Squinzi: L’industria italiana è appesa a un filo

squinziAppare drammatica la situazione provocata dallo stop della produzione elettrosiderurgica in sette stabilimenti del gruppo Riva, concentrati nel Nord Italia. Oltre ai 1.400 esuberi diretti, la fermata degli impianti coinvolge un indotto che “vale” 1,8 miliardi (salgono a 2,4 miliardi se si considerano le attività all’estero). “Forse non ci si rende conto che siamo appesi a un filo”, dice in un’intervista al Sole24Ore il leader di Confindustria Giorgio Squinzi. “Si rischia di uscire da settori strategici come l’acciaio, la meccanica, la componentistica non certo per mancanza di ingegno e di capacità ma per mancanza di materia prima da lavorare. Mi chiedo – continua Squinzi – se questa è l’Italia che vede tra i valori della Costituzione il lavoro e la produzione. La fermata delle fabbriche, in un settore strategico del nostro sistema industriale, è ancora più drammatica se pensiamo che avviene in una fase in cui la ripresa, seppur di debole intensità comincia a manifestarsi”. E ancora: “Questa vicenda ci pone una domanda inquietante: dobbiamo decidere una volta per tutte se rimanere un Paese che prende forza dall’industria oppure no. Ecco perché la vicenda emblematica e potrebbe incidere sull’attrattività dell’Italia per i futuri investimenti in un momento decisivo per agganciare la ripresa economica internazionale che da noi purtroppo ancora debole”.

Quali saranno le prossime mosse di Confindustria? “Questa brutta storia è gravissima per noi imprenditori. Come Confindustria non arretreremo di un passo dalla nostra posizione di difesa, senza se e senza ma, dell’industria italiana e ci batteremo con grande determinazione presso tutte le autorità politiche e istituzionali perché questo obiettivo di tutela delle nostre ragioni sia raggiunto. Questa vicenda – conclude il numero uno di Confindustria – è un banco di prova per il nostro Paese per rispondere alle emergenze e costruire il futuro”.

Intanto il governo stringe sull’Ilva. Venerdì il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato ha incontrato i sindacati e lunedì vedrà il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante con il quale cui sono stati già contatti telefonici. A tutti i lavoratori della Riva Acciaio “sarà concessa la cassa integrazione”, assicura il ministro dopo l’incontro con i sindacati. “Ho parlato con Ferrante e mi pare che l’azienda si muova in questa direzione”, aggiunge il ministro. Quanto al commissariamento, Zanonato ribadisce: “Si tratta di un’ipotesi che non sono in grado di prendere in considerazione” in questo momento. Dopo aver visto i sindacati Zanonato si è spostato a Palazzo Chigi per “verificare quali misure adottare”. “Gli interessi da tutelare sono diversi – ha spiegato – il primo è quello dei lavoratori che non possono perdere il posto” considerato anche “che lavorano in aziende produttive che producono ricchezza, poi si devono poi tutelare le decisioni della magistratura e proteggere il sistema industriale italiano che non può perdere un settore importante come quello dell’acciaio”.

La Riva acciai, in merito alla cessazione di tutte le attività dell’azienda ha perlatro precisato che non si è trattato di una “scelta aziendale”, bensì “di un atto dovuto, cioè della tempestiva esecuzione del provvedimento del GIP che, ordinando il sequestro, ha sottratto alla proprietà la libera disponibilità degli impianti e dei saldi attivi di conto corrente. In ottemperanza a tale provvedimento, l’azienda ha pertanto dovuto procedere con immediatezza alla messa in sicurezza degli impianti”. L’Azienda – ha concluso la nota – “consapevole dell’impatto sociale provocato dalla disposizione impostale, ribadisce il proprio massimo impegno a collaborare con tutte le istituzioni per ricercare le migliori soluzioni a salvaguardia dei propri lavoratori e del patrimonio aziendale”.