I dati economici di Confindustria Modena

PieroFerrariI dati di Confindustria Modena sul primo trimestre di quest’anno confermano che la crisi non è passata. A sostenere l’economia locale è ancora una volta l’export

Manifattura in recessione

«Se i dati nazionali parlano di una diminuzione del Pil dal 2008 a oggi dell’8 per cento (230 miliardi di euro persi) e di un tasso di disoccupazione al 10,7 per cento (il più alto dal 1993), anche la nostra indagine sull’andamento dell’industria manifatturiera modenese testimonia questo perdurante periodo di recessione. Un dato su tutti: l’andamento negativo della produzione per quattro trimestri consecutivi, con la chiusura a -0,06% nel primo trimestre 2013».

Altro elemento negativo del trimestre è il livello del portafoglio ordini totale (-6,36%), su cui pesa duramente il mercato interno (-3,36). Il lievissimo aumento, invece, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente è il fatturato (+0,02%), mentre l’export registra un incremento di quasi mezzo punto percentuale (0,47%), segnando tuttavia performance nettamente distanti da quelle evidenziate nei trimestri scorsi. Sostanziale stazionarietà (-0,01%) per il livello di occupazione.

Particolarmente eterogenei sono i risultati dei vari settori in questo inizio del 2013. Quelli che maggiormente hanno contribuito alla “tenuta” degli indicatori economici sono il biomedicale e il tessile-abbigliamento. Il biomedicale, infatti, ha mostrato un incremento di tutti i principali indicatori economici, a esclusione degli ordini interni (-6,9%). Il settore tessile-abbigliamento registra importanti incrementi della produzione sia in quantità (+2,1%), sia in valore (+8,87%), consolidando una tendenza già manifestatasi nelle rilevazioni precedenti. Il settore metalmeccanico presente segnali di sostanziale tenuta di quasi tutti gli indicatori economici. Segnali preoccupanti continuano ad arrivare, invece, dal settore ceramico che, dopo alcuni anni di stabilizzazione, nel trimestre evidenzia risultati negativi sia sul versante produttivo (-5,55%) sia su quello del fatturato (-2,65%). Il settore alimentare mostra un aumento del livello della produzione (3,17%), del fatturato (0,72%) e dell’occupazione (1,29%); in controtendenza invece le esportazioni, che segnano una flessione dell’1,75%.

Tenuta dell’export

«L’unico elemento significativo che emerge riguarda la tenuta di una parte consistente delle nostre imprese sui mercati stranieri», sottolinea il presidente Ferrari. «Dunque, nonostante un sistema Paese che ostacola più che favorire la competitività, le nostre imprese hanno realizzato l’impossibile sui mercati mondiali, smentendo tutti coloro che per anni hanno dato in declino la manifattura italiana attribuendo alla sua presunta scarsa competitività una delle cause principali della bassa crescita del nostro Pil».Nel 2012 Modena ha esportato merci per un valore di 10 miliardi e 445 milioni e si colloca al secondo posto in Emilia-Romagna. Nel triennio 2010-2012 la quota export modenese ha registrato un incremento del 12%, di gran lunga superiore alla crescita Ue (3%). Particolarmente significativa e in crescita la quota made in Modena nei Paesi Bric (India, Cina, Brasile, Russia), passata da un +6,4% nel 2008 al +8,5% del 2012.

«Mentre è ormai evidente che se la produzione industriale nazionale è sotto del 20% ai livelli pre-crisi ciò non dipende da una difficoltà a esportare ma dal fatto che gli italiani hanno smesso di comprare, costringendo le imprese che operano sul mercato interno a tagliare drasticamente i livelli produttivi. In sostanza, il problema strutturale è la drastica diminuzione della domanda domestica, non la competitività esterna».

Le aspettative a breve

Anche le previsioni per il primo trimestre dell’anno in corso non sono particolarmente ottimistiche. Il sentimento prevalente tra gli imprenditori modenesi è quello del mantenimento degli attuali livelli: il 62,7% rispetto alla produzione, il 59,1% riguardo agli ordinativi provenienti dal mercato interno, il 52,4% rispetto a quelli provenienti dal mercato estero e l’83,8% riguardo all’occupazione.