Crisi, cala il potere d’acquisto delle famiglie

potere acquistoNei primi sei mesi del 2013, rispetto allo stesso periodo 2012, il potere d’acquisto delle famiglie ha registrato un calo dell’1,7%. Nel secondo trimestre del 2013 il reddito disponibile è diminuito al netto della stagionalità dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, quasi invariato rispetto al 2012 (+0,1%). Tenuto conto dell’inflazione, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici nel secondo trimestre del 2013 si è ridotto dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% nei confronti del secondo trimestre del 2012.

 

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari al 9,4%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente ma in aumento di 1,7 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2012.

 

La spesa delle famiglie per consumi finali, espressa in valori correnti, è diminuita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,8% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Infine il tasso di investimento delle famiglie è stato pari al 6,3%, invariato rispetto al primo trimestre del 2013 ma in diminuzione di 0,3 punti percentuali nei confronti del secondo trimestre del 2012.

 

Stretta anche a tavola, 62% famiglie taglia su cibo

Il potere d’acquisto delle famiglie continua a rimanere in territorio negativo e di conseguenza si taglia su tutto, anche su quantità e qualità del cibo portato in tavola, con l’aumento dell’Iva a rendere tutto ancora più difficile. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati diffusi oggi dall’Istat. Oggi la tavola degli italiani è assolutamente “low-cost”: il 62 per cento delle famiglie riduce le quantità di cibo acquistate, ma soprattutto per 6,5 milioni di famiglie i discount sono diventati l’unica alternativa praticabile per resistere ai colpi della crisi – spiega la Cia – Nel 2013 si è ridotta di netto la spesa per pesce (-18,4 per cento) e carne rossa (-4 per cento), ma anche quella per pasta (-9 per cento) e latte fresco (-7,5 per cento). Vuol dire che la situazione degli italiani è drammatica – conclude la Cia – Per questo bisogna fare tutto il possibile per cancellare l’aumento dell’Iva, dando un segnale di fiducia alle famiglie e alle imprese.

 

Pressione fiscale alle stelle

Nel secondo trimestre del 2013 il carico fiscale ha raggiunto il 43,8%, risultando superiore di 1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ la fotografia scattata dall’Istat.

 

Crescono le entrate

L’istituto statistico rileva inoltre che le entrate totali sono cresciute, in termini tendenziali, del 2,9% nel secondo trimestre del 2013; la loro incidenza sul Pil è stata del 48,3% (46,3% nel corrispondente trimestre del 2012). Nei primi due trimestri del 2013, le entrate totali sono aumentate dell’1,5% in termini tendenziali, con un’incidenza sul Pil del 45,5% (44,2% nel corrispondente periodo del 2012).

 

Giù il rapporto Deficit/Pil

Scende il rapporto deficit/Pil: nel primo semestre del 2013 è calato al 4,1%, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Nel secondo trimestre 2013 l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil (dati grezzi) è stato pari all’1,0%, inferiore di 1,2 punti percentuali rispetto a quello misurato nel corrispondente trimestre del 2012