Il 52% delle famiglie ha tagliato i consumi

crisiconsumiLungo la via Emilia le famiglie stringono sempre di più la cinghia perché il loro potere d’acquisto è sceso sotto il livello del 1990. Negli ultimi anni oltre la metà è stata costretta a ridurre le spese, nel tentativo di fronteggiare la crisi. Una percentuale che sfiora il 70% per quelle famiglie con un reddito mensile inferiore ai 1.200 euro o in cui uno dei coniugi ha perso il lavoro.

 

A raccontare la sofferta spending review deegli emiliani è il centro studi Nomisma, che ieri ha presentato la sua indagine nel corso dell’assemblea regionale di Confesercenti, il cui presidente regionale Roberto Manzoni denuncia senza mezzi termini un «calo speventoso» dello shopping. Passando dalle percentuali ai numeri assoluti, il risultato non cambia: l’anno scorso la spesa media mensile delle famiglie è scesa a 2.834 euro. Rispetto al 2010, si sono persi per strada oltre 56 euro di acquisti, anche se gli emiliani spendono leggermente più della media nazionale (ferma a 2.419 euro). Se a questi cali si aggiunge l’inflazione, che alleggerisce il portafoglio, i campanelli d’allarme rischiano di diventare assordanti. Oltre a spendere meno, le famiglie lo fanno in maniera diversa. Nel dimenticatoio finiscono soprattutto le spese non alimentari – abbigliamento, viaggi e cellulari – nel tentativo, non certo agevole, di ridurre il meno possibile il proprio benessere casalingo.

In generale, una famiglia su tre nell’ultimo biennio ha ridotto gli acquisti. Una su quattro compra solo in promozione oppure, prima di metter mano al portafoglio, controlla attentamente volantini e brochure che promettono sconti sui prodotti. Chi è più in difficoltà ha invece ridotto all’osso gli acquisti, entrando nei negozi sono per comprare l’essenziale, scegliendo spesso le manche più economiche. Tolte vacanze e boutique, tra le prime voci di spesa che saltano ci sono smartphone, tablet e gli altri prodotti tecnologici. In calo anche spese sanitarie, mobili elettrodomestici. A soffrire sono poi i consumi alimentari fuori casa, ennesimo termometro del patrimonio domestico: per una famiglia su dieci, fuori dai budget sono finiti negli ultimi anni bar, ristoranti e pizzerie. A colpire sono anche i modi con cui le famiglie emiliane hanno sostenuto i consumi: l’11% è ricorso a finanziamenti o ha contratto debiti,il 28% ha messo mano ai propri risparmi, mentre il 27% ammette di non riuscire a far fronte alle spese impreviste. Le preoccupazioni degli emiliani? Il lavoro che non c’è, le tasse troppo alte, gli stipendi al palo da anni e il clima politico di perenne incertezza. Ma le soluzioni adottate finora dal governo Letta non sembrano convincere le famiglie. Uno stimolo ai consumi, rispondono in molti, potrebbe arrivare solo da un aumento in busta paga di almeno 75 euro netti a mese

 

Fonte: Repubblica