L’economia in Emilia-Romagna

romagnaIl terremoto, che nel maggio del 2012 ha colpito con ingenti danni alcune aree che rappresentano poco più del 10 per cento dell’economia regionale, avrebbe accentuato di pochi decimi di punto la flessione del Pil della regione. Il rallentamento si è accompagnato a un calo dei flussi di ingresso nel mercato del lavoro, specie nell’industria, e a una diminuzione del credito utilizzato dalle imprese localizzate nei comuni colpiti.

Nell’industria gli ordini alle imprese si sono ridotti sensibilmente, con un’intensificazione del calo in corso d’anno. La contrazione della domanda si è riflessa negativamente sull’attività produttiva. La forte incertezza sulle prospettive di ripresa, i bassi livelli di utilizzo della capacità produttiva e le tensioni sull’accesso al credito hanno determinato una nuova diminuzione degli investimenti.

Nel settore delle costruzioni la fase negativa è proseguita anche nel 2012; si stima che il valore aggiunto del settore sia tornato sui livelli di oltre 10 anni fa. La nuova, forte caduta del numero di compravendite residenziali non si è tuttavia pienamente riflessa sul calo dei prezzi. Il settore dei servizi ha risentito della diminuzione della domanda interna. Nel commercio si è avuto un calo significativo, particolarmente accentuato per i beni durevoli; anche l’attività turistica è diminuita, per effetto della contrazione della componente domestica. In tutti i settori la crisi ha accresciuto il numero di imprese interessate da procedure concorsuali.

Il numero di occupati si è lievemente ridotto rispetto all’anno precedente; la flessione si è concentrata nell’industria. Dopo il calo del 2011, sono cresciute le ore autorizzate di Cassa integrazione, sia nella componente ordinaria sia in quella straordinaria. Si è ulteriormente intensificato il processo di ricomposizione della forza lavoro a favore delle classi più anziane, già in atto negli anni precedenti. Il tasso di disoccupazione è aumentato al 7,1 per cento, il massimo storico, e al 17,4 per i giovani tra i 15 e i 29 anni.

Il deterioramento del quadro congiunturale si è riflesso sulla dinamica dei prestiti bancari alle imprese, diminuiti del 2,6 per cento rispetto all’anno precedente. La flessione, sebbene generalizzata a tutte le categorie di prenditori, è stata più intensa per le piccole imprese e per quelle operanti nel manifatturiero. Come nell’anno precedente, si è concentrata inoltre sulle unità produttive caratterizzate già prima della crisi da una minore redditività e un più elevato indebitamento. I prestiti alle famiglie consumatrici hanno ristagnato; vi è stato un marcato calo delle nuove erogazioni per l’acquisto di abitazioni.

Tali dinamiche hanno risentito della significativa riduzione delle richieste di finanziamento da parte del settore privato, più intensa di quella registrata nel biennio 2008-09, e del permanere di un orientamento restrittivo delle politiche di offerta seguite dalle banche.

Dal lato della domanda, alle maggiori richieste di credito delle imprese per la ristrutturazione del debito si sono affiancati l’indebolimento delle esigenze di finanziamento del circolante e la flessione della domanda finalizzata agli investimenti. Anche le richieste di prestiti per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie sono diminuite, risentendo del peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro e delle attese sull’evoluzione del mercato immobiliare.

Dal lato dell’offerta, le banche hanno inasprito le condizioni di accesso al credito ritoccando verso l’alto, come negli anni più recenti, i tassi di interesse. L’offerta di finanziamenti continua a essere frenata dall’elevato rischio percepito dagli intermediari, connesso con il deterioramento dell’attività economica e della qualità del credito.

Il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti è aumentato attestandosi al 2,5 per cento, un livello storicamente elevato. L’incremento è stato più accentuato per le imprese e, in particolare, per quelle della filiera immobiliare verso le quali il sistema bancario presenta un’esposizione elevata, prossima al 40 per cento del totale dei prestiti alle imprese.

Rimane, al contrario, sostanzialmente stabile la qualità del credito alle famiglie consumatrici. Altri indicatori sullo stato di difficoltà nel rimborso dei prestiti e che anticipano il manifestarsi di nuove sofferenze non fanno prefigurare un calo della rischiosità nel breve termine.

Dal lato della raccolta, al permanere di tensioni sui mercati interbancari si è affiancata una robusta ripresa della provvista al dettaglio, soprattutto dei depositi. Tale andamento ha riflesso sia le preferenze delle famiglie per un’allocazione del risparmio verso forme più liquide sia la modifica del regime di tassazione dei redditi finanziari che ha favorito una ricomposizione tra obbligazioni e depositi.