Torna a scendere la fiducia delle imprese ad ottobre

impreserecessioneTorna a scendere, dopo tre rialzi consecutivi, la fiducia delle imprese a ottobre. L’indice calcolato dall’Istat si è attestato a 79,3 da 82,8 di settembre. L’andamento dell’indice complessivo rispecchia il peggioramento della fiducia delle imprese del commercio al dettaglio e dei servizi di mercato; risulta invece in aumento la fiducia delle imprese manifatturiere e di costruzione.

Sul ribasso pesano i peggioramenti subiti nel commercio al dettaglio e nei servizi di mercato, mentre il comparto manifatturiero raggiunge il livello più alto dopo agosto 2011. Migliora invece il clima nel manifatturiero e nelle costruzioni, anche se le attese sull’occupazione peggiorano. Ad ottobre era già risultata in diminuzione anche la fiducia dei consumatori.

Unioncamere: saldo imprese +13mila, dato peggiore da 10 anni

Il saldo tra aperture e chiusure di imprese nel terzo trimestre è stato pari a +12.934 unità ed è il più basso della serie degli ultimi dieci anni. E’ quanto emerge dall’indagine Unioncamere. A determinarlo 76.942 iscrizioni di nuove imprese (+1.923 rispetto allo stesso trimestre 2012) e 64.008 cessazioni di esistenti (+3.498 unità sull’anno scorso).

Unioncamere: dall’inizio dell’anno 100mila imprese under-35

Dall’inizio dell’anno, un ‘esercito’ di italiani under-35 ha deciso di tentare la carta dell’impresa scegliendo di mettersi ‘in proprio’. Delle quasi 300mila imprese (296.008) nate tra gennaio e la fine di settembre, infatti, oltre 100mila (100.321, il 33,9%) hanno alla guida uno o più giovani con meno di 35 anni. A fotografarle è Unioncamere.

La foto sull’imprenditoria giovanile, presentata in occasione della 138ma assemblea di Unioncamere in corso a Genova, evidenzia inoltre che la culla di questa vitalità imprenditoriale è il Sud, dove ha sede il 38,5% delle nuove imprese giovanili nate tra gennaio e settembre, con quasi 40mila (38.608 per l’esattezza) attività aperte in nove mesi.

I settori in cui i giovani sembrano individuare le maggiori possibilità di successo sono quelli del commercio (dove opera il 20,5% delle neo-imprese giovanili), delle costruzioni (9,4%) e dei servizi di ristorazione (5,6%). Nella grande maggioranza dei casi (il 76,8%) si tratta di imprese individuali, la forma più semplice, ma anche la più fragile, per operare sul mercato; il 15,6% ha scelto invece la forma della società di capitale, più idonea – viene sottolineato – a sostenere progetti di sviluppo anche ambiziosi.

“C’è una generazione di giovani che non si rassegna a lasciare l’Italia per costruirsi un futuro”, afferma il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, “né si arrende al vento della protesta ma si rimbocca le maniche e guarda con coraggio al domani.

“Sono giovani che escono dal mondo della scuola ma anche, spesso per colpa della crisi, dal mondo del lavoro e che hanno trovato la forza di puntare su un’idea e sulle proprie competenze. A questi italiani dobbiamo intanto dire grazie per l’esempio che danno. Ma soprattutto dobbiamo creare le condizioni per aiutarli a realizzare il loro progetto di vita”.

Sottolineando che i dati dicono che sono soprattutto micro e piccole imprese individuali, moltissime delle quali al Sud, Dardanello evidenzia come si tratti di “due condizioni difficili per affermarsi. Per sostenerli abbiamo il dovere di dare loro un Paese più moderno e quindi digitalizzato, più efficiente e perciò più credibile e capace di attrarre intelligenze e investimenti, più meritocratico e dunque più libero e rispettoso delle persone, capace di valorizzare le loro competenze nell’interesse di tutti”.

Da un punto vista territoriale, è Vibo Valentia (con una incidenza del 16,8% di imprese giovanili sul totale) la provincia a maggior tasso imprenditoriale under-35; ultima è invece Trieste (con solo il 7,4%).