Una tassa difficile da ‘smaltire’ Lapam Confartigianato fa il punto sull’applicazione della Tares

taresQuesta volta è la Tares a finire sotto i riflettori, o per meglio dire sotto accusa. Si tratta dell’ennesima tassa ‘travestita’ e in questo caso lo Stato tira il sasso ma nasconde la mano, lasciano il cerino acceso in mano agli enti locali”.

E’ a metà tra il sarcasmo e la rassegnazione il commento di Carlo Alberto Rossi, Segretario generale Lapam Confartigianato sulla Tares. L’introduzione della Tares ha ridefinito l’impianto dell’imposizione tributaria a copertura del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, sostituendo la Tarsu e la Tia.

“Ma in realtà ha ampliato l’ambito di intervento, introducendo un’aliquota aggiuntiva di 0,30 centesimi per mq. a copertura di altri servizi generali erogati dai comuni come polizia locale, anagrafe, illuminazione pubblica, manutenzione verde e strade, cosiddetti ‘servizi indivisibili’.

La prima considerazione – spiega Rossi – da fare è che si va in direzione contraria a quella stabilita dalla tariffa d’igiene ambientale (Tia) introdotta dal decreto-Ronchi nel 1997 per sostituire la tassa rifiuti (Tarsu) con un prelievo proporzionale alla quantità del servizio reso, alla cui base vigeva il principio europeo del «chi più inquina più paga»”.

La Tares, come già la Tia, dovrà andare a copertura integrale del costo di servizio reso alla cittadinanza, cosa che quasi mai si verificava nei comuni operanti in regime di Tarsu, dove la copertura del costo veniva garantita con altre entrate derivanti dalla fiscalità generale.

“Oltre all’introduzione di un’imposta aggiuntiva (+0,30 mq. per servizi ‘indivisibili’) e l’obbligo di copertura totale del costo di servizio, si aggiunge la perdita della detraibilità Iva (10%) per le aziende che pagavano la Tia, prestazione fatturata direttamente alle imprese dalla società di servizi.

Poiché la Tares è una tariffa/tributo da versare al comune, il costo dell’Iva sostenuto dall’amministrazione comunale, viene spalmato sull’intera platea dei contribuenti unificando, in aumento per tutti, l’impatto fiscale della tariffa su famiglie e imprese.

Alle amministrazioni locali abbiamo già fatto la richiesta di non aumentare la pressione tributaria, operando le riduzioni possibili a vantaggio delle categorie produttive, chiedendo inoltre, di rinegoziare i contratti di servizio con le ‘multiutilities’ concessionarie (Hera, Sorgea, Aimag, ecc…).

 

Crediamo che la norma debba essere rivista per rispondere sempre di più al principio del “più inquini più paghi”. Pertanto ci attiveremo per chiedere di escludere le superfici dalla base di calcolo della tariffa, utilizzando il solo “coefficiente di produzione rifiuti” da applicare alle diverse categorie economiche. Chiederemo anche la disapplicazione dello 0,30 aggiuntivo, che è oggettivamente un “corpo estraneo” alla natura del tributo.

 

“Lo Stato, che incasserà questi 30 centesimi al metro quadro per poi rigirarli agli enti locali in luogo di altri trasferimenti tagliati, evita di metterci la faccia. Si aumentano le tasse in modo nascosto.

 

Si metta mano, piuttosto, ad una revisione dell’imposizione locale che elimini tutte le varie addizionali e si dia ai comuni una effettiva autonomia impositiva di cui siano direttamente responsabili in termini di rapporto costi/benefici di fronte ai propri cittadini e siano premiate le imprese che investono in tecnologia e innovazione volte alla riduzione della produzione di rifiuti, proponendo, ad esempio, imballaggi riutilizzabili per i propri prodotti o incrementando la quota di prodotti “sfusi” ceduti. Lo Stato pensi a tagliare sprechi e prebende, riducendo la spesa pubblica.

 

Oltre tutto la norma introduce un conflitto di competenze tra comuni e regione, dando a queste un potere regolamentare in materia di determinazione dei costi di servizio, con inevitabile ricaduta sulle tariffe finali”.

 

A livello nazionale Rete Imprese Italia aveva proposto alcune modifiche alla norma, la prima delle quali era la richiesta, rimasta inascoltata, di prorogare l’entrata in vigore della Tares, in assenza di disposizioni applicative certe per i comuni.

“Al di là delle possibili esenzioni che in sede regolamentare i comuni possono introdurre, vista l’articolazione delle scadenze di pagamento, chiediamo che eventuali pagamenti tardivi non siano sanzionati se ricadenti entro il termine ultimo di versamento. Il problema di fondo – conclude il segretario generale Lapam Confartigianato – è l’elevato costo per le imprese, che arriva in un momento di crisi durissima”.