G20: allarme dei sindacati, oltre 200 mln disoccupati

disoccupazioneCon la crisi in corso, nel 2013 la disoccupazione è destinata a salire ancora in molti Paesi, arrivando globalmente ben al di sopra del livello di 200 milioni di persone senza lavoro, di cui quasi metà (93 mln) nelle 20 economie più sviluppate del mondo: è l’allarme lanciato a Mosca dai sindacati internazionali – per l’Italia c’era il segretario generale della Cgil Susanna Camusso – nel loro incontro con i ministri del lavoro del G20, il primo nella storia del summit. Inedito anche l’incontro in programma oggi tra i ministri del lavoro e delle finanze (per l’Italia Giovannini e Saccomanni), una iniziativa della presidenza russa per affrontare meglio le priorità dell’occupazione e dello sviluppo. Ma ieri ha tenuto banco l’incontro con le parti sociali – c’era anche il B20, in rappresentanza del mondo imprenditoriale del G20 – che hanno illustrato la loro ricetta per uscire dal tunnel della crisi.

I sindacati internazionali hanno presentato un documento nel quale chiedono di mettere fine all’austerity, investire in infrastrutture, istruzione e servizi pubblici di qualità, sostenere la domanda e l’occupazione, attuare riforme fiscali, fermare lo spostamento dei profitti delle multinazionali, agevolare l’accesso al credito delle Pmi, rafforzare la contrattazione collettiva e fissare robusti salari minimi. Anche perché, hanno spiegano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, continua ad aumentare la sperequazione dei redditi. Negli Stati Uniti, nel 2010, ad esempio, l’1% dei redditi più alti ha ricevuto il 98% dell’aumento del Pil. La disparità, per quanto riguarda il reddito lordo e i benefit nei paesi Ocse, è aumentata più negli ultimi tre anni che nei precedenti 12. Tra i leader sindacali chiamati ad intervenire anche Susanna Camusso, a nome di Cgil-Cisl e Uil, che con i loro 11 milioni di iscritti fanno dell’Italia il Paese più sindacalizzato del G20.

Il segretario generale della Cgil, per la prima volta a Mosca, ha ribaltato gli scenari della crisi: la “cura è controproducente e iniqua socialmente”, fatta di “azioni che hanno esageratamente concentrato l’analisi e le terapie sul pareggio di bilancio da raggiungere con la compressione delle potenzialità economiche dei paesi in deficit”. “Ora è il momento di cambiare definitivamente analisi e conseguentemente terapia: non è l’offerta di lavoro a costituire il problema, ma è la carenza di domanda, e di qualità della domanda stessa”, ha sostenuto. Quanto all’Italia, Camusso ha accusato il governo Berlusconi di aver adottato misure sbagliate, a cominciare dal negare la crisi e poi con le prime misure restrittive prese nell’estate 2008, proprio quando la crisi stava già esplodendo negli Usa e nei Paesi con sistemi bancari più esposti”.

Il ministro del lavoro Enrico Giovannini si è detto soddisfatto delle proposte avanzate dalle parti sociali, trovando una sostanziale sintonia su alcuni temi, dalla flessibilità (“da non intendersi necessariamente come precarietà”) all’apprendistato. “L’occupazione è in cima all’agenda di tutti i Paesi”, ha riferito, ricordando che l’Italia ha fatto da apripista agli incontri congiunti del G20 tra ministri del lavoro e delle finanze con il ‘quadrilaterale’ (Italia-Francia-Germania-Spagna) del 14 giugno a Roma. “Se non sblocchiamo il mercato del lavoro, esso resterà un ostacolo alla ripresa”, ha proseguito, sperando che il segno “più” previsto per fine anno dagli indicatori Ocse sia “robusto”.

Tutto il G20 è comunque chiamato ad affrontare i 93 milioni di disoccupati delle venti economie più sviluppate del pianeta, dove il 30% è in cerca di lavoro da oltre un anno. Un dramma che colpisce soprattutto i giovani: secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nella Ue, i tassi di disoccupazione resteranno al di sopra del 17% fino al 2015. “Ciò rappresenta uno spreco della nostra risorsa più preziosa, i giovani, i quali rischiano di restare per sempre segnati dall’esperienza di non poter né lavorare, né studiare e né seguire corsi di formazione”, denunciano i sindacati.