Confindustria: per l’ economia è in atto un’ inversione di marcia

squinziIl piccolo colpo di coda della recessione nel terzo trimestre lascia intatte le prospettive di ripartenza dell’economia italiana; l’inversione di marcia è in atto. Ma l’euro più forte dell’atteso, la minaccia di deflazione e la restrizione del credito, appena attenuata dal parziale pagamento degli arretrati della PA, mettono a rischio le già modeste previsioni di crescita del 2014. La legge di stabilità presentata dal Governo fa molto poco per rimettere al centro l’industria e rilanciare lo sviluppo. Dal passaggio parlamentare può perfino uscire indebolita, come ha correttamente sottolineato anche la Commissione europea, in quello che dovrebbe essere uno dei capisaldi della politica economica per il Paese: taglio del cuneo fiscale a beneficio delle im-prese manifatturiere, oltre che dei lavoratori. Senza questa chiave di volta è vano attendersi rapidi progressi nel ritmo di marcia del PIL e, quindi, nella creazione di occupazione. La quale peggiora più in fretta di quel che era temuto e che le statistiche provvisorie lasciavano intravedere. Chi ha imboccato con più decisione la dura strada delle riforme (Irlanda, Portogallo, Spagna) sta raccogliendo i primi frutti. Ciò non toglie il fatto che le regole di governo che l’Euroarea sta seguendo nel complesso siano depressive, perché il riequilibrio dei conti tra paesi avviene ridimensionando l’import di chi è in deficit più che aumentando quello di chi è in surplus, cioè ha un eccesso di risparmio. La politica monetaria più aggressiva della BCE aiuta ma non può essere riso-lutiva, finché permane la frammentazione dei mercati bancari; tassi pagati dalle imprese così diversi dicono che la moneta unica non è di fatto tale. Per chiudere questo gap distruttivo è indispensabile procedere spedita-mente e compiutamente verso l’unione bancaria. Dal resto del Mondo provengono segnali di rafforzamento della domanda, sostenuta dal traino degli emergenti e della prima economia, gli USA, grazie a un costo del denaro che rimarrà basso.

 

NEL DETAGLIO. In Italia frena la contrazione del PIL nel 3° trimestre (-0,1%, dal -0,3% nel 2°) e il livello si attesta a -9,1% dal picco di 6 anni prima. L’acquisito per il 2013 è di -1,9%. L’avvio del recupero si intravede nell’anticipatore O-CSE, che precorre il ciclo di 6/9 mesi: migliorato in set-tembre per il 13° mese di fila (a 100,9, +0,22% su ago-sto), segnala l’inversione di marcia nel trimestre attuale.

La produzione industriale sale dello 0,3% in ottobre (stime CSC), dopo il +0,2% di settembre. La variazione congiunturale acquisita nel 4° trimestre è +0,5%. L’ulteriore miglioramento dei giudizi sugli ordini (saldo a -27, +17 punti da maggio) è coerente con nuovi incre-menti nei prossimi mesi, sostenuti soprattutto dalla do-manda estera. Il PMI dei servizi in ottobre ha indicato il 2° aumento consecutivo di attività (50,5 da 52,7) e ordini (50,7 da 52,9), seppure inferiore a quello di settembre.

In agosto il volume dell’export mondiale ha consolidato, con un +0,1% mensile, il netto guadagno di luglio (+1,0%); è salito l’export dei paesi avanzati (+0,5%) e si è ridotto quello degli emergenti (-0,3%). A ottobre il PMI ordini esteri si è ulteriormente rafforzato (52,1 da 50,9 in settembre), raggiungendo il valore più elevato dal mar-zo 2011. I segnali di più forte crescita degli ordini esteri provengono dall’Area euro, dai paesi NAFTA e dall’Asia.

A settembre il volume delle esportazioni italiane è cre-sciuto dello 0,7% su agosto, determinando un piccolo incremento nel 3° trimestre (+0,1%), minore di quello mo-desto del 2° (+0,4% sul 1°). Da gennaio 2013 il PMI ordi-ni esteri per l’Italia si trova in territorio espansivo; a otto-bre si è mantenuto sul livello di settembre (55,5), il più elevato dall’aprile 2011.

Il calo degli occupati in Italia non si è ancora esaurito, ma si sta attenuando. In settembre sono diminuiti di 80mila unità (-0,4% su agosto). Sulla base dei dati rivisti dall’ISTAT, ciò porta la riduzione nel 3° trimestre a quota 103mila (-0,2% sul 2°, da -0,7% e -0,5% nei primi due trimestri dell’anno).

Stabile il ricorso alla CIG che, secondo le stime del CSC, ha assorbito in ottobre circa 300mila unità di lavoro equi-valenti, un livello simile a quello di fine 2011.

I disoccupati in Italia sono saliti in settembre al 12,5% della forza lavoro, nuovo massimo storico. Il tasso di di-soccupazione è cresciuto anche in Francia (11,1%, +0,1 punti sul mese precedente). Fermo in Spagna, ma su livelli elevatissimi (26,6%). In discesa solo in Germania (5,2%, -0,1 punti), dopo essere rimasto stabile per quat-tro mesi. Nella media dell’Eurozona è invariato al 12,2%.

Il PIL dell’Area euro ha registrato un +0,1% congiuntu-rale nel 3° trimestre, in rallentamento rispetto al +0,3% del 2°. Decelera la Germania (+0,3%, da +0,7%); torna ad arretrare la Francia (-0,1% da +0,5%).

In ottobre, gli indici PMI hanno segnalato un’ulteriore moderata espansione dell’attività, sia nel manifatturiero, in leggera accelerazione (51,3 da 51,1), sia, ma in frena-ta, nei servizi (51,6 da 52,2). Migliora ancora (di 0,9 pun-ti) il sentimento economico. La bassa inflazione contri-buisce a compensare l’erosione di redditi, dovuta alla debolezza del mercato del lavoro.

Sotto i riflettori il rischio che tornino ad ampliarsi gli squi-libri all’interno dell’area. Parte della riduzione dei defi-cit esteri è stata ottenuta con la riduzione dell’import, il cui recupero beneficerebbe anche i prodotti tedeschi. La Germania vedrebbe così salire il già enorme attivo di conto corrente, che è stato di oltre il 6% del PIL dal 2007 e vicino al 7% nel 2013.

Migliorano i PIGS. Nel 3° trimestre 2013 la Spagna è uscita dalla recessione (+0,1% il PIL) e il Portogallo ha confermato la ripresa iniziata nel 2° (+0,2%, dopo un +1,1%). Anche per l’Irlanda gli indicatori congiunturali segnalano una continuazione della crescita, dopo il +0,4% nel 2°. In Grecia prosegue la caduta dei livelli di attività, ma a ritmo più basso: nella media del 2013 il PIL è atteso scendere del 4,0%, comunque meglio del -5,6% annuo registrato nel 1° trimestre.

Al di là di alcune fluttuazioni mensili, è in risalita il senti-mento economico, sebbene rimanga ancora al di sotto della media di lungo periodo. In Irlanda è tornato positivo il saldo delle risposte sulla fiducia dei consumatori, per la prima volta da aprile 2006.

Sostengono la ripresa il miglioramento dei conti pubblici e la bassa dinamica dei prezzi: appena sopra lo zero in Spagna e Portogallo, nulla in Irlanda e negativa in Gre-cia.

Si è riacceso il dibattito sul rischio deflazione. La dinami-ca dei prezzi al consumo in Italia è in netta flessione: +0,8% annuo in ottobre, da +3,8% a marzo 2012 (indice IPCA). In Eurolandia (+0,7%, da +2,7%) è ben sotto la soglia BCE (+2,0%). Gli energetici (-3,5% in ottobre in Italia, da +15,4%) spiegano parte del calo, ma anche la core (tolti energia e alimentari) è all’1,3% (da +2,5%).

Aspettative delle famiglie di ribassi dei prezzi possono indurre un rinvio di consumi durevoli, frenando la ripresa. Fino a settembre in Italia le attese erano di prezzi in calo. In ottobre sono salite per il rialzo dell’IVA al 22%, dal 21%, ma restano molto basse. In Germania e nell’Area euro le attese sono più lontane dal rischio di deflazione.

L’euro forte rende meno costose in Eurolandia le com-modity quotate in dollari: il prezzo del petrolio Brent regi-stra un +3,7% in dollari a novembre dal minimo di aprile, in euro segna un +0,3%. Meno lento l’aumento dei prezzi in USA: +1,0% annuo a ottobre; pure la core viaggia a ritmi più elevati (+1,7%).

I prestiti alle imprese italiane sono calati ancora a set-tembre: -0,8%, destagionalizzato. La contrazione dura da 2 anni: -8,8% dal settembre 2011 (-81 miliardi). In ottobre il 16,0% delle imprese manifatturiere non ha ottenuto il credito richiesto (6,9% nella prima metà 2011; indagine ISTAT). Il costo del denaro è alto: 3,6% a settembre con spread di 3,3 punti sull’Euribor a 3 mesi (0,6 nel 2007).

Le condizioni di offerta sono state strette nel 3° trime-stre alla stessa intensità del 2°. Il fabbisogno finanziario delle imprese cresce, nonostante il calo degli investimen-ti: nel 2° semestre 2013 il 25,6% delle aziende industriali lo indica in aumento, il 10,9% in calo (Banca d’Italia).

Il pagamento dei debiti commerciali PA, partito in ago-sto, è arrivato a 13,8 miliardi in ottobre. Il 10% è utilizzato per accrescere la liquidità (indagine Banca d’Italia), risa-lita dai minimi ma scarsa: 16 il saldo in ottobre, 5 in aprile (32 nel 2007, indagine ISTAT). Il 19% per ridurre i prestiti bancari, spiegando parte (2,6 miliardi) del loro calo. Il 48% per pagare arretrati su stipendi, fornitori e tasse.

Si è riacceso il dibattito sul rischio deflazione. La dinami-ca dei prezzi al consumo in Italia è in netta flessione: +0,8% annuo in ottobre, da +3,8% a marzo 2012 (indice IPCA). In Eurolandia (+0,7%, da +2,7%) è ben sotto la soglia BCE (+2,0%). Gli energetici (-3,5% in ottobre in Italia, da +15,4%) spiegano parte del calo, ma anche la core (tolti energia e alimentari) è all’1,3% (da +2,5%).

Aspettative delle famiglie di ribassi dei prezzi possono indurre un rinvio di consumi durevoli, frenando la ripresa. Fino a settembre in Italia le attese erano di prezzi in calo. In ottobre sono salite per il rialzo dell’IVA al 22%, dal 21%, ma restano molto basse. In Germania e nell’Area euro le attese sono più lontane dal rischio di deflazione.

L’euro forte rende meno costose in Eurolandia le com-modity quotate in dollari: il prezzo del petrolio Brent regi-stra un +3,7% in dollari a novembre dal minimo di aprile, in euro segna un +0,3%. Meno lento l’aumento dei prezzi in USA: +1,0% annuo a ottobre; pure la core viaggia a ritmi più elevati (+1,7%).

Il cambio è stretto tra mosse BCE e FED: in ottobre la mancata frenata nella creazione di liquidità USA ha in-debolito il dollaro; il taglio dei tassi BCE a novembre (0,25%, da 0,50%) va in senso opposto. L’euro è salito a 1,38 dollari in ottobre (1,28 a luglio, +7,8%), tornando a 1,35 a novembre, ma la tendenza è al rafforzamento.

L’apprezzamento è anche verso altre valute: l’euro è ai massimi da luglio 2011 in termini di cambio effettivo nominale. Ciò rischia di restringere la via maestra per il rilancio della crescita nei periferici, ossia l’export trainato dalla domanda mondiale. La forza dell’euro sta minando i faticosi guadagni di competitività degli ultimi anni e si scarica anche sui margini delle imprese, già ai minimi.

Il livello di equilibrio del cambio differisce tra i paesi membri: 1,33 dollari in media, Italia 1,19 e Germania 1,53 (stime Morgan Stanley). L’effetto euro sulla crescita è forte: un +7,8% sullo US$ riduce il PIL italiano di 0,5% nel 1° anno, 0,8% nel 2° e 0,9% nel 3° (stime CSC). Nell’Euroarea l’apprezzamento del cambio effettivo del +8% equivale a un aumento di 2 punti dei tassi.

L’indice anticipatore OCSE segnala in settembre un consolidamento della crescita nel Regno Unito (+0,2%) e in Giappone (+0,1%).

Dopo il +0,8% del PIL nel 3° trimestre, la ripresa nel Re-gno Unito continua a ritmo sostenuto, trainata da servizi (in ottobre PMI a 62,5 da 60,3) e costruzioni (PMI a 59,4 da 58,9). Prosegue l’espansione anche nel manifatturiero (PMI a 56,0), mentre calano le vendite al dettaglio (-0,8%). Seppur sostenuti dalla ripresa dell’occupazione, i consumi rimangono frenati da una dinamica retributiva (+0,7% annuo nel 3° trimestre) ancora ben al di sotto dell’inflazione (+2,9%, +2,2% in ottobre).

In Giappone la crescita sta accelerando. In ottobre il PMI manifatturiero è salito a 54,2, massimo da 41 mesi. L’espansione è sostenuta dall’anticipo dei consumi in vista dell’aumento delle imposte indirette, da 5% a 8%, in aprile 2014. La contemporanea diminuzione della tassa-zione sui redditi di impresa sosterrà investimenti e lavoro.

Nel 3° trimestre 2013 il PIL USA è cresciuto più del previ-sto (+2,8% annualizzato), grazie al contributo di scorte (+0,8%) ed esportazioni nette (+0,3%); frenano i consumi (+1,5%) per i quali, però, restano buone le prospettive. In aumento, infatti, la capacità di spesa delle famiglie, gra-zie in particolare al ridimensionamento del loro debito e al calo degli esborsi per interessi, anche per la ristruttura-zione di molti mutui a tassi più bassi.

Nonostante incrementi salariali moderati e un peso fisca-le più elevato, il reddito disponibile è sostenuto dal calo dei prezzi della benzina (-11,3% da fine luglio) e dai bas-si tassi di interesse. In aumento sia la ricchezza finanzia-ria (+24,9% lo S&P 500 da inizio anno) sia quella immo-biliare (+12,8% annuo l’indice Case-Shiller in ottobre).

L’indecisione della politica e la lentezza della ripresa dell’occupazione, anche se cresciuta più del previsto in ottobre (+204mila posti non agricoli), potrebbero far au-mentare il risparmio, già salito da 4,4% del reddito di-sponibile in giugno a 4,9% in settembre.

Il PMI composito dei paesi emergenti ha segnato in otto-bre l’espansione dell’attività più forte da sette mesi (51,7), sotto la media di lungo periodo (54), ma ben al di sopra di quella del 3° trimestre (50,3).

Tra i BRIC l’India resta in area di contrazione per il 4° mese consecutivo (47,1 il PMI dei servizi in ottobre, 49,6 quello manifatturiero). In settembre la crescita della pro-duzione (+2,0% annuo, da +0,4%) è stata comunque in-feriore alle attese. Il PMI manifatturiero ha indicato, dopo tre contrazioni consecutive, espansione in Brasile (50,2) e in Russia (51,8).

In Cina congiuntura rassicurante in ottobre: PMI manifat-turiero (50,9) e composito (51,8) ai massimi da 7 mesi; l’output industriale è salito del 10,3% annuo (da +10,2%); le vendite reali al dettaglio dell’11,2% (come in settem-bre) e l’export del 5,6% (da -0,3%). L’inflazione è salita al massimo da 8 mesi (+3,2%) e non si ferma la corsa dei prezzi delle case (+9,6%, da +9,1%).