Imu, Tares, Trise, Tasi, Tari, Tuc, Tul: le tante facce di una stessa tassa

pressionefiscaleEvidentemente alla bouvette del Senato non si mangia cibo da supermercato. Fatto sta che il senatore Antonio D’Alì, primo firmatario dell’emendamento che vorrebbe al posto della Tares la Tuc, ha spiegato a Un giorno da pecora che non sapeva dell’esistenza di un cracker con lo stesso nome della “sua” tassa. “E allora visto che non è stata ancora approvata possiamo cambiare il nome. Potremmo chiamarla Tul, Tributo unico locale. Vi Piace?”.

Forse il nome Tul anziché Tuc farà meno ridere, ma il quid resta: altro giro, altra tassa. Sempre sulla casa e sui rifiuti. In pratica, come spiega il Corriere della Sera, sempre di service tax si tratta.

“Tarsu, Tares, Trise, Tasi, Tari, Tuc, Tul. E non è detto che sia finita qui. I Comuni, si diceva, barcollano sull’orlo di una crisi di nervi. Alcuni non sono riusciti nemmeno ad attrezzarsi per passare dalla Tarsu alla Tares. In loro soccorso è arrivata la legge 28 ottobre 2013, numero 124: quest’anno potranno continuare a far pagare la Tarsu salvo compensare con la fiscalità generale eventuali costi del servizio che restano scoperti”.

In pratica le tante, troppe tasse ribattezzate e ritarate hanno portato a una situazione che ha quasi del paradossale: “Avremo a distanza di pochi chilometri famiglie che pagano la Tares e altre che pagano la Tarsu. Quante sono le amministrazioni che si tengono stretta la Tarsu? Non si sa. Di certo si tratterà di una quota di quelle che ancora non hanno chiuso il bilancio previsionale del 2013. Tra queste anche Roma. Che però farà pagare la Tares”.