Redditometro, debutta la versione soft

redditometroRedditometro, via alla versione soft. Criticato ancor prima di essere visto all’opera, sta per debuttare il nuovo strumento messo a punto dal’Agenzia delle Entrate che punta a colpire solo gli evasori più sfacciati.

Il nuovo redditometro, infatti, secondo quanto scritto dal quotidiano La Stampa, dovrebbe essere solo un lontano parente della sua prima versione che aveva spaventato tutti i contribuenti: ora a dover giustificare le spese devono essere solo chi risulta sostenere uscite 10 volte superiori al proprio reddito. Sui 42 milioni di contribuenti, l’incubo riguarda solo 36 mila persone. E solo per questi soggetti si prevede di far rientrare nell’analisi delle spese, abbigliamento e cibo calcolate con le medie dell’Istat, escluse nella prima verifica.

LE PROVE SUL REDDITEST. In attesa del debutto, però, sul sito dell’Agenzia delle Entrate è possibile effettuare delle simulazioni con il redditest.

I test servono solo per valutare le proprie uscite rispetto alle entrate: il Fisco ha fatto sapere che i dati sono destinati a rimanere anonimi. L’Agenzia delle Entrate, infatti, usa un altro software per attivare il redditometro, utilizzando 23 tipi di spesa già noti al Fisco.

ESCLUSI CIBO E ABBIGLIAMENTO. Nella sua ultima versione, lo stumento anti-evasione non considera più spese come viaggi, cibo e abbigliamento che non sono noti all’Agenzia delle Entrate e che dovevano essere calcolate con le medie Istat (quelle finite al centro delle proteste).

Tuttavia, il nuovo redditometro prende in considerazione le spese come la manutenzione dell’auto e della casa.

NEL MIRINO 36 MILA CONTRIBUENTI. Nonostante il Fisco potrebbe chiedere accertamenti anche a chi, secondo il redditometro, risulta consumare oltre al 20% del reddito dichiarato (il 33% per chi è in regola con gli studi di settore), si prevede che l’Agenzia delle Entrate possa chiedere chiarimenti solo a 36 mila contribuenti.

In questo caso, il Fisco può chiedere delucidazioni sulle spese che non controlla. Il contribuente si prevede allora che offra delle giustificazioni: solo nel caso non rettificasse il reddito si aprirebbe il contenzioso.