Boom di famiglie povere, top dal 1997 Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo

povertaLa povertà assoluta colpisce invece il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). Nel corso degli anni, la condizione di povertà è peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, in cui convivono più generazioni. Fra queste ultime una famiglia su tre è relativamente povera e una su cinque lo è in senso assoluto.

Le famiglie con tre o più minori risultano relativamente povere nel 17,1% dei casi, con un balzo in avanti di circa 6 punti percentuali solo tra il 2011 e il 2012. Un minore ogni cinque vive in una famiglia in condizione di povertà relativa e uno ogni dieci in una famiglia in condizione di povertà assoluta.

NASCITE – Dati negativi anche sul fronte delle nascite che stanno lentamente calando. Nel 2012 i nati della popolazione residente sono poco più di 534mila (547mila del 2011 e 562mila del 2010). Più di un bambino su quattro (28,3%) è nato fuori del matrimonio, quasi il triplo rispetto al 2000 (10,2%).

Continua ad aumentare l’aspettativa di vita della popolazione italiana, che nel 2011 si attesta a 79,4 anni per gli uomini e a 84,5 per le donne (stessi valori registrati per il 2010), con un guadagno rispettivamente di circa nove e sette anni in confronto a trent’anni prima. Il trend è crescente anche per le persone in età avanzata: un uomo di 65 anni può aspettarsi di vivere altri 18,4 anni e una donna altri 21,9 anni, un ottantenne altri 8,3 e una ottantenne 10,1 anni. A livello territoriale, l’area del Paese più longeva è quella del Centro nord. I bassi livelli di fecondità, congiuntamente al notevole aumento della sopravvivenza, rendono l’Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo.

Al 1° gennaio 2012 si registrano 148,6 persone over 65 ogni 100 giovani under 14, a metà degli anni Novanta se ne contavano 112. E’ un trend destinato a crescere, secondo le previsioni, nel 2050 ci saranno 263 anziani ogni 100 giovani.

Negativo per le nascite anche il 2013 che è stato l’anno delle ‘culle vuote’ in Italia: 62 neonati in meno al giorno rispetto al 2012. Il dato è il più basso dal 1980. Con qualche differenza geografica: i capoluoghi tengono meglio rispetto alla provincia. E per quanto riguarda le grandi città Roma si espande, Milano recupera, Firenze è stabile. Mentre, a sorpresa, la fiducia arriva dalle zone terremotate dell’Emilia dove c’è stato, sebbene solo in alcuni Comuni colpiti, un incremento di natalità. Un “segno benaugurante di speranza”, secondo il pediatra Italo Farnetani che traccia il quadro delle nascite 2013 elaborando per l’Adnkronos Salute i dati provvisori Istat dei primi sette mesi di quest’anno.

LAVORO – Dal Rapporto Istat sulla coesione sociale emerge che i disoccupati sono 2 milioni 744mila, 636mila in più rispetto al 2011, e il tasso di disoccupazione nel 2012 ha raggiunto il 10,7%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2011 (4% in più rispetto al 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 35%, con un balzo in avanti rispetto al 2011 di oltre 6 punti percentuali (14 punti dal 2008).

Il lavoro dipendente del settore privato conta nel 2013 circa 11 milioni 963mila occupati, in diminuzione rispetto agli oltre 12 milioni dell’anno precedente, anche se il 2013 è da considerarsi provvisorio in quanto riferito alla media dei soli primi sei mesi. Rispetto al tipo di contratto calano i dipendenti a tempo indeterminato che nel 2013 rispetto all’anno precedente scendono dell’1,3% attestandosi a quota 10.352.343. Il fenomeno ha riguardato soprattutto i lavoratori più giovani (under30) che sono diminuiti del 9,4%.

RETRIBUZIONI – Sempre nel 2012, dice l’Istat, la retribuzione mensile netta è di 1.304 euro per i lavoratori italiani e di 968 euro per gli stranieri. Rispetto al 2011, il salario netto mensile è rimasto quasi stabile per gli italiani (4 euro in più) mentre risulta in calo di 18 euro per gli stranieri, il valore più basso dal 2008.

PENSIONI – Quasi un pensionato su due (46,3%) ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 38,6% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, solo il 15,1% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro.

FORMAZIONE – Negli ultimi anni si è ridotta la capacità dell’università di attrarre giovani. Il tasso di passaggio (ovvero il rapporto percentuale tra immatricolati all’università e diplomati di scuola secondaria superiore dell’anno scolastico precedente) è sceso al 58,2% nell’anno accademico 2011/2012 dal 73% del 2003/2004, anno di avvio della Riforma dei cicli accademici.

Nel 2012 sono il 37,8% i giovani 18-24enni che hanno conseguito al massimo la licenza media e non stanno seguendo alcun corso di formazione (25,8% nel Mezzogiorno). Fra questi, quasi uno su quattro sta cercando attivamente un lavoro mentre il 38,5% risulta inattivo (49,1% nel Mezzogiorno). Nel 2012 hanno abbandonato gli studi 758mila giovani tra i 18 e i 24 anni.