S&P taglia il rating all’Italia

Standard & Poor's headquarters in New YorkDa BBB+ a BBB, con outlook negativo: l’Italia è a un passo dal livello spazzatura, dopo che Standard & Poor’s ieri ha tagliato il rating sui titoli sovrani di lungo periodo a causa del «peggioramento delle prospettive economiche» e dei rischi per i conti pubblici dovuti agli «approcci divergenti» dentro la maggioranza che sostiene il governo Letta. L’outlook negativo significa che, per l’agenzia di rating americana, ci sono «almeno una chance su tre che il rating possa essere abbassato di nuovo nel 2013 o 2014», in particolare se il governo non riuscirà a «implementare politiche» che evitino un deterioramento ulteriore della situazione di bilancio e «risolvano alcune delle rigidità nei mercati del lavoro, dei servizi e dei prodotti» che hanno bloccato la crescita. Ma, secondo il Tesoro, la decisione di S&P è «non condivisibile», «retrospettiva e non di prospettiva». L’agenzia di rating «non tiene sufficientemente conto delle azioni che il governo ha intrapreso» per migliorare la crescita e la competitività, hanno spiegato fonti del Tesoro.

La lista dei rilievi di S&P è lunga: dal deterioramento della competitività ai tassi di interesse sul credito più alti che nel resto della zona euro, dal costo del lavoro all’aumento dei prestiti in sofferenza. Tuttavia sono soprattutto i conti pubblici a preoccupare. Il debito a quasi il 130% del Pil è allarmante. Sugli obiettivi di deficit del 2013 ci sono «già rischi», a causa della sospensione dell’Imu e del potenziale rinvio dell’aumento dell’Iva, ha spiegato l’agenzia di rating. Dal Pdl non sono mancate dure reazioni: il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, ha denunciato un «accerchiamento di ambienti dell’alta finanza e dei poteri forti contro l’attuale governo». Secondo il responsabile economico del PD, Matteo Colaninno, pur essendo una decisione «ingenerosa», «impone alla maggioranza che sostiene il governo di mettere il massimo dell’impegno nel garantire all’Italia una prospettiva di crescita e di riforme, pur nell’equilibrio dei conti pubblici».

BRUXELLES ALLARMATA

Alla vigilia della prima riunione della cabina di regia su Imu e Iva, anche dalla Commissione europea è arrivato un avvertimento: l’Italia deve «prendere seriamente» le raccomandazioni dell’Unione Europea sulla necessità di spostare la tassazione da lavoro e capitale verso consumi e proprietà immobiliare, ha detto il commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, dopo l’adozione definitiva da parte dell’Ecofin delle linea guida della politica economica dei governi nazionali per i prossimi 12 mesi. Rehn ha usato un linguaggio diplomatico per richiamare il governo Letta. Le Raccomandazioni specifiche per paese «sono state adottate all’unanimità, anche con il sostegno del governo italiano», ha ricordato il commissario. «L’Italia è un paese fondamentalmente europeista e gli italiani sono profondamente europeisti. In questo senso ho fiducia che l’Italia porrà l’attenzione dovuta a queste raccomandazioni», ha detto Rehn.

Malgrado gli attestati di stima, a Bruxelles comincia a diffondersi il timore di un allontanamento dell’Italia dall’agenda economica indicata dall’Europa. Quella sulla tassazione è solo una delle sei raccomandazioni indirizzate all’Italia. La priorità rimane «mantenere il deficit sotto il 3% del Pil nel 2013» e spingere il debito verso un percorso discendente. Ma il governo deve anche completare le riforme della pubblica amministrazione, del mercato del lavoro, del settore bancario e delle liberalizzazioni.

Fonte: Il Messaggero