Btp Italia, il Tesoro ingrana la quinta

btp-italiaTorna, per la quinta volta, il Btp Italia. Il titolo agganciato all’inflazione italiana, confezionato con un occhio di riguardo alle famiglie e ai risparmiatori privati più in generale. La prima volta risale al marzo 2012, nei mesi successivi alla fase più critica della crisi del debito. Chi ha aderito alla prima offerta — la domanda per questi strumenti è sempre stata molto elevata — ha già incassato tre cedole. Calanti, ebbene sì, perché la recessione ha raffreddato il costo della vita. Ma interessanti per chi è a caccia di protezione. Per ogni 10.000 euro investiti le cedole nette incassate (3 in tutto) ammontano complessivamente a 560 euro. Mentre chi ha sottoscritto la seconda emissione (2 cedole) ha ottenuto finora 437,60 euro di interessi (sempre su 10.000 euro).

Partenza

Da domani, 5 novembre, il Tesoro si cimenta con la quinta emissione, la cui scadenza è fissata al 12 novembre 2017. Entro oggi verrà comunicata la cedola minima fissa garantita, che dovrebbe collocarsi tra il 2,15% e il 2,25%. La vera novità del collocamento attuale sta nella tempistica della sottoscrizione, che è certa solo per il primo giorno e per la metà del secondo. Se la domanda complessiva fosse ritenuta particolarmente alta non si può escludere una chiusura anticipata. Un’eventualità per nulla remota: se si eccettua la seconda emissione, quella del giugno 2012, la domanda di Btp Italia è sempre stata molto elevata. L’ultimo collocamento, aprile scorso, è stato chiuso in anticipo.

Perché questo Btp piace tanto agli investitori? È attaccato all’inflazione di casa, oggi al lumicino (tasso di crescita attuale 0,9% su base annua, un anno fa eravamo al 3% circa) ma storicamente spesso più elevata della media europea. Il meccanismo di restituzione dell’inflazione maturata si attiva ogni sei mesi, così l’accredito con cadenza semestrale è superiore al valore fisso della cedola. L’unico caso in cui corrisponderà al solo flusso cedolare stabilito dal Tesoro è quello di un andamento negativo dell’inflazione (una diminuzione del costo delle vita) nel corso del semestre. L’emittente, infatti, ha stabilito che, comunque vada, la cedola annunciata verrà pagata. Se tra la data di rimborso e quella di collocamento, il costo della vita dovesse diminuire, il capitale investito verrà interamente restituito. E in questo caso il valore di rimborso sarebbe identico a quello versato all’atto della sottoscrizione. Infatti, dal momento che il prezzo di collocamento è pari a 100, il valore di rimborso, in assenza di inflazione o in caso di inflazione negativa, sarebbe pure pari a 100. E nessuna imposta verrebbe applicata per assenza di guadagno in conto capitale, in quanto di due valori coincidono. Si saranno però pagate le tasse (12,5%) sulle cedole fisse semestrali. Il confrontoimmediato è con l’analoga emissione indicizzata all’inflazione d’area euro, il Btpei. La differenza fondamentale è che quest’ultima, presente sul mercato da più anni, rimborsa l’inflazione maturata alla fine della corsa, all’atto del rimborso del titolo. L’aspetto positivo è che il capitale, alla scadenza, aumenterà rispetto a quello inizialmente investito, se il costo della vita sarà salito. Quindi la rivalutazione viene calcolata tutta in una volta e non poco alla volta, come accade per il Btp Italia. Ne consegue che il Btp Italia meglio si adatta a chi desidera incassare somme medio alte in tempi ravvicinati. Il Btpei, invece, interessa di più a chi voglia spostare nel tempo il valore del capitale investito. La possibilità di scegliere tra due strumenti simili consente di applicare la strategia di diversificazione in misura ancor più accentuata.

Alternativa

Inserire i due titoli in portafoglio aiuta a costruire un protezione del capitale in un prospettiva di medio periodo. Al momento, appare improbabile che il tasso d’inflazione salga velocemente, ma nell’arco dei prossimi quattro-cinque anni il fatto che il costo della vita possa riprendere ad aumentare sia in Italia, sia in area euro non è affatto da escludere. Perché l’ipotesi che le economie d’area euro, italiana compresa, possano migliorare porta con sé la variabile dell’incremento dei prezzi al consumo. Strategia È sempre opportuno evitare di esporsi in misura troppo elevata al solo Tesoro italiano. Nell’ambito della politica di portafoglio, sarebbe quindi consigliabile limitare la presenza di titoli di Stato a un livello massimo del 25% del patrimonio. Comprendendo in questa quota le diverse tipologie di emissioni, all’interno delle quali si trovano anche i due Btp indicizzati. Accomunati, è bene ricordarlo, da due caratteristiche importanti: il riferimento è all’inflazione, o italiana o d’area euro, al netto della componente tabacco e l’importo minimo sottoscrivibile è di mille euro.

Fonte: Corriere.it