«La nostra economia perde terreno» Allarme di Confindustria Emilia-Romagna

regioneIn Emilia-Romagna il 2013 dovrebbe chiudersi con un calo del Pil dell’1,6 per cento, mentre per il 2014 è atteso un +0,9 per cento: numeri leggermente migliori rispetto all’Italia. Il dato sarebbe ben più negativo se non ci fosse il commercio con l’estero. Sono queste le indicazioni che emergono dall’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2013 sull’industria manifatturiera, realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

La produzione in volume dell’industria in senso stretto dell’Emilia-Romagna è diminuita del 2,7 per cento rispetto all’analogo periodo del 2012, in termini meno accentuati rispetto al trend dei dodici mesi precedenti, segnato da una flessione del 4,6 per cento. La diminuzione produttiva delle piccole e medie imprese emiliano-romagnole è stata determinata da tutte le classi dimensionali, soprattutto quelle piccole fino a 10 dipendenti.

Le maggiori difficoltà hanno interessato le industrie dei metalli, che comprendono larghi strati della subfornitura meccanica (-4,6 per cento). La maggiore tenuta ha riguardato e industrie alimentari (-1,1 per cento) e meccaniche, elettriche e mezzi di trasporto (-1,7 per cento). Il sistema moda e le industrie del legno e mobili hanno segnato i miglioramenti più consistenti, pari a più di quattro punti percentuali.

Il fatturato ha subìto una flessione del 2,9 per cento rispetto all’analogo periodo del 2012. Negativi gli andamenti settoriali, ma meno accentuati rispetto all’evoluzione media dei dodici mesi precedenti. L’andamento più deludente, in linea con la produzione, è stato rilevato nelle industrie dei metalli (-5,4 per cento). Il calo delle vendite più contenuto ha riguardato le industrie alimentari (-0,5 per cento). Dello stesso tenore di produzione e fatturato, è la domanda, apparsa tendenzialmente in diminuzione del 3,3 per cento.

Nel secondo trimestre del 2013, secondo dati Istat, le esportazioni sono aumentate del 3,6 per cento, mentre in Italia sono rimaste sullo stesso valore dell’anno precedente. L’export sale in tutti i settori, solo i mezzi di trasporto registrano una modesta diminuzione. Bene gli alimentari e l’industria dei metalli. L’export emiliano-romagnolo tiene sul mercato tedesco, perde qualcosa su quello francese, cresce su quello statunitense e, soprattutto, su quello inglese. Bene la Cina e il Brasile, crescita anche in Russia e in Turchia, mentre diminuiscono le esportazioni verso l’India.

Le imprese manifatturiere attive in Emilia-Romagna sono circa 47mila, nell’ultimo anno sono diminuite del 2,3 per cento, la stessa variazione registrata a livello nazionale.

Il credito in Emilia-Romagna, secondo l’analisi del Servizio Studi di Intesa Sanpaolo, è rimasto debole anche nei mesi estivi. Il complesso dei prestiti a famiglie e imprese della Regione ha segnato una riduzione del 3,2 per cento a luglio 2013 (ultimo dato disponibile), in sintonia col dato nazionale e con quello di inizio anno. L’andamento continua a risentire della debolezza dei prestiti alle imprese che a luglio hanno registrato una contrazione del 4,4 per cento, poco diversa da quella media del I semestre (-4,1 per cento). L’evoluzione dei prestiti alle imprese della regione non si discosta dalla tendenza nazionale: -4,1 per cento medio nei primi sette mesi sia per l’Emilia-Romagna, sia per il sistema Italia.

I prestiti alle famiglie hanno continuato a mostrare un calo più moderato: -0,5 per cento medio nei primi sette mesi del 2013. I prestiti alle famiglie dell’Emilia-Romagna dall’ottobre 2012 continuano a mostrare un calo più contenuto della media nazionale (-1 per cento). Nei mesi estivi in regione si sono osservati segni di miglioramento.

A livello provinciale per i prestiti alle imprese il quadro resta caratterizzato da evidente fragilità. Tutte le province sono chiaramente in negativo a luglio 2013. Più in dettaglio, in due casi Parma (-8 per cento) e Reggio Emilia (-9 per cento) si osservano prestiti alle imprese in forte flessione. Piacenza, Modena, Forlì-Cesena mostrano una contrazione tra -4 e -5 per cento. Quattro province (Ferrara, Bologna, Ravenna, Rimini) registrano un calo più contenuto, tra -2% circa e -3 per cento. Nei prestiti alle famiglie, si notano alcuni segni di timido recupero, benché non generalizzati. Quattro province sono marginalmente in positivo (Ravenna, Forlì-Cesena, Modena, Bologna). All’opposto, Piacenza resta la provincia più debole, con un calo significativo (-3,3 per cento). Le altre province si posizionano tra il -0,4 per cento di Ferrara e Parma e il -1,8 per cento di Reggio Emilia.

A questi numeri si aggiunge l’incessante deterioramento della qualità dei prestiti bancari. Il tasso di ingresso in sofferenza delle imprese si è posizionato a marzo 2013 poco sotto il 3,7 per cento nella regione, dopo l’impennata a 3,5 per cento nell’ultimo trimestre 2012. Il deterioramento della qualità del credito alle imprese ha trainato l’aumento del tasso di decadimento del complesso della clientela bancaria, che ha sfiorato il 3 per cento a marzo 2013 (dato relativo al settore non finanziario dell’Emilia-Romagna).

«L’economia regionale è ancora in territorio negativo», dichiara il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Maurizio Marchesini, «e fatica a invertire la tendenza. Nella prima metà del 2013 si è registrato un ulteriore calo della produzione, mentre le vendite hanno mostrato una leggera crescita, ancora una volta interamente imputabile alla domanda estera. In particolare preoccupano l’andamento della domanda interna, i consumi e gli investimenti, l’edilizia che non dà segni di ripresa e gli effetti negativi sull’occupazione, specie quella giovanile».

Le prospettive sino a fine anno, rilevate da Confindustria Emilia-Romagna con la propria indagine semestrale su circa 800 imprese con 80 mila addetti e 23 miliardi di euro di fatturato, indicano segnali di minor pessimismo rispetto all’inizio del 2013, specie rispetto alla produzione e agli ordini. Il 28 per cento degli imprenditori si aspetta un aumento della produzione nella seconda metà dell’anno, il 51 per cento una stazionarietà e il 21 per cento una riduzione dei livelli produttivi. Il saldo ottimisti-pessimisti è di +7, in miglioramento rispetto ai +2,7 punti di inizio 2013.