerca sono uno strumento importante per connettere in maniera efficace le imprese con il sistema dell’università. Purtroppo, però le rigidità e i vincoli normativi che li contraddistinguono non ne hanno permesso il successo pieno. Vogliamo rimetterci mano insieme? Vogliamo, insieme, elaborare una proposta che superi gli attuali difetti di attuazione? Credo che le soluzioni si possano trovare. Anche questo sarà un ulteriore passo importante verso la competitività delle nostre imprese.