Bankitalia: Visco, investire in conoscenza per cambiare il futuro

PRESENTAZIONE LIBRO DI CIAMPIL’Italia deve “investire in conoscenza” per “cambiare il futuro”. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sceglie la tribuna del Forum del Libro a Bari per esortare il Paese ad alzare i suoi livelli di competenza per ritrovare la forza di crescere e competere sui mercati globali. “Il rendimento dell’investimento in conoscenza”, sottolinea il numero uno di Palazzo Koch citando Benjamin Franklin, “e’ piu’ alto di quello di ogni altro investimento.

E’ la radice del progresso umano e sociale, la condizione per lo sviluppo economico”.

E invece in Italia si studia poco e male e vi e’ “un grado di ‘competenza alfabetica funzionale’ inadeguato alle esigenze di un paese avanzato”. Si spiegano anche cosi’ i ritardi accumulati nell’innovazione del nostro sistema produttivo e i piu’ bassi salari che i lavoratori italiani sono costretti ad accettare. I dati dell’Indagine sulle forze di lavoro dell’Eurostat, ricorda Visco, mostrano che “studiare conviene” perche’ rende piu’ probabile trovare un lavoro: nel 2011 in media nell’Unione europea lavorava l’86 per cento dei laureati tra i 25 e i 39 anni, contro il 77 per cento di coloro che avevano al massimo un diploma di istruzione secondaria superiore e il 60 per cento dei giovani in possesso di qualifiche di livello inferiore. In Italia, tuttavia, “studiare conviene meno”: per i laureati, nella stessa fascia di eta’ 25-39 anni, la probabilita’ di essere occupati era pari a quella dei diplomati (73 per cento) e superiore di soli 13 punti percentuali a quella di chi aveva conseguito la licenza media.

Nell’ultimo decennio, in Italia, si e’ gradualmente ridotta al 2,5 per cento la quota degli studenti del secondo anno delle scuole secondarie superiori che non si iscrive all’anno successivo. “Il segnale positivo di questa tendenza”, rileva Visco, “va tuttavia temperato dalla considerazione che alcuni iscritti potrebbero aver deciso di continuare a studiare per la mancanza di opportunita’ di lavoro”. Nel complesso, nonostante si sia anch’essa ridotta, la quota dei giovani di eta’ compresa tra i 18 e i 24 anni che hanno interrotto precocemente gli studi era nel 2012 ancora prossima al 18 per cento, rispetto all’11-12 per cento in Francia e Germania e al 13 nella media dell’Ue.

Tra il 2000 e il 2012, osserva ancora il governatore, e’ aumentata in Italia la quota di laureati nella popolazione tra 25 e 64 anni, portandosi dal 10 al 16 per cento. Nella media dell’Unione europea tuttavia la stessa quota ha raggiunto il 28 per cento, 8 punti in piu’ rispetto al 2000. Il quadro non cambia se si guarda alla coorte di chi dovrebbe aver appena terminato il percorso di studi universitari: nel 2012 solo il 22 per cento dei giovani tra 25 e 34 anni era laureato, contro il 35 per cento della media dell’Ue.

“Inevitabilmente”, rileva Visco, “il ritardo nelle competenze logico-analitiche e di comprensione si manifesta anche tra gli adulti” e “i risultati della Survey of Adult Skills, diffusi pochi giorni fa dall’Ocse, non sono affatto confortanti”. L’Italia si classifica, per ogni classe d’eta’, nelle ultime posizioni tra i 23 paesi oggetto dell’indagine, prevalentemente dell’area Ocse. Ai primi posti vi sono il Giappone, i Paesi Bassi e i paesi nordici. Il 70 per cento degli adulti italiani non e’ in grado di comprendere adeguatamente testi lunghi e complessi al fine di estrarne ed elaborare le informazioni richieste, contro il 49 per cento della media dei paesi partecipanti. Una quota analoga degli italiani adulti non e’ in grado di completare compiti basati sull’elaborazione di informazioni matematiche estrapolabili da contesti verbali o grafici, contro il 52 per cento nella media dei paesi partecipanti.

C’e’ inoltre, secondo Visco, un altro dato “che coglie la debolezza del nostro capitale umano: la bassa propensione alla lettura degli italiani”. Il “Primo rapporto sulla promozione della lettura in Italia”, curato proprio dall’Associazione Forum del libro, ci ricorda come nel 2012 oltre la meta’ della popolazione italiana non abbia letto neanche un libro, contro poco meno del 40 per cento in Spagna, meno di un terzo in Francia e negli Stati Uniti e meno di un quinto in Germania. I dati delle indagini sull’Uso del tempo, condotte da 14 paesi europei negli anni tra il 1998 e il 2006 e armonizzate dall’Eurostat, ci dicono che il divario si attenua solo in parte se si considerano le coorti piu’ giovani.

Da tutto cio’, sottolinea il governatore, si deduce come Italia vi sia “un grado di ‘competenza alfabetica funzionale’ inadeguato alle esigenze di un paese avanzato. Lo sviluppo relativamente recente dell’aumento della scolarita’ e una popolazione mediamente piu’ anziana”, afferma il numero uno di Palazzo Koch, “spiegano solo parte di questa carenza, ma i dati mostrano che anche per i piu’ giovani i ritardi restano ampi.

Altri fattori vanno esaminati: il ruolo della famiglia, l’organizzazione scolastica, i mezzi di comunicazione. E’ improbabile che vi sia un’unica causa”.

Serve dunque una risposta di sistema: delle famiglie, della scuola, della politica, del settore produttivo che esprime troppo spesso un basso livello di domanda di lavoro qualificato. Con la consapevolezza che “la rapidita’ e l’imprevedibilita’” dei cambiamenti imposti dalla globalizzazione, “ai quali si aggiunge quello lento ma non meno importante del progressivo invecchiamento della popolazione, impongono di accrescere la velocita’ di risposta dell’economia, un problema che riguarda l’intero paese, le sue istituzioni e il suo sistema produttivo, non solo il ‘capitale umano’ e l’adattabilita’ della sua forza lavoro”. Perche’, conclude Visco, “vi sono pochi dubbi che un ritardo nell’adozione delle nuove tecnologie sarebbe esiziale per la capacita’ competitiva e di crescita di lungo periodo del nostro paese”.